Un futuro circolare

Si va verso il superamento dell’economia lineare in cui si adopera e si butta. La prospettiva è uso, riuso, riparazione, riciclo e alla fine si ritorna alla materia prima invece che al rifiuto. È l’economia circolare. Le Autorità tracciano le linee guida che possono davvero spingere il cambiamento. Il comportamento del singolo è ciò che può fare la differenza

 

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Articolo di Ildegarda Ferraro

 

“Per il phon dammi 10 euro. Per il microonde invece 35. Ho dovuto smontare tutto. Era il motorino. Ora ti durerà una vita”. Mario, con il suo negozietto di riparazioni dietro il mercato, non lo sa, ma è il nuovo che avanza. La prova provata che l’economia circolare, con i suoi capisaldi di riuso, riparazione e riciclo, funziona e fa proseliti. In Svezia è sulla cresta dell’onda, dall’Africa vengono esperienze importanti e da noi conquista posizioni. Il valore economico del recupero è ormai sotto gli occhi di tutti.

Economia circolare

Ne parlano tutti parecchio perché può essere la soluzione di molti mali. Rifiuti che diventano materia prima, modularità e versatilità che è forza, energia da fonti rinnovabili. L’obiettivo è il superamento dell’idea lineare di produzione, uso e distruzione verso una prospettiva di rigenerazione. I rifiuti biologici rientrano quindi in circolo reintegrati e quelli tecnici vengono rivalorizzati (leggi qui).
Ovviamente l’Europa se ne sta occupando parecchio. Anche perché i dati sono di tutto rispetto. Come riportato anche in un Focus su Affari & Finanza di Repubblica, secondo il Centro Studi di Intesa San Paolo in Europa vale più di 2 miliardi di euro e dà lavoro a 22 milioni di persone. In Italia si attesterebbe a 254 miliardi di euro e circa 1,7 milioni di occupati.
L’Europa comunque ci crede. Il Circular Economy Package prevede ingenti finanziamenti per andare verso un programma “zero waste”, zero rifiuti, per l’Europa (leggi qui). Oltre a ridurre l’uso di materie prime e le emissioni di Co2 l’economia circolare potrà creare entro il 2030 crescita del Pil e di posti di lavoro verdi. Ovviamente le biotecnologie avranno un peso specifico in questo scenario. Secondo stime della Commissione europea un modello di economia circolare può portare a un risparmio di materie prime per l’industria europea nel 2025 del 14% a parità di produzione, per un valore pari a circa 400 miliardi di euro, mentre per l’Italia i benefici posso essere fissati in 12 miliardi (leggi qui).
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In Svezia e le suggestioni africane

Tutto il mondo è paese e gli esempi arrivano ormai dalle aree più diverse. In Svezia l’idea di riparare e non sprecare è stata accompagnata da incentivi e bonus. In Svezia riparare vuol dire pagare un’Iva dimezzata e potere scaricare la riparazione sulla denuncia dei redditi. Insomma, chi ripara paga meno tasse. E visto che può scaricare la spesa sulla denuncia dei redditi è chiaro che chiederà e potrà contare su di una ricevuta (per approfondimenti clicca qui e anche qui).
L’arte del risparmio delle materie prime, del riuso e della condivisione ha rappresentanti ovunque. Diébédo Francis Kéré è un architetto di una delle aree più povere del Burkina Faso, in Africa Occidentale. Ha una storia personale avventurosa che lo ha portato a studiare a Berlino, a tornare a Gando, il suo paese d’origine, e poi in giro per il mondo. Kéré è membro del Royal Institute of British Architects dell’American Institut of Architechts, ha insegnato in prestigiose scuole americane ed esposto foto e progetti al Moma. E dice che nel suo paese ha imparato il riuso e crede nell’architettura ecosostenibile. Perché gli spunti arrivano dai luoghi più lontani.

In Italia

Anche da noi ci stiamo lavorando e le esperienze si sommano. Si va dai “restarter” che si occupano di riparare e dare nuova vita agli oggetti (leggi qui) a chi studia la bottiglia di plastica perfetta 100% con pet riciclato (clicca qui). E poi c’è l’energia, per esempio si lavora al biometano dagli scarti (qui l’approfondimento).
E le banche naturalmente non stanno a guardare, ma sono impegnate in prima linea in questa partita, basti pensare al Financial Times Circular Economy Summit sostenuto anche da Intesa Sanpaolo a Londra (leggi qui). Oppure al manifesto sottoscritto da otto realtà italiane, tra cui Confindustria, Enel, Intesa Sanpaolo, e ad un documento strategico per proiettare il Paese verso l’economia circolare (leggi qui).

