Il ‘NO’ di Roma alle Olimpiadi nella comunicazione internazionale

La rinuncia alla candidatura di Roma per le Olimpiadi 2024  ha prodotto 6mila articoli e passaggi TV e oltre 20mila tweet e post su Facebook.

Questo l’impatto, misurato tra il 20 settembre e oggi 22 settembre alle 14.30 su oltre 40 paesi e 13 aree linguistiche.

I paesi: USA, Germania, Francia, Spagna, Uk, Polonia, Russia, Cina, Giappone, Brasile, Messico e vari altri paesi latino-americani, Canada, Polonia, Svizzera, i paesi arabi più significativi per l’Italia, la Turchia ecc

Le aree linguistiche: Inglese, Francese, Spagnolo, Tedesco, Portoghese, Turco, Polacco, Cinese, Giapponese, Arabo, Russo, Hindi ecc

In sintesi:

  • c’è stata una certa risonanza internazionale: oltre il 20% dei contenuti totali è esterno all’Italia
  • Tra i Paesi stranieri più interessati alla notizia prevalgono nettamente gli USA con il 47% (Los Angeles altra candidata), seguiti a molta distanza dai principali paesi europei (in ordine: Francia, Germania, Spagna, Regno Unito). Il Brasile (ancora “fresco” di Olimpiade) supera la Svizzera
  • Bassissima tuttavia la visibilità della notizia in molti altri paesi europei e non che di solito prestano una forte attenzione alle vicende sportive italiane
  • Nella top ten degli utenti che hanno ricevuto più retweet emergono testate e giornalisti sportivi (prima tra tutte SkyTg24).
  • Tra i politici presenti nella top ten solo due ex candidati alla poltrona di sindaco: Giorgia Meloni (polemica sul no della Raggi) e Stefano Fassina, che appoggia la decisione della giunta
  • Anche i post più condivisi su Facebook provengono dai principali network di informazione generalista e sportiva, con la pagina di la Repubblica che ha avuto un engagement ben 4 volte superiore a Il Messaggero. Unica eccezione non italiana la pagina fb del New York Times
  • Marcata assenza mediatica degli sportivi di professione (soprattutto sui social e sul web in genere)
  • Molto basso in Italia il coinvolgimento dei non-‘addetti ai lavori’ e dell’opinione pubblica estesa

Complessivamente, gli enti e i gruppi d’opinione pro-Roma Olimpiade non sono riusciti a generare  una forte corrente di consenso dal basso.

Malagò, il CONI ecc dovrebbero interrogarsi sui limiti seri delle loro scelte di comunicazione:

  • prevalentemente top-down e istituzionali
  • contenuti troppo ‘razionali’ dei messaggi (si sono lasciati trascinare nella logica del calcolo economico)
  • inadeguatezza o inesistenza di un monitoraggio attento della comunicazione sociale.

Limitarsi ai soliti sondaggi non può più bastare per capire, prevedere e agire con i registri di comunicazione più efficaci.

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