Cucchi [2]: la mappa degli hashtag. Lo Stato fantasma e i caduti dalle scale

Questi i contenuti della mobilitazione contro la sentenza Cucchi. Li visualizza una mappa di rete degli hashtag più utilizzati su Twitter.

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Al centro della mappa, #sonostatoio: l’hashtag più utilizzato (abbiamo escluso #Cucchi, #Stefano ecc) ironizza sull’assenza di colpevoli per i morti di Stato. Il gioco di parole su “Stato” come istituzione e “stato” come passato di essere (colpevole) è il leit motiv degli hashtag sulla vicenda, dalla prima pagina de Il Manifesto, che ha ispirato #nessunoestato, ai vari #nonsonostatoio, #chiestato, #nonestatonessuno, #nonsietestatovoi, #estatomortounragazzo, #sappiamochiestato, #nonsisachiestato, #statofantasma, ecc.

Mantellini aveva proposto un intelligente détournement: Nessuno è Stato non esprime solo la mancanza di colpevoli come intenderebbe Il Manifesto, ma anche una grave difficoltà dei cittadini a riconoscersi nelle istituzioni. Aggiungeremmo una difficoltà in generale a rappresentarsi lo Stato, ad identificare una faccia su cui scagliare la propria indignazione e a cui rivolgere la propria domanda di verità e giustizia.

La vicinanza semantica messa in evidenza dalla network analysis coglie alcuni cluster significativi. Il cluster |polizia|  (#sap#vialadivisa, #tuttiassolit, #tortura, #diaz), il deludente e povero cluster |media| (#ballarò, #leiene) e quello dei|morti di stato| #Aldrovandi, #Magherini, #Uva ecc. A rappresentare le Istituzioni troviamo solo il Sindacato Autonomo di Polizia #SAP e Carlo #Giovanardi. Sono loro che hanno speso le parole più dure e secondo il sentire del web più irrispettose verso Stefano e la sua famiglia. L’intervento più tardivo di Renzi non ha riscosso la stessa attenzione.

Resta la fotografia di un moto di forte insoddisfazione civile che non ha trovato interlocutore e si è dovuta accontentare di twittare e giocare con le parole.

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