#SaveOurShareCounts: ma è davvero psicosi?

Dallo scorso fine settimana Twitter ha disabilitato il conteggio delle condivisioni di post sul social, conteggio usato per lo più  dagli editor per misurare la viralità e l’interesse per un contenuto pubblicato, secondo l’assunto che condividere sul proprio profilo social (sia esso Twitter, Facebook, Linkedin ecc) significhi voler dare visibilità ad un post giudicato quantomeno interessante.

Sui motivi che hanno portato il social a questa scelta rimandiamo ai numerosi articoli, tra cui quelli su Social Media Today (What Happens When Twitter Switches Off Share Counts – And What Are Your Options?), Marketingland (Disappearing Act: Twitter Pulls Share Counts From Tweet Buttons) e l’Huffington Post (Why Twitter Shouldn’t Remove the Count from Tweet Buttons)

Quello che ci interessa non sono tanto i motivi e le “preoccupazioni” dei publisher ma l’impatto della decisione sul grande pubblico, perché spesso chi decide di condividere un post lo fa anche in base al numero condivisioni già avute. In altri termini quel numerino  può influenzare sia l’approccio alla lettura di un post (se è stato condiviso molto, deve essere interessante), che l’intenzione di condividerlo.

E allora, se c’è stato, quale è stato questo impatto? ci sono state rivolte popolari, proteste, gogne mediatiche di massa? nulla di tutto questo. L’hashtag #SaveOurShareCounts, creato per convincere il social a ripristinare il bottone, ha raggiunto per il momento numeri esigui e dopo i picchi del 22-23 novembre è ridisceso verso i livelli precedenti. Il thread sull’argomento nel forum del social (Clarification about share counts for the new Tweet button) ha avuto 33 risposte (poche ma molto al di sopra della media del forum) e molte visualizzazioni (6.500), forse legate più alla curiosità di cercare delle risposte sul quel numerino “sparito”.

Per ora quindi nessuna psicosi collettiva!

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