Il bitcoin è un romanzo popolare

Secondo le ultime ricerche l’uso dei bitcoin è partito dalla base, solo in un secondo momento sono arrivati i professionisti, che guardano alla criptovaluta comunque con sospetto. Giovani e visionari sono lo zoccolo duro. I piccoli puntano al rialzo e i grandi al ribasso. E con le Ico, le Initial Coin Offering, le start-up puntano a finanziarsi con le nuove valute. Come in ogni romanzo popolare che si rispetti il rischio è massimo

 

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Articolo di Ildegarda Ferraro

Non voglio dire che in ogni romanzo popolare sia compresa la sciagura di Pinocchio che seppellisce le monete su consiglio del Gatto e della Volpe per avere un albero pieno di zecchini d’oro, ma certo può farne parte l’idea di diventare ricchissimi senza fatica e in breve tempo. Il richiamo è costante, ma senza dubbio il rischio è massimo. Quanto meno va tenuta ben presente la prospettiva che ciò non accada e si perda tutto. In ogni caso il sogno del romanzo popolare resiste. Ed è in fondo quello di seguire le orme dei gemelli Winklevoss, che nel 2013 hanno investito 11 dei 65 milioni di dollari avuti dalla causa vinta con il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, e ora sono miliardari (qui l’approfondimento del Sole 24Ore).
Nel sistema bitcoin è compreso questo aspetto di fascinazione. Molti dei testi che circolano spingono proprio verso questa prospettiva di accarezzare una nuova vita con i frutti di un nuovo sistema di regolazione. E nel 2018 il focus su questo sarà se è possibile ancora maggiore. Un po’ tutti dicono che sarà l’anno di bitcoin e compagni (leggi qui). Nel bene e nel male, ovviamente in termini di previsioni (leggi qui e anche qui, come pure qui). Insomma, gli scenari possibili ci sono tutti: quelli che prevedono il crollo, come la bolla dei tulipani in Olanda nel 1600, quelli secondo cui il bitcoin continuerà la sua marcia trionfale, o anche che si assesterà come via intermedia.
In ogni caso, molte componenti del bitcoin ne fanno una partita che conquista dal basso l’immaginario collettivo ma non arriva ad avere consenso unanime. Al contrario della Blockchain, il sistema che governa il bitcoin, che piace un po’ a tutti. La Blockchain sostanzialmente prevede una catena di blocchi che al posto di un’autorità centrale regola la costruzione. Piace a chi immagina e lavora nelle procedure complesse perché prevede un processo che si autoregola (approfondisci qui). Ogni blocco della catena si certifica e si autorizza da sé con complicati calcoli matematici.

Un popolo di operatori

Il profilo dell’investitore medio in criptovalute, come viene per esempio indicato da CriptoCompare, rende bene il quadro. Come ha riportato anche Andrea Franceschi sul Sole 24 Ore “A differenza di altre bolle finanziarie del passato in cui i primi a muoversi sono stati gli investitori professionali e solo in un secondo momento i retail nel caso del bitcoin siamo di fronte a un mercato nato dal basso dagli investitori privati”. Il 38,6% degli scambi è con il dollaro, il 5,3% in euro, il resto in altre valute. Prima della stretta cinese oltre il 70% degli scambi avveniva in quell’area, quota poi ridotta al 50%. Il trasferimento è stato verso Giappone, Corea e Vietnam. Le ultime mosse in Cina nei confronti dei miners, che sono impegnai nei calcoli sui bitcoin, stanno spostando sempre più oltre confine le attività di produzione di criptovalute (leggi qui).
E d’altra parte i miners, i minatori dei bitcoin che risolvono i blocchi della catena con complicati calcoli e ricevono una commissione e la creazione di nuova criptovaluta, almeno all’inizio erano piccoli operatori con i loro computer. Il sistema è ormai troppo complesso e solo gruppi con complicate e ricche attrezzature possono operare nella Blockchain. I miners, prima della stretta, hanno prosperato nella Cina profonda, in aree poco popolate con energia abbondante a buon prezzo e temperature basse, che rendono meno difficile far rendere al meglio i sistemi di raffreddamento dei computer con cui risolvere i calcoli matematici.
Ventenni e visionari sono gli adepti italiani del sistema bitcoin (leggi qui). E visto che i guadagni sono stati almeno sino ad ora sostanziosi l’idea che in questa partita vincono le cicale invece delle formiche ha ancora di più colpito l’immaginario (...e anche qui).

I grandi puntano al ribasso

La finanza tradizionale ha sempre guardato con perplessità al bitcoin, mentre i piccoli investitori puntano al rialzo (leggi qui).
Nel romanzo popolare sono sempre presenti i momenti di esaltazione e le discese precipitose. E nello scenario bitcoin è esattamente così, incredibili aumenti di valore e perdite precipitose.
I rischi ci sono e sono tangibili. Basti guardare ai crolli che stanno accompagnando le mosse di Cina, Francia e Corea (leggi qui). I bitcoin sono anche un po’ diventati una mania per ricchi (leggi qui). E comunque realizzare effettivamente i guadagni non è proprio facilissimo (qui l’appprofondimento). E poi ci sono sempre le autorità, che possono sempre intervenire. In molti paesi sta accadendo. Basti pensare appunto alla stretta della Cina oppure alla Corea del Sud che pensa di fare altrettanto. O anche alla Francia, che ha varato una Commissione per studiare nuove regole. E il Fisco che può inserire tasselli importanti.

All’orizzonte spuntano le Initial Coin Offering (Ico) per i finanziamenti

Tra opportunità e rischi sostanziosi si inserisce anche l’uso delle criptovalute per finanziarsi. Con l’Ico si punta a finanziare un progetto bypassando tutte le regole che possono esserci per la raccolta di capitali sul mercato oppure per la richiesta di credito. Il campo è soprattutto quello delle start-up, ma non solo. Si tratta sostanzialmente di una specie di crowdfunding, raccolta di fondi per un’iniziativa, ma con l’obiettivo di un ritorno dell’investimento. Chi è disponibile a intervenire riceve in cambio token virtuali, che possono ovviamente crescere di valore se il progetto va alla grande. Se ne parla molto, visto che sembra che la raccolta in questa forma cresca costantemente. La maggior parte delle Ico è sulla piattaforma della criptovaluta Ethereum. La connessione con le criptovalute è costante e il rischio è massimo (leggi qui).
Va da sé che questa è anche la via per la nascita costante di nuove criptovalute. Ma questa è ancora un’altra storia.
(di Ildegarda Ferraro leggi anche Bitcoin, tutto il bene e tutto il male del mondo )

 

Ildegarda Ferraro è responsabile Ufficio Stampa ABI.
Quest’articolo è stato pubblicato su Bancaforte.

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