Tempi da robot

Uomini e no. Cresce la produzione, l’uso e lo sviluppo di macchine avanzate. Siamo all’inizio di una vera e propria seconda rivoluzione delle macchine. Quello che fa la differenza è l’intelligenza artificiale. E si dibattono le regole dell’etica dei robot. Che faranno sempre di più, cose sempre diverse. Anche scrivere poesie

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Articolo di Ildegarda Ferraro

“Scusa, secondo te quale sarebbe la mano di Dio”. Il collega alla mia sinistra parla pianissimo. D’altra parte siamo a un grande evento pubblico. Sussurro: “Scusa, come?” Una delle immagini che mostra il grande schermo è una mano umana e una di un robot. E riprende, rileggendola, la mano di Dio che sfiora quasi quella dell’uomo nella Creazione della Cappella Sistina. Guardo il grande schermo e gli sorrido. Mi guarda come se gli avessi risposto e aggiunge: “Ho capito, stai prendendo spunti…”. Ormai è un fiorire di mani umane e di automi che si stringono, si salutano, si sostengono. Tempi in cui non puoi aprire una rivista o fare un giro su Internet senza trovare di tutto di più sulle magnifiche sorti e progressive dei nostri compagni di viaggio non umani. Possibilmente sostenuti dall’intelligenza artificiale.

Macchine

In giro non si fa altro che parlare di macchine. Apro il giornale e l’Assemblea annuale dell’associazione di costruttori di macchine utensili, robot e automazione (Ucimu) porta a notizie tipo: “Industria 4.0 spinge i robot”. Buoni risultati del 2016 con una crescita del 6,4% a 5,5 miliardi e consegne sul mercato interno salite del 23% a 2,3 miliardi. Più che interessanti le prospettive del 2017, visto che quest’anno il primo trimestre ha fatto registrare il +22% degli ordini raccolti dai costruttori sul mercato italiano e un +28,5% nel secondo trimestre. Nel primo semestre del 2017 l’indice degli ordini segna +9,9%, gli ordini esteri sono cresciuti del 5,6%, quelli interni del 24,8% rispetto ai primi sei mesi del 2016. L’Italia è quinta tra i paesi produttori e nel 2016 si è confermata terza tra gli esportatori. Nella classifica di consumo è al quinto posto, vista della vivacità della domanda locale.

Una rivoluzione

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La fabbrica snella, macchine che produrranno macchine, una nuova rivoluzione alle porte. E proprio su queste prospettive si focalizza il libro di due economisti del Mit, Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee, La nuova rivoluzione delle macchine – Lavoro e prosperità nell’era della tecnologia trionfante. È stato uno dei volumi più venduti degli ultimi anni, in cima alle classifiche e dibattuto da accademici e imprenditori. La prima rivoluzione industriale ha portato alla più rapida crescita di popolazione, reddito e produttività della storia. In due secoli ha cambiato il volto del pianeta e la vita degli uomini, portando ricchezza e nuove possibilità, ma anche sfruttamento, inquinamento, impoverimento e distruzione di molti stili di vita tradizionali. Brynjolfsson e McAfee sostengono che è arrivato il momento di una nuova rivoluzione.

Tre le conclusioni

“La prima – scrivono i due autori – è che viviamo in un’era di incredibili progressi delle tecnologie digitali”. Solo da poco si è arrivati ad una piena espressione della potenza di queste tecnologie. “Piena” non significa “matura”, ma ora è tutto al suo posto per trasformare la società. “Siamo ad un punto di svolta – aggiungono – al punto in cui la curva s’impenna, grazie ai computer”.
La seconda conclusione è che le trasformazioni saranno profondamente benefiche. “Stiamo andando verso un’epoca che non solo sarà diversa, ma sarà anche migliore perché potremo aumentare sia la varietà sia il volume del nostro consumo. Noi non consumiamo soltanto calorie e benzina. Consumiamo informazione da libri e amici, divertimento fornito dalle grandi star e anche dai dilettanti, esperienza da insegnanti e dottori e innumerevoli altre cose che non sono fatte di atomi. La tecnologia può offrirci più possibilità di scelta e perfino più libertà”. Sostanzialmente Brynjolfsson e McAfee dicono che quando i beni sono digitalizzati, convertiti in bit in un computer e inviabili in rete, sono soggetti a un’economia diversa, in cui l’abbondanza e non la scarsità sono la norma.
La terza conclusione è che la digitalizzazione porterà anche questioni spinose, conseguenze sgradevoli da gestire. “Nella sua corsa il progresso lascerà a piedi qualcuno, forse tanta gente”. La conclusione è che possiamo e dobbiamo pensarci per tempo. Gli autori dicono che: “È fondamentale analizzare le probabili conseguenze negative della seconda età delle macchine e avviare un dibattito su come potremo mitigarle. Siamo abbastanza fiduciosi che non saranno difficoltà insormontabili“. Insomma, siamo a “un punto di svolta che fa deviare la curva nella direzione giusta: abbondanza invece di scarsità, libertà invece di limitazioni, ma che porterà con sé sfide e scelte difficili”.

