Quelli che la tv la guardano sul web

L’arrivo di Netflix in Italia cambia ancora il panorama della abitudini, inserendosi in una tendenza già evidente. La tv resta il focolare degli italiani, ma si vede sul web

 

di Ildegarda Ferraro

 

“Mamma ti aspettavo”. Sera, sono appena rientrata in casa. Accoglienza delle grandi occasioni. C’è qualcosa che tocca le vette più alte dell’attenzione. “Sai mamma da oggi anche in Italia ci si può abbonare a Netflix”. E capisco che capitolerò in serata stessa, visto che Netflix, il mitico canale tv via Internet dove si può scegliere di tutto da vedere ovunque, non fa prigionieri. “Dammi un minuto, ti garantisco che appena possibile darò uno sguardo”. Il corteggiamento di una figlia adolescente può essere potente. La conclusione è che la sera stessa ho attivato il mese di prova, costruito tre profili per vedere su computer, tablet e smartphone tutto quanto propone una delle offerte globali più ricche.

La tv si guarda sul web

Le analisi più varie certificano che Internet è la nuova via per la televisione. Lo dice il Censis. “Tv regina dei media, boom di smartphone e tablet. La televisione continua ad avere una quota di telespettatori che coincide sostanzialmente con la totalità della popolazione (il 96,7%), con un rafforzamento però del pubblico delle nuove televisioni: la web tv è arrivata a una utenza del 23,7% (+1,6% rispetto al 2013), la mobile tv all’11,6% (+4,8%), mentre le tv satellitari si attestano a una utenza complessiva del 42,4% e ormai il 10% degli italiani usa la smart tv connessa in rete”. La via è sempre di più connessa all’uso nel nostro “braccio tecnologico”, che sia uno smartphone o un tablet per l’effetto finale fa poca differenza. Il Censis chiarisce che: “Anche per la radio si conferma una larghissima diffusione di massa (l’utenza complessiva corrisponde all’83,9% degli italiani), con l’ascolto per mezzo dei telefoni cellulari (+2%) e via internet (+2%) ancora in ascesa. L’uso degli smartphone continua ad aumentare vertiginosamente (+12,9%) e ora vengono impiegati regolarmente da oltre la metà degli italiani (il 52,8%), mentre i tablet praticamente raddoppiano la loro diffusione nel giro di un biennio e oggi si trovano tra le mani di più di un quarto degli italiani (il 26,6%)” (qui il link del comunicato del Censis).
E in questo senso si esprimono anche uno studio di Global Web Index e un altro di Samsung Techonomic Index con Lightspeed GMI. I giovani vanno online e seguono la tv solo costruendo un proprio palinsesto. Secondo un altro campione tre italiani su quattro guardano la tv in streaming. La tendenza è certificata.
Oltre gli studi conta sempre la semplice verifica del dato personale. Sinceramente a casa da me la tv non si accende quasi più. Io vedo quello che mi interessa sul tablet, in momenti molto diversi dalla messa in onda, mio marito preferisce il computer, mentre mia figlia anche prima di Netflix usava pc e smartphone. Sottolineo anche prima che ci si potesse abbonare in Italia, perché le vie per arrivare al grande aggregatore di programmi sono sempre state molte. Prima qualcuno ci arrivava via Hola (leggi qui), il sito che consente di raggiungere comunque quell’offerta, oppure attraverso altre scorciatoie.

L’arrivo di Netflix

vvvvSe la tendenza c’è, certo lo sbarco di Netflix potrà fare la differenza. Sarà un volano della tv sul web e la prospettiva si consoliderà. Anche io non ho aspettato un giorno per entrare a far parte del circuito. Il battage di avvio è stato imponente. D’altra parte Netfix ha quasi 70 milioni di abbonati in 50 paesi, che ogni giorno guardano oltre 100 milioni di ore di programmi. Si è parlato di “streaming revolution” e il cofondatore Reed Hastings ha detto che l’obiettivo è essere in una famiglia su tre in pochi anni (leggi qui un articolo della Stampa).
Il modello, dice sempre Hastings non è il cinema ma il libro (leggi l’intervista di Bruno Ruffilli de La Stampa). Ed è come se il cerchio si chiudesse. Il libro perde posizioni, ma resiste, e la tv del futuro guarda al libro come massimo archetipo possibile. Nell’intervista le parole di Hastings sono chiare: “In un libro ci sono tanti capitoli tutti insieme, anche se l’autore ci ha messo anni a scriverli. Si possono leggere in una sola notte, si può interrompere e poi riprendere, o leggere un certo numero di pagine ogni giorno. Con i libri eravamo abituati a questa flessibilità, ma la tv ha portato a considerare naturale un meccanismo per cui possiamo vedere un episodio di una serie solo il martedì o il mercoledì, e invece noi vogliamo rimettere tutto in discussione”.

Il nostro focolare digitale

La tv resta il focolare degli italiani. Un focolare personale, singolo più che collettivo, perché anche in famiglia difficilmente si vedono programmi insieme. L’opposto di quanto accadeva negli anni ’50 oppure solo pochi anni fa. Ma d’altra parte ognuno ormai vive una vita di scelte e anche di contatti legata al tablet o allo smartphone. Abbiamo molti più legami, ma non necessariamente più amici. E abbiamo sempre meno tempo. E così a distanza di qualche settimana ho scaricato Netflix, ma ancora non sono riuscita a trovare il tempo per provarlo. Ed è forse una grande forma di libertà quella di riservarsi la facoltà di usare qualcosa, ma anche scegliere di non usufruirne.

Ildegarda Ferraro è responsabile Ufficio Stampa ABI.
Quest’articolo è stato pubblicato su Bancaforte.

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