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Il trentenne, il teenager e il media mix

23/09/2009 By Matteo Borsacchi

di Matteo Borsacchi

Morgan Stanley ha pubblicato un nuovo report sulle abitudini mediatiche dei teenager, ma stavolta niente panel nè sondaggi. Gli analisti europei della holding hanno scelto una metodologia iper qualitativa e ‘etnografica’: hanno cercato il classico “informatore”, hanno reclutato un quindicenne qualunque da un liceo inglese e gli hanno chiesto di descrivere che uso fanno dei diversi media lui e i suoi coetanei. Il riuscito mix di arguzia e spontaneità ha provocato reazioni entusiaste e congratulazioni dai CEO di tutto il mondo, superando di 5 o 6 volte, stando alle dichiarazioni di un portavoce di Morgan Stanley, i feedback provocati dai loro studi tradizionali.

La vicenda non si ferma qui: un blogger di Metrica, società impegnata sul fronte dei social media e della misurazione delle PR, ha pensato di confrontare le proprie abitudini con quelle emerse dallo studio, per capire cosa separa la dieta mediatica di un trentenne come lui da quella delle generazioni emergenti. Per finire ha sistematizzato le sue riflessioni in un’efficace tabella, che riportiamo qui tradotta in italiano come stimolo per riflessioni e per indagini simili.

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Media e immagini del mondo arabo

23/09/2009 By Matteo Borsacchi

Due libri recentissimi che analizzano la comunicazione nel mondo arabo.

media-arabiMedia arabi e cultura nel Mediterraneo descrive la galassia dei mass media in lingua araba. Dopo l’11 settembre si cita spesso Al Jazeera, ma ancora si trascura che l’arabo è la lingua ufficiale di 24 paesi ed è parlata da più di 300 milioni di persone. Merita perciò grande attenzione questo viaggio nella cultura visuale panarabica e nei suoi 500 e più canali televisivi, tra star dai compensi milionari, fiction dedicate alle vignette danesi su Maometto e musalsalat, le soap opera ultrarealiste in cui i personaggi discutono di attacchi kamikaze, infedeli, emigrazione e Amahdinejad.

Ornella Milella – Domenico Nunnari, Media arabi e cultura nel Mediterraneo, Gangemi, Roma 2009, 239 pp.


muslims-and-media-imagesIn Muslims and Media Images un gruppo di sociologi, giornalisti e intellettuali indiani indaga invece le ragioni profonde della bad press che affligge l’Islam e le sue rappresentazioni nei media occidentali. Il caso indiano illustra con efficacia l’intrecciarsi di dinamiche globali e locali, dalle radici premoderne della diffidenza europea verso i musulmani alla radicata diffidenza di questi ultimi verso i mass media, che comporta l’incapacità di padroneggiarne le tecniche e sfruttarne le potenzialità emancipatorie. Un libro interessante, ma che dimentica troppo volentieri le variabili politiche.

Ather Farouqui, Muslims and Media Images. News VS Views, Oxford University Press, 2009, 368 pp.

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La morte di Michael Jackson: autopsia di un corpo semantico

28/07/2009 By Matteo Borsacchi

di Matteo Borsacchi

jackocloud7

Dopo anni di raccapriccianti rivelazioni sul corpo e la salute di Michael Jackson, quella morte per infarto annunciata in una tarda serata di giugno da un sito di gossip appariva incredibile per la sua banalità.

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La controversia sul nucleare nei blog italiani

25/06/2009 By Matteo Borsacchi

di Matteo Borsacchi

network-dettaglioCome è stato accolto dalla blogosfera italiana il rilancio dell’energia nucleare? Quali sono i temi e i soggetti che hanno richiamato più attenzione, stimolando gli internauti a pubblicare le proprie posizioni? E’ possibile ricavare dei percorsi cognitivi ed emotivi ricorrenti nelle maglie della conversazione più o meno spontanea che avviene sul web?

Per indagare le reazioni dei blogger abbiamo raccolto tra maggio del 2008 e febbraio di quest’anno circa 19000 post che contenevano la parola “nucleare”.

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L’Italia come poltiglia e mucillagine: breve vita di una metafora.

