Su Audipress di Aprile la catastrofe delle “repliche digitali” dei quotidiani italiani

Interessante come al solito l’elaborazione che Pier Luca Santoro ha fatto dei dati mensili Audipress. Questa volta il focus è sulla lettura dei quotidiani italiani, ed è da leggere: http://bit.ly/2rKUoz5

Santoro giunge ad alcune conclusioni controcorrente. Non è vero, secondo lui, che il giornale cartaceo stia sprofondando in una crisi senza ritorno e si avvii verso la morte. Inutile sarebbe anche la battaglia degli editori contro i contenuti gratuiti, dato che quasi 6 lettori su 10 in un giorno medio dichiarano di aver letto il giornale senza averlo pagato (copia “avuta da altri/prestata/trovata/altro/“). I giornali regionali o provinciali risultano avere in molti casi una media di lettori superiore ai quotidiani nazionali (e questa mi pare una indicazione di grande importanza, a conferma di un trend di anni).

Ma il dato più interessante riguarda la cosiddetta “replica digitale”, il giornale on line che riproduce esattamente – pubblicità compresa – la copia cartacea. La “replica digitale” è la modalità di quotidiano on line praticata dalla quasi totalità dei quotidiani italiani. Soluzione apparentemente semplice e economica: si riproduce il cartaceo e lo si rende consultabile su internet. Il problema è che i lettori a quel punto preferiscono comprare il cartaceo, e basta. “Emerge con chiarezza l’assoluta marginalità delle “repliche digitali”. […] Infatti, nel giorno medio, a fronte di un totale di 17.367.000 lettori, 16.870.000 sono del formato cartaceo e solo 744mila del formato digitale, pari al 4.3%.”

Un dato catastrofico, se si pensa a tutto lo hype degli editori di quotidiani intorno alla loro presenza sul web. Per essere ‘elettronici’, non basta essere cartacei in forma elettronica. Occorre ripensare radicalmente la propria proposta, lo stile di scrittura e comunicazione, il formato visivo, tempi e procedure di produzione. Insomma occorre abbandonare il suicidio della ‘tradizione’ – lo “eterno ieri”. diceva Max Weber – e inventare con umiltà e creatività. Grandi giornali lo hanno fatto – uno per tutti, il New York Times – , altri proprio non ci riescono (vedi la goffa e inutilizzabile “replica digitale” di Le Monde). Aspettiamo con curiosità se gli editori e i giornalisti italiani sapranno uscire dal loro conservatorismo pigro e sussiegoso. Certo i lettori se lo aspettano, ed è pericoloso deluderli per troppo tempo. (enrico pozzi)

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