Il progetto del nostro Paese

Da noi le Autorità stanno mettendo i primi tasselli. E così, dopo una consultazione pubblica per arricchire il lavoro con le indicazioni esterne, di recente è stato pubblicato ufficialmente il documento finale Verso un modello di economia circolare in Italia – Documento di inquadramento e posizionamento strategico. Il testo elaborato dal Ministero dello Sviluppo Economico e da quello dell’Ambiente e tutela del territorio e del mare ha visto la partecipazione nella consultazione di 3.900 utenti, 300 dei quali hanno fornito un contributo specifico. Quattro i punti di attenzione:
1. Revisione normativa per semplificare l’attuazione e migliorare la coerenza
2. Strumenti economici per creare incentivi all’adozione di modelli di produzione e consumo circolari e sostenibili;
3. Comunicazione e sensibilizzazione per informare i cittadini, le amministrazioni centrali e locali, le imprese;
4. Promozione della ricerca per favorire l’innovazione.
Si tratta certo di un primo passo, cui altri dovranno seguire, ma un passo importante che definisce l’attenzione che anche le autorità attribuiscono al tema. È quindi un punto di partenza per un futuro “Piano di azione nazionale sull’economia circolare” che avrà riflessi sulle imprese e sui consumatori.

E quello di ognuno di noi

Io come dicevo vado da Mario, che aggiusta di tutto dietro il mercato e usa sapientemente tutto quello che gli passa per le mani per riparare e far rivivere l‘usato. Nascono ovunque mercatini del vintage e grandi catene come H&M ritirano abiti e tessuti (clicca qui) anche quelli non riutilizzabili per rigenerarli come fibre. Anche io ho lanciato un piccolo piano circolare, mi libero del superfluo, di abiti per esempio. Solo che a volte ne recupero altro ancora più vecchio…per esempio attraverso mia figlia adolescente, che preferisce comprare più che l’usato proprio il vecchio…ai mercati di “ultima mano”.

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Di sostenibilità, responsabilità sociale e ambientale e altro si parlerà a #ILCLIENTE, le 3 giornate dedicate alla relazione banca-cliente retail

Dal 9 all’11 aprile a Milano il nuovo evento promosso dall’ABI che nasce dalla fusione di 3 appuntamenti tradizionali: Dimensione Cliente, Dimensione Social & Web e Forum CSR
Mancano poche settimane a #ILCLIENTE, la nuova grande manifestazione promossa dall’ABI sulle strategie e le soluzioni d’avanguardia per migliorare l’esperienza e la soddisfazione del cliente, attraverso l’omnicanalità e in un contesto di sostenibilità.
Dal 9 all’11 aprile a Milano, presso il Centro Servizi Banca Popolare di Milano (Sala conferenze, Via Massaua n.6), si riuniranno i decision maker dell’industria bancaria, le autorità di regolamentazione, i policy maker e altri stakeholder di riferimento di un settore sempre più strategico per il mondo bancario.
Organizzata da ABIServizi, #ILCLIENTE raccoglie l’eredità di 3 eventi di successo – Dimensione Cliente, Dimensione Social & Web e Forum CSR- che hanno affrontato nell’ultimo decennio l’evoluzione del rapporto banca-cliente.
Sono 4 i driver che guideranno le numerose sessioni tematiche del nuovo evento:
1. Strategico – Relazione con il cliente; scenari competitivi retail; innovare distribuzione, omnicanalità e modelli di servizio; customer experience e customer journey; soddisfare e fidelizzare il nuovo cliente; le opportunità del fintech; obiettivi di sviluppo sostenibile.
2. Digitale – Velocità e innovazione; rinnovare e integrare i canali digitali per creare nuove esperienze; design e digitalizzazione del servizio al client; Big Data, Analytics e Intelligenza Artificiale per eccellere nei servizi al cliente; campagne commerciali omnicanali; l’agenzia nell’era digitale; simultaneo è bello.
3. Comunicazione e Social Media – Coinvolgimento ed emozione; raccontare la marca; social network e customer engagement; assistere e ascoltare i clienti sui nuovi canali; strategie di comunicazione integrate; digital marketing; valorizzare le community.
4. Sostenibilità - Responsabilità sociale e ambientale; soluzioni innovative per l’accessibilità in banca; il cliente multiculturale; rendicontazione non finanziaria da obbligo a nuova opportunità; green banking; imprese sociali, impact investing e sostegno all’innovazione.

 

Ildegarda Ferraro è responsabile Ufficio Stampa ABI.
Quest’articolo è stato pubblicato su Bancaforte.

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