E l’italiano ha le sue rivalse

La più amata dalla moda, dalla cucina, dalle auto, almeno nei marchi. E non solo. Insomma, ci sono aspetti in cui c’è la rivincita della nostra lingua. È la quarta più studiata al mondo. E anche i libri italiani hanno sempre più un loro pubblico. Può contare su grandi testimonial, Papa Francesco per esempio

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Articolo di Ildegarda Ferraro

L’italiano porta a casa qualche soddisfazione. E non solo per quelle situazioni in cui proprio non se ne può fare a meno. Perché certo chi si occupa di lirica non si può pensare di non studiare italiano. Come anche di arte o di letteratura italiana. La rivalsa è in quelle che possono sembrare piccole cose e che invece, come si direbbe sul web, sono virali. E così il libro “L’italiano e la creatività: marchi e costumi, moda e design ”, edito dall’Accademia della Crusca e da goWare, curato da Paolo D’Achille e Giuseppe Patota dà lo spaccato di quanto i marchi di moda, cucina, design siano debitori dall’italiano. La lingua della moda per molti aspetti è l’inglese, ma ci sono ampi spazi legati al Made in Italy. In un campo più vasto alcune parole rappresentano l’Italia, come Vespa, Nutella, Bel Paese, Barilla, Fila, Chicco, Olivetti. Ma anche pasta, pizza e vino, che il volume dice sono ambasciatori di italianità nel mondo.
Anche di tutto questo si è parlato in questo ottobre ricco di iniziative sulla nostra lingua. A Firenze la XVI settimana della lingua italiana nel mondo , promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha visto anche lo svolgimento degli Stati generali del nostro idioma, con interventi del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella; del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi; del Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini. E anche della Presidente della Rai, Monica Maggioni e del Presidente della Società Dante Alighieri, Andrea Riccardi ( approfondisci qui ). Insomma una potenza di fuoco davvero di primo piano. Compresi stanziamenti di 50 milioni per le scuole italiane all’estero di cui ha parlato il Presidente del Consiglio.

Quelli che studiano italiano

E non c’è niente di autarchico nella riscoperta dell’italiano. È solo una fonte di ricchezza. Anche perché sono gli altri che studiano la nostra lingua. Penso ai miei amici finlandesi o tedeschi che parlano un italiano splendido. L’italiano è la quarta lingua più studiata al mondo, dopo l’inglese, lo spagnolo e il cinese ( leggi qui ). Circa 400mila studenti in più hanno cominciato a studiare la nostra lingua nel biennio 2015-2016. E in questo hanno il loro peso le nuove possibilità di studiare una lingua sul web. Nel 2014-2015 erano quasi 2 milioni e 250 mila gli studenti stranieri di italiano, in crescita costante rispetto agli anni precedenti. L’italiano si studia soprattutto a scuola, ma non va sottovalutato il peso della Dante Alighieri ( http://ladante.it/ ) e di altre associazioni culturali. In Europa lo studiano soprattutto i tedeschi e i francesi, mentre tra i paesi anglofoni spiccano Stati Uniti e Australia. In Cina è abbastanza gettonato, in Argentina resta la terza lingua più studiata dopo inglese e francese, l’Albania è un paese “italiofono” dove certo la tv ha fatto la sua parte.

Vanno i nostri libri

La tendenza è apparsa da qualche anno e va rafforzandosi. L’export dei diritti dei nostri libri continua a crescere. Emerge dall’ultimo Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia curato dall’Associazione Italiana Editori , l’Aie. Con un +11,7% nel numero dei titoli è cresciuta per il terzo anno consecutivo la vendita dei diritti all’estero. Si va internazionalizzando la produzione. Vanno le eccellenze dell’editoria italiana: arte e architettura, design e auto-moto, romanzi, cucina, libri per bambini. Come emerge dal Rapporto: “Nel 2001 si vendevano all’estero diritti per 1.800 titoli, nel 2010 (anno pre-crisi) 4.217, nel 2015 si arriva a quasi 6mila titoli (5.914: sono più dell’8% della produzione nazionale)”.

Papa Francesco e l’italiano

E poi possiamo contare su di un testimonial d’eccezione come Papa Francesco. Probabilmente influiscono la sua provenienza latina e la sua preferenza ad usare l’italiano rispetto all’inglese, certo l’influenza è enorme. D’altra parte l’italiano è in qualche misura la lingua della Chiesa , se poi il Papa la vive con grande familiarità e la usa nel saluto ai pellegrini e nei viaggi l’effetto è importante ( leggi qui ). Molte le analisi su che italiano parli Papa Francesco. La conclusione è comunque che c’è un effetto volano.
Insomma, c’è qualcosa nell’aria che spinge verso una riscoperta dell’italiano. E cominciano ad apparire iniziative editoriali che indicano proprio questo trend. Come quella lanciata da Repubblica e dall’Accademia della Crusca in quattordici appuntamenti settimanali sull’italiano istruzioni per l’uso.

 

Ildegarda Ferraro è responsabile Ufficio Stampa ABI.
Quest’articolo è stato pubblicato su Bancaforte.

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