Salute, via mobile

ART01Le app e i gadget ci aiuteranno ad essere più sani, con poca spesa. 
Non solo la nostra voce e la nostra croce, ma anche la nostra salute. I telefoni portatili, gli smartphone, che ci accompagnano non possono solo far male alla nostra mente e al nostro corpo. Le ultime analisi rivelano che sono la via per essere più sani. Si chiama M-health la salute via mobile. Ne ha parlato di recente a lungo l’Economist, raccontando quanto è in campo ora.
Sono soprattutto due le vie per agire: la prima è diretta a spingerci al fitness; la seconda consente un rapido e costante link con chi ci ha in cura. Sono sempre più usate le app, le applicazioni scaricabili dagli smartphone, dirette a monitorare come stiamo, che inesorabilmente ci inducono a fare qualcosa per stare meglio. Insomma, non dobbiamo più solo preoccuparci, ma anche cogliere il lato positivo della costante connessione via portatile.
L’immagine tratta dall'articolo dell’Economist Health and Appiness. La didascalia riporta: “Keeping an eye on glucose levels”, ossia tenendo d’occhio i livelli di glucosio

L’immagine tratta dall’articolo dell’Economist Health and Appiness. La didascalia riporta: “Keeping an eye on glucose levels”, ossia tenendo d’occhio i livelli di glucosio

Le app di fitness possono permetterci di seguire allenamenti costanti. Do un’occhiata sul mio portatile e trovo subito la health app. Prima dell’avvio mi dice che è “un’applicazione di supporto per la gestione della salute. Definisce obiettivi di fitness, indica programmi e tiene traccia della salute generale”. Decido: la avvio. Inserisco i miei dati e come prima cosa mi chiede se l’obiettivo è conservare il mio peso o dimagrire. Ora sinceramente: ma c’è davvero qualcuno qui ed ora che non vuole perdere almeno 2 o 3 chili di troppo? Stabilisco gli obiettivi e vado avanti. Scarico l’app e il telefono diventa il mio compagno di allenamento.

Se questa è la fase più facile altre rappresentano soluzioni più complesse e davvero innovative. Piattaforme tecnologiche consentono uno scambio costante di informazioni tra pazienti e medici, garantendo il monitoraggio costante.
Certo c’è il rischio di incoraggiare l’ipocondria, quella sottile malattia che ci fa sentire malati anche quando non lo siamo. Ma forse anche in questo una app ci salverà.


Ildegarda Ferraro è Responsabile Ufficio Stampa ABI.

Quest’articolo è stato pubblicato su Bancaforte

Scrivi un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.

*