Costruire e chiederci chi sono i robot

La tendenza è ormai generale. E così tra le cose da far fare ai nostri bambini quest’estate c’è anche costruire robot (leggi qui) dove il bello arriva quando le cose non funzionano, perché sbagliare è fondamentale, visto che lo spirito è quello di insegnare a risolvere problemi.
E anche gli adolescenti si trovano in pieno confronto con questi compagni non umani. Anche il tema di maturità è stato sostanzialmente dedicato a chiedere chi sono i robot (guarda qui).

Intelligenza artificiale

Al fondo quello che fa la differenza è l’intelligenza artificiale, su cui ovviamente si sprecano trattati. E su cui i filosofi si impegnano con passione. L’intelligenza artificiale è una cosa completamente diversa da quella umana. Come ha detto di recente Luciano Floridi, docente di filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford: “Si interessa della qualità del risultato, non della natura del processo. È come dire che l’importante è che la lavatrice pulisca i calzini bene, non che li lavi come farei io” (leggi qui). La conclusione è che per noi le macchine che pensano sono un mistero e sinceramente non le capiamo, perché obiettivamente funzionano in un modo diverso da noi (leggi qui). Dice David Weinberger della Harvard University che “Non possiamo più fingere che il processo di apprendimento sia qualcosa che accade nelle nostre teste. È invece qualcosa che realizziamo nella realtà con determinate apparecchiature. È sempre stato così, ma le nostre speculazioni metafisiche ci avevano impedito di riconoscerlo”. “Da quando è emerso il concetto di conoscenza – aggiunge Weinberger – abbiamo dato per scontato che la realtà fosse conoscibile e che la mente fosse la sola a poterla esplorare. Ora questa coincidenza sembra svanire”.

Regole del gioco

È chiaro che a questo punto il problema sono le regole del gioco, l’etica delle macchine e il fine a cui possono essere indirizzate.
Nulla di nuovo sotto il sole. Penso alle Tre Leggi della robotica di Isaac Asimov, perché la fantascienza aveva già provveduto a dare una traccia ben chiara. Asimov le aveva stabilite chiare e senza fronzoli:
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1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.

2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.
E poi c’è la Legge ZeroUn robot non può recare danno all’umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l’umanità riceva danno.
Il filosofo Luciano Floridi dice che l’intelligenza artificiale “dovrà essere impiegata per trattare tutte le persone sempre come fini, mai solo come mezzi, per parafrasare Kant. Il potere analitico e predittivo dovrà potenziare la nostra autonomia, non manipolarla, a favore della dignità umana”. E ancora: “La sfida è che potremo usarla a vantaggio dell’umanità e del pianeta”.
Padre Paolo Benanti, docente di neuroetica e tecnoetica all’Università Pontificia Gregoriana, parla di parametri da rispettare nella convivenza con gli uomini, si tratta di intuizione, intellegibilità, adattabilità e capacità di adeguarsi (leggi qui). Il lavoro ferve su questi temi. In Germania hanno deciso di fissare alcuni principi a cui ci si dovrà sempre attenere nel caso di robot al volante (leggi qui). Mentre cominciano ad apparire i primi casi di robot che salvano umani anche senza essere stati programmati per questo, è il caso del video, che gira parecchio in rete, del robot che salva una bambina dalla caduta di uno (guarda qui).

E poesia

Non mancano spazi di armonia. Alcune delle poesie di Little Ice, un algoritmo poeta messo a punto in Cina, sono molto godibili (leggi qui). Per imparare a comporre ha studiato duramente, ha fatto tesoro di tutte le poesie di 519 poeti dal 1920 ad oggi. L’effetto non è niente male
“Through the blur of tears, nothing is clear
My life is art;
Drifting clouds at dusk in the western sky,
With my broken palms I pray.”
Insomma, davvero tempi da robot. Ossia tempi da uomini.

 

Ildegarda Ferraro è responsabile Ufficio Stampa ABI.
Quest’articolo è stato pubblicato su Bancaforte.

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