di Matteo Borsacchi e Pierfrancesco Graziani*
Un rumour prospera da tempo nelle nostre società, e il Web lo raccoglie e moltiplica. Riguarda l’aspartame. Lo abbiamo studiato come esempio di rumour perfetto nell’ambito di una progetto sperimentale di Banca Intesa sul buzz.
La natura dell’aspartame è indefinibile: farmaco, veleno, droga, semplice additivo? Si sa cosa contiene: formaldeide (un veleno per formiche), l’accecante metanolo (chi non ricorda lo scandalo del “vino al metanolo”) e una fonte di fenilalanina (pericolosa però solo per i fenilchenoturici). Come ogni persecutore vero, sta ovunque: cibi e bevande light, chewingum, dentifrici, integratori per sportivi, medicine per gestanti, diabetici, bambini ecc.
Ma cosa fa in effetti? Ufficialmente “dolcifica ma non ingrassa”. Non fa nemmeno dimagrire, stando a un esperimento condotto su 1900 topi dalla Fondazione Europea di Oncologia e Scienze Ambientali “B. Ramazzini”; in compenso aumenterebbe l’incidenza di linfomi e leucemie, sarebbe cioè cancerogeno. L’European Food Safety Authority non ritiene però tali risultati abbastanza validi da giustificare una riduzione della dose ritenuta sicura.
Ed è subito Aspartame Disease.
L’epidemia di voci che girano sull’aspartame impone una chiarificazione, e la ricerca della verità. Ma la verità ce l’hanno le forze oscure dell’Impero. Può dirci la verità la Food and Drug Administration, che ne vietò l’utilizzo salvo poi approvarlo ai tempi della presidenza Reagan? Oppure Donnie Rumsfeld, allora CEO della Searle (oggi parte di Monsanto, il cuore del Male), cioè l’azienda farmaceutica che ne brevettò la molecola? Oppure l’esercito di naturopati che promettono la guarigione da una novantina di sintomi, inclusi morte e Gulf War Syndrome, con il loro Aspartame Detox Program?
Capire l’esplosione di una voce significa porsi due domande centrali: a chi appartengono le voci? E cosa dicono di specifico l’una rispetto all’altra?
Il modello della diffusione lineare serve a poco. Solo il modello virale del Social Network può esprimere simultaneamente gli intrecci dell’immaginario sociale con i rapporti di potere e di interesse, e con i legami affettivi e fiduciari tra chi comunica nel sistema sociale. Assumono così significati differenti le esternazioni nei forum di diabetici, di obesi o culturisti rispetto ai comunicati dei PR della Coca Cola o degli enti pubblici per la sicurezza alimentare.
Lo studio del sistema di voci sull’aspartame permette di cogliere dal vivo la funzione dei rumors nel solleticare e cortocircuitare l’immaginario di una community. A quel punto non ci si meraviglia quando rimbalza freneticamente e diventa ‘vera’ in poