Integrati, ma un po’ apocalittici

Siamo noi, i 3,4 miliardi di persone che al mondo sono su Internet. In Italia siamo attivi sul web in quasi 38 milioni, con una particolare predilezione ad accedere da smartphone. A volte l’accento è sui malanni della rete. Che è comunque un’enorme opportunità

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Articolo di Ildegarda Ferraro

Siamo in tanti e saremo sempre di più. I numeri possono anche non essere identici ma il trend è quello di crescita costante della rete e di quanti ci vivono e lavorano. Siamo sul web in 3,4 miliardi. La prospettiva futuribile è che tutti saremo connessi. Integrati, insomma, anche se può emergere il lato oscuro. Ma in fondo il web non è diverso da tutto quanto ha a che fare con le cose del mondo. Certo siamo integrati.

Apocalittici e integrati

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Il successo non è mai mancato alla formula Apocalittici e integrati. Infinite le variazioni sul tema. E naturalmente non potevano mancare quelle sul web. Che Umberto Eco, il grande semiologo, filosofo e scrittore, ci abbia purtroppo lasciati ha dato nuova forza alla popolarità della definizione. Anche se proprio Eco ha raccontato che il libro in sé non è tra i suoi migliori. Lui stesso in realtà ha detto che: “Apocalittici e integratiè una specie di cestino della spazzatura”, nel senso che si tratta di articoli sparsi, riuniti insieme per rispondere all’esigenza di avere a disposizione un testo per una nuova cattedra appena istituita. E che l’espressione in fondo non rappresentava altro che il vecchio confronto – scontro tra il vecchio e il nuovo, non altro che la querelle des Anciens et des Modernes (qui il video con le parole di Eco).

In ogni caso su Apocalittici e integrati si sono spesi fiumi di parole. Sul libro, sul tema, ossia su come la serietà della ricerca dipenda dal metodo e non dall’oggetto dello studio stesso, sul cinquantenario della pubblicazione del volume (leggi qui) e sulle molte possibili declinazioni. E così non mancano analisi su Apocalittici e integrati del web (leggi qui)) o per farla più semplice web apocalittici e web integrati.
Come potevo non subirne anche io il fascino? Perché sul web tutti noi integrati rischiamo anche se di misura la deriva apocalittica. Le ragioni, come si diceva all’inizio, non mancano. Ma andiamo per gradi, partiamo dai numeri di quanti siamo in rete.

Integrati

Siamo su Internet in 3,4 miliardi, il 46% sul totale della popolazione, eravamo 3 miliardi nel 2015 pari al 42%. È quanto emerge da “Digital in 2016”, la ricerca che fa il punto su numeri, trend e statistiche. Sui social siamo in 2,3 miliardi, eravamo poco più di 2 miliardi nel 2015. L’incremento è di circa il 10%, sia sul numero totale che sugli accessi ai social. Chi usa il mobile per accedere è cresciuto del 4%, mentre è aumentato del 17% il numero delle persone che accedono ai social da mobile.
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Fonte: Digital in 2016

 

Facebook continua ad essere il social più utilizzato al mondo, con più di 1,5 miliardi di utenti. Whatsapp ha 900 milioni di utenti, erano 600 milioni nel 2015.
In Italia siamo su Internet in quasi 38 milioni, sui social in 28 milioni, abbiamo 80 milioni di connessioni mobile. Facebook è la piattaforma più usata qui da noi, seguita da Whatsapp.
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Fonte: Digital in 2016

 

Tendenza apocalittici

Se questo è il quadro dei fatti senza connotazioni, a volte sembra emergere soprattutto il focus sui malanni procurati dalla rete. Mali fisici, come postura sbagliata, disturbi visivi, depressione (leggi qui). E danni emozionali, come “l’ossessione” di restare connessi di cui parla il grande filosofo e sociologo Zygmunt Bauman, o anche la “compulsione” di sentirsi costretti a fare qualcosa e la “dipendenza” (leggi qui). Bauman dice anche che stiamo perdendo la pazienza, ma che i grandi risultati si ottengono solo contando proprio sulla pazienza, e che Internet può contribuire a prolungare e inasprire i conflitti e gli antagonismi. Bauman riconosce i moltissimi lati positivi della rete, ma esorta ciascuno di noi, che vive contemporaneamente nel mondo on line e in quello off line, a risolvere i conflitti e a tracciare i confini tra ambiti che possono essere contraddittori (leggi qui).
E poi c’è questa tendenza a stare per sé con il proprio smartphone anche se si sta con gli altri. La prospettiva è diventata tanto presente da dar vita alla campagna “stop phubbing” di cui si sono occupati un po’ tutti (clicca qui). E ci sono manuali per guarire dalla dipendenza e cronache della crisi di astinenza da rete. C’è chi racconta come la felicità sia stare lontano da Facebook (leggi qui) e l’ex guru di David Cameron, al secolo Steve Hilton, che dopo una vita non proprio off line ha rinunciato al cellulare (qui per approfondire).
Anche questi aspetti apocalittici non riescono a cancellare l’innegabile valenza positiva della rete. Ognuno poi, conscio del proprio essere integrato, tocca che trovi la sua strada tra l’in e l’off line. Perché la prospettiva è certamente quella di un costante ampliamento di internet.

Tutti in rete

Lo dicono i fatti e le ricerche più avanzate. E i 4 miliardi di persone che ancora non sono in rete lo saranno.

 

Ildegarda Ferraro è responsabile Ufficio Stampa ABI.
Quest’articolo è stato pubblicato su Bancaforte.

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