Il museo diventa digitale: i social valorizzano la cultura

Social media e musei: connubio possibile? La classifica elaborata dal Politecnico di Milano su osservatori.net risponde affermativamente. Tra i best case il Museo Egizio di Torino, la Reggia di Caserta e la Pinacoteca di Brera.

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Niente foto, niente flash, massimo silenzio, devozione sacrale. Gli habitué del museo conoscono le regole a memoria: il chiasso social va lasciato in guardaroba, assieme agli smartphone. Un vero peccato per l’Italia che possiede un patrimonio culturale senza precedenti: più di 500 musei, se consideriamo solo quelli statali.

Uno studio compiuto dal Politecnico di Milano per osservatori.net ha analizzato i musei italiani che disponessero di almeno un account social per registrare lo stato di salute della cultura digitale in Italia. La ricerca si è basata sul livello di awareness (media di like per post) ed engagement (media di commenti per post) degli account social. I risultati? Non sorprendenti ma decisamente positivi: il risveglio digitale del nostro paese sta interessando anche le strutture museali.

Su Facebook, le pagine meglio gestite sono quelle della Residenza reale dei Borbone, i Musei Vaticani e il Museo Egizio di Torino, quest’ultimo attivissimo anche sul profilo Twitter, assieme alla Pinacoteca di Brera. Si contengono il podio di Instagram, la Reggia di Caserta e il Museo Nazionale di Capodimonte.

La valorizzazione del territorio attraverso i social network è una partita che le istituzioni italiane non possono perdere. Lo sanno bene gli artefici del progetto #svegliamuseo, programma sperimentale nato su Facebook, per  “svegliare” i musei italiani sfruttando il potere del web. Dello stesso avviso anche i fondatori delle invasioni digitali: chiamati alle armi su Facebook, gli internauti sono invitati a visitare il luogo dell’invasione e condividere le foto sui Facebook, Twitter e Instagram usando l’hashtag #invasionidigitali.

 

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