09/04/2008 By Matteo Borsacchi

di Mario Basevi e Matteo Borsacchi

Il 7 dicembre 2007 il Censis pubblica il 41° Rapporto sulla situazione sociale del Paese. Nell’Introduzione, Giuseppe De Rita paragona la società italiana ad una “poltiglia di massa” e ad una “mucillagine sociale”.

Che vita hanno avuto nella comunicazione sociale queste metafore? In che misura hanno acquistato forza e vita autonome indipendentemente dalla prima notizia e dal Rapporto in cui erano inserite?

Abbiamo tracciato la loro presenza e sopravvivenza sia nella stampa che sul web 2.0, e diamo qui alcune brevissime indicazioni di sintesi sui risultati.
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Cos’hai messo nel Caffè?

28/03/2007 By Matteo Borsacchi

di Matteo Borsacchi e Pierfrancesco Graziani*

Un rumour prospera da tempo nelle nostre società, e il Web lo raccoglie e moltiplica. Riguarda l’aspartame. Lo abbiamo studiato come esempio di rumour perfetto nell’ambito di una progetto sperimentale di Banca Intesa sul buzz.

La natura dell’aspartame è indefinibile: farmaco, veleno, droga, semplice additivo? Si sa cosa contiene: formaldeide (un veleno per formiche), l’accecante metanolo (chi non ricorda lo scandalo del “vino al metanolo”) e una fonte di fenilalanina (pericolosa però solo per i fenilchenoturici). Come ogni persecutore vero, sta ovunque: cibi e bevande light, chewingum, dentifrici, integratori per sportivi, medicine per gestanti, diabetici, bambini ecc.

Ma cosa fa in effetti? Ufficialmente “dolcifica ma non ingrassa”. Non fa nemmeno dimagrire, stando a un esperimento condotto su 1900 topi dalla Fondazione Europea di Oncologia e Scienze Ambientali “B. Ramazzini”; in compenso aumenterebbe l’incidenza di linfomi e leucemie, sarebbe cioè cancerogeno. L’European Food Safety Authority non ritiene però tali risultati abbastanza validi da giustificare una riduzione della dose ritenuta sicura.
Ed è subito Aspartame Disease.

L’epidemia di voci che girano sull’aspartame impone una chiarificazione, e la ricerca della verità. Ma la verità ce l’hanno le forze oscure dell’Impero. Può dirci la verità la Food and Drug Administration, che ne vietò l’utilizzo salvo poi approvarlo ai tempi della presidenza Reagan? Oppure Donnie Rumsfeld, allora CEO della Searle (oggi parte di Monsanto, il cuore del Male), cioè l’azienda farmaceutica che ne brevettò la molecola? Oppure l’esercito di naturopati che promettono la guarigione da una novantina di sintomi, inclusi morte e Gulf War Syndrome, con il loro Aspartame Detox Program?

Capire l’esplosione di una voce significa porsi due domande centrali: a chi appartengono le voci? E cosa dicono di specifico l’una rispetto all’altra?
Il modello della diffusione lineare serve a poco. Solo il modello virale del Social Network può esprimere simultaneamente gli intrecci dell’immaginario sociale con i rapporti di potere e di interesse, e con i legami affettivi e fiduciari tra chi comunica nel sistema sociale. Assumono così significati differenti le esternazioni nei forum di diabetici, di obesi o culturisti rispetto ai comunicati dei PR della Coca Cola o degli enti pubblici per la sicurezza alimentare.

Lo studio del sistema di voci sull’aspartame permette di cogliere dal vivo la funzione dei rumors nel solleticare e cortocircuitare l’immaginario di una community. A quel punto non ci si meraviglia quando rimbalza freneticamente e diventa ‘vera’ in poche ore nella comunicazione sociale la ‘bufala’ di una sponsorizzazione dell’A.S. Roma da parte della Apple: poderosa convergenza immaginaria tra gli zeloti del think different e gli adoratori di Totti, a maggior gloria e minima spesa degli Apple Center.

Il tutto nella convinzione, che già fu dello storico Marc Bloch, secondo cui “la falsa notizia è lo specchio in cui la coscienza collettiva contempla le sue fattezze”.

Scarica il report (*.pdf, 448 Kb)

* Gli autori ringraziano Banca Intesa per aver autorizzato la riproduzione parziale di un rapporto sulle dinamiche e il tracking del passaparola.

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