L’impatto del delitto di Perugia sull’immagine dell’Italia nel mondo. Alcuni dati di MonItalyTM

Meredith: Amanda Knox su twitter, siamo innocenti

L’immagine dell’Italia è stata pesantemente coinvolta dalle vicende giudiziarie legate all’assassinio di Meredith Kercher, e dal successivo balletto di condanne, assoluzioni e condanne. L’impatto negativo si è concentrato nei paesi anglosassoni, ma con differenze significative tra il paese dell’imputata e quello della vittima.

Queste le indicazioni di una analisi effettuata con MonItalyTM su oltre 6.700 testate di 20 paesi strategici e sul web di 12 aree linguistiche. I paesi sono: USA, Gran Bretagna, Francia, Spagna, Germania, Polonia, Svezia, Russia, Ucraina, Turchia, Egitto, Cina, India, Giappone, Australia, Canada, Messico, Brasile, Argentina, Cile. Le aree linguistiche: inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, polacco, russo, svedese, turco, arabo, cinese semplificato, giapponese. Tra il gennaio 2009 e il febbraio 2014 abbiamo raccolto tutti gli articoli e i post (compresi i social media) con l’Italia come argomento principale o secondario, e contenenti parole chiave relative alla vicenda di Perugia. In tutto 5439 articoli e 11173 post, tweet, ecc.

Prima le cose più ovvie. I picchi di visibilità della vicenda in relazione all’Italia si concentrano a ridosso degli eventi più significativi e delle sentenze. Emergono subito le differenze tra stampa e web. Soprattutto tra i primi due processi e relativi picchi, la stampa mantiene una attenzione relativamente sostenuta. Sul web  i picchi delle citazioni sono invece molto più isolati e evidenti. Come spesso accade, l’attenzione della rete è più discontinua, emotiva, polarizzata e svelta ad esaurirsi. Evidente la progressiva perdita d’interesse, malgrado gli sforzi di PR mediatica di Amanda Knox: la condanna di febbraio fa registrare un modesto sussulto di articoli sulla stampa, e viene quasi ignorata dal web.

FIG. 1 – STAMPA INTERNAZIONALE: ARTT. CHE CITANO L’ITALIA, AMANDA KNOX ECC . GEN 09–FEB 14

stampa-tot

FIG. 2 – WEB 2.0: POST CHE CITANO L’ITALIA, AMANDA KNOX ECC . GEN 09–FEB 14

web-tot

Una seconda ovvietà. Al di fuori dell’Italia, la vicenda Knox-Meredith-Sollecito coinvolge solo USA e Gran Bretagna, le patrie della colpevole più colpevole e della vittima. Quasi nulla negli altri paesi e aree, con la modestissima eccezione della Germania. L’impatto sull’Italia e sulla sua identità si limita a questi due paesi, e basta.

Ma è un impatto notevole, soprattutto negli Usa. Nella settimana cruciale del 3-9 ottobre 2011, gli articoli–stampa che parlano di Amanda Knox sono il 17% di quelli hanno l’Italia come argomento principale. La percentuale sale al 25% (1 su 4!) tra il 29 gennaio e il 4 febbraio di quest’anno. Più discreto l’impatto sull’immagine dell’Italia in Gran Bretagna: 5% nell’ottobre 2011, ma più del doppio a  febbraio 2014. Più indifferente ma pur sempre sensibile all’evento il Web 2.0 in inglese.

FIG. 3 – POST/ARTT. CHE CITANO AMANDA SU TUTTI I POST CHE CITANO L’ITALIA. 3-9  OTT 11 (%)

knox sul totale 3-9 ottobre

FIG. 4 – POST/ARTT CHE CITANO AMANDA SU TUTTI I POST CHE CITANO L’ITALIA. 29 GEN–4 FEB 14 (%)

knox sul totale 29 gen 4 feb ottobre

 

L’analisi semantica dà corpo all’impatto.

La stampa inglese prende risolutamente il punto di vista della vittima e della sua famiglia, per l’appunto inglesi). A Perugia è avvenuto un omicidio (kill), un crimine (crime), in un contesto di promiscuità sessuale (sex, boyfriend) da parte di giovani studenti. Si insiste sulla nazionalità della vittima (British), e soprattutto si evocano gli aspetti giudiziari e processuali (case, court, evidence, conviction, appeal),con un appello esplicito alle procedure della giustizia e ai suoi termini come ricerca metodica della verità (truth). Siamo in pieno registro del discorso giudiziario aristotelico.

FIG. 5 – WORD CLOUD DELLA STAMPA UK (3-9 OTTOBRE 2011)

cloud-uk

Nella stampa americana la prospettiva si capovolge. Ora il punto di vista è quello di un’altra vittima, la presunta colpevole. Scompaiono la violenza, il crimine, il sesso, la ricerca della verità. Niente più parole sgradevoli e disdicevoli che ‘sporcano’ mediaticamente Amanda Knox: ad es. Niente sex, crime, o addirittura truth, mentre evidence e woman perdono posizioni e la vittima vera, la ragazza uccisa, quasi scompare. La dimensione giudiziaria diventa marginale in quanto accertamento della verità, e appare una esercitazione sadica contro una giovane carina, sessualmente libera, e straniera. Prevalgono le proposte di identificazioni affettive (Seattle, home, interview, American, return), cresce family, meraviglia e indigna lo overturn.

Naturalmente di Sollecito non importa niente né al discorso social UK né a quello USA.

FIG. 6 – WORD CLOUD DELLA STAMPA USA (3-9 OTTOBRE 2011)

cloud-usa

Le storyline diverse convergono sulla valutazione negativa delle procedure giudiziarie italiane,  lette perverse in sé e come lo specchio delle negatività di un intero Paese, delle sue pastoie arcaiche, dei suoi valori arretrati e bigotti, della sua sessuofobia e xenofobia. Negli Usa, discretamente ma non troppo, appare negli articoli Berlusconi, il vecchio laido e corrotto, il capo incapace e teatrante: è lui il ponte simbolico tra l’arretratezza del paese, la inconsistenza della sua leadership politica, la sua sessualità degradata, la vecchiaia di una gerontocrazia impaurita dai giovani e dai loro corpi liberi, e dall’altro lato l’arretratezza simmetrica dei suoi tribunali, norme e procedure.

A questo sfondo si agganciano e amplificano i sistemi di stereotipi sull’Italia. La vicenda mobilita le più diffuse componenti negative dell’identità italiana nel mondo, e le moltiplica con l’evidenza dei luoghi comuni: l’Italia paese lontano dalla modernità e dalla ‘normalità’, gestito da istituzioni arretrate e arroganti, incapaci di funzionare, prive di rispetto per i diritti dei cittadini. Un paese al tempo stesso amorale, corrotto e perbenista, impregnato di cattolicesimo sessuofobico, pronto a proiettare sullo ‘straniero’ (l’Americana) e sul giovane (Knox, Sollecito) la propria repressione. Questa l’identità dell’Italia che rende ‘ovvie’ le storyline misurate da MonItalyTM.

Qualche esempio.

Un blog creato appositamente per provare l’innocenza di Amanda si intitola “The Ridiculous Case Against Amanda Knox and Raffaele Sollecito” e la sua headline recita: “A blog looking at the ridiculous case in Italy against two innocent suspects: Amanda Knox and Raffaele Sollecito”. Twitter è ancora più estremo: alcuni tweet postati dopo la condanna di febbraio mostrano bene come stereotipi generici e commenti analitici sulla vicenda di Perugia si rinforzino reciprocamente. Appaiono sulla scena di Amanda Knox i simboli negativi per eccellenza, la mafia e il plurindagato ex-premier Berlusconi.

Il contagio negativo si allarga dal campo giudiziario a quello culturale.  I giudici di Perugia e Firenze non sono che un esempio dell’italiano tipico, sostanzialmente un incapace, o, per dirla con l’Atlantic: «Nobody here’s good at their job ».

Lo stesso vale per i media inglesi, soprattutto dopo il verdetto di innocenza del 2011. La sicurezza sulla colpevolezza di Amanda cede ad altre considerazioni. Svanisce. Come si è potuto accusare con tanta facilità la giovane americana se non c’erano prove sufficienti? E come fanno ora le prove a diventare improvvisamente sufficienti di nuovo? La colpa è chiaramente degli italiani, della loro incompetenza e bigottismo. Scrive il Telegraph:

«…Over the past four years, the Italian legal system has served up a steady diet of salacious, sensational claims about the American’s “demonic” sex life…

…Knox’s father, Curt, has described his daughter’s ordeal as “a failure of the Italian judicial system and … Italy as a whole”, while Knox herself said in her final address to the jury yesterday: “I have never faced so much anger before … I have been in this nightmare and I have never woken from it…”

…As the jury decided last night, behind all the mud-slinging lay a truth that the Italian justice system struggled to accept: the police had simply been wrong… ».

Sul Guardian arriva finalmente l’immancabile mafia. Una giornalista americana scrive che la colpa è dei media italiani, codardi e mafiosi:

«…I learned that journalists in Italy work differently than we do in the US. Perhaps the greatest single systemic inhibition on the Italian press – and on any journalist operating in Italy – has been the pervasiveness of the mafia in economic and political life…

…if the Italian media had been doing a better job and, instead of being compliant and cowed, had questioned Mignini’s narrative, Amanda Knox and RaffaeleSollecito might never have been convicted in the first place…».

Un giornalista che ha vissuto a lungo in Italia elabora sul sito di travel journalism Matador la sintesi negativa compiuta: la vicenda di Perugia rivela l’intreccio fatale tra una presunta tendenza italiana a privilegiare le apparenze e a nascondere problemi e difetti reali, una sorta di superficialità ed ipocrisia innate, e la crisi economica, sociale e politica di un paese tanto bello quanto estraneo ormai alla modernità:

«Americans who travel to Italy have a tendency to idealize it because of its food, its culture, its leisurely pace of life. But they might also keep in mind the occasionally ugly underbelly to that country’s staggeringly beautiful veneer.

Our romanticized visions of the Adriatic peninsula obscure the very real and dire problems in an increasingly dysfunctional yet well-coiffed, well-dressed society that’s failing to combat corruption in government and business, to provide jobs to the one-third of its young people who are unemployed, and to compete with one of its chief commercial rivals, China.

Italy is a wonderful place, blessed with beautiful landscapes, glorious art and history, and of course unrivaled cuisine. But it’s also a land where all too often the pursuit of truth is valued less than the art of making a good outward impression — which makes it not that different from the direction our own Kardashian-obsessed country seems headed. »

Perfetto condensato del modo in cui le debolezze del nostro nation branding hanno tradotto in alcuni paesi per noi strategici la vicenda dell’omicidio di Meredith Kercher.

2 Commenti su L’impatto del delitto di Perugia sull’immagine dell’Italia nel mondo. Alcuni dati di MonItalyTM

  1. Mah, se l’articolo citato alla fine è il “perfetto condensato”, c’è da pensare che sia inutile occuparsi della nostra immagine all’estero. L’autore per avvalorare le sue tesi sull’Italia cita letteralmente “una persona con cui ho parlato”. Accidenti che fonti! Pensa che io negli USA ho parlato con un seguace di Hitler, e uno convinto che Elvis sia ancora vivo. Chiaramente gli Stati Uniti sono un luogo di pazzi scatenati. Del resto, nel fine settimana la NSA ha reso noti i risultati di una sua indagine, secondo cui un quarto degli statunitensi NON SA che la Terra gira intorno al Sole…
    Cari amici di Misurare, veniamo al punto: 5 sentenze sul caso Kercher (incluso il rito abbreviato di Guede) in 6 anni sono un ottimo ritmo per ogni sistema giuridico. Specie su un caso tanto disturbato dai media.
    La stampa britannica invece si lamenta che la polizia italiana avrebbe accusato senza prove? Te la raccomando la stampa britannica, vedi News of the World… Comunque, la 4a sentenza (Cassazione) ha annullato la 3a (assoluzione) proprio perché non aveva tenuto le prove nella giusta considerazione! Quindi in 6 anni: condanna, condanna, assoluzione annullata, condanna. Dov’è l’incorenza? Certo in questi anni a Londra ci sono state cose più importanti, come il posteriore di Pippa Middleton o il colore degli occhi del royal baby.
    Tiro le somme del ragionamento: quando chiedi in un Paese cosa pensano di un altro, verranno sempre fuori gli stereotipi. A prescindere dai fatti. Suggerisco uno studio: in quali casi la discussione all’estero sull’Italia NON è stata inficiata dai soliti luoghi comuni. Sarebbero argomenti interessanti su cui puntare per una corretta percezione della nostra immagine all’estero.

  2. Matteo Borsacchi // 17 febbraio 2014 a 16:13 // Rispondi

    Concordo appieno, ma non credo sarà facile trovare una discussione “pura” come quella che suggerisci. Intanto affiniamo gli strumenti per misurare di volta in volta quali sterotipi infestano la discussione e quanto la distorcono, quali invecchiano e quali invece resistono o crescono, quali paesi o aree linguistiche e quali testate o autori vi fanno più ricorso, quali vengono impiegati più spesso nei giudizi negativi o positivi, quali sono i simboli, le persone e i luoghi che ne popolano la grammatica e via dicendo.

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.

*