Senza rete

Età, titolo di studio, occupazione, posizione professionale e territorio. Sono gli elementi che possono influire sulla disponibilità o meno di Internet. Molto c’è da fare, ma molto si è fatto e si sta facendo. C’è chi non ha la possibilità di essere online. Ma “senza rete” è anche l’incubo di chi proprio non può fare a meno di essere connesso

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Articolo di Ildegarda Ferraro

“Credimi, sono rimasta davvero senza parole. Con il cane sto scoprendo mondi diversi. Per esempio, arrivo dal veterinario e scopro che lascia spesso aperta la porta dello studio. Anche se non c’è. E non è per garantire un ricovero agli amici dell’uomo accompagnati. L’obiettivo è permettere a chi è senza fissa dimora di ricaricare il telefonino. Perché pare che vivere per strada e non avere una casa non significhi non avere Internet. Insomma, diciamocelo non è così facile l’identikit dei ‘senza rete’”. Parlo con un’amica, che conserva nei racconti un passato di studi in antropologia. Effettivamente ci sono elementi che spiazzano.
Questo non è un Paese di lettori, poi escono le immagini del clochard che ama Montalbano ed è evidente che non tutto è come sembra (qui il servizio di Repubblica). C’è chi legge Montalbano alla luce di un lampione e chi ricarica il cellulare dal veterinario.
Gli adolescenti sono dipendenti dalla rete, ma spesso proprio loro non sono in tempo reale su Facebook. Certo i gruppi su WathsApp, l’applicazione di messaggeria istantanea, non vengono mai abbandonati, ma una prospettiva di scelta comincia ad emergere.
Tanti elementi danno un quadro composito. E così per esempio l’Africa è in rete. Le foto dei Masai con il telefono portatile hanno un impatto innegabile e rappresentano bene lo stato delle cose.
Certo l’Africa non è in rete come la Finlandia, ma gli effetti possono essere anche più importanti.
Questa non è la storia del migliore dei mondi possibili, ma solo quella dei grandi passi che si stanno facendo. E di quelli che si possono fare per dare a tanti la possibilità di essere in rete.

A che punto stiamo in Italia

Le ricerche sono tante e danno una stessa tendenza. In Italia il 63% usa regolarmente Internet, nel 2015 l’uso da parte delle famiglie è al 75%, l’uso tra i 16 e i 74 anni è del 68%. I dati sono nella ricca relazione “L’uso di internet da parte dei cittadini” di Linda Laura Sabbadini, Direttore dipartimento statistiche sociali e ambientali dell’Istat (clicca qui). In Italia gli utenti che non accedono ad Internet sono il 28%. Certo si può fare di più se si guarda agli obiettivi dell’Agenda digitale europea e ad altri paesi, ma lo scenario non mi sembra così fosco.

Le cause del “senza rete”

Età, titolo di studio, condizione occupazionale, posizione professionale, ripartizione territoriale sono le ragioni che più influiscono sul digital divide, ossia sul divario digitale tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell’informazione e chi ne è escluso in tutto o in parte. Hanno un peso, anche se minore, le risorse economiche della famiglia, la dimensione del comune e il sesso.
Le barriere sociali pesano, ma sono comunque in diminuzione. Molti passi sono stati fatti e molti se ne stanno facendo. Tra il 2010 e il 2015 le famiglie che hanno un accesso ad Internet sono aumentate dal 52,4% al 66,2%. Le famiglie con una connessione a banda larga sono cresciute da 41% a 64,4%. Le tecnologie mobile danno il contributo più rilevante alla diffusione della banda larga.

Tutto spinge verso la rete

Le ricerche e le analisi tracciano un quadro in costante evoluzione. Per esempio il rapporto State of Broadband 2015 della Commissione per lo sviluppo digitale dell’Onu dice che si è in un momento importante di transizione. Forse non tutti gli obiettivi sono stati raggiunti, ma i mobile hanno comunque superato i 7 miliardi nel 2015. Probabilmente l’obiettivo di 4 miliardi di utenti su Internet non si raggiungerà prima del 2020. Ma sarà un mondo più ricco di sfumature. Il rapporto dice che gli utenti di Internet del futuro saranno forse meno colti, di provenienza meno urbana e con più lingue e dialetti. E magari il tempo ci aiuterà a usare la rete con giudizio.

E quelli che non possono fare a meno della rete

Senza rete è anche l’incubo di chi proprio non può fare a meno di Internet. Una settimana o molto meno offline possono causare malessere. Ma naturalmente questa è tutta un’altra storia. Opposta rispetto a chi non ha la possibilità di essere online.

 

Ildegarda Ferraro è responsabile Ufficio Stampa ABI.
Quest’articolo è stato pubblicato su Bancaforte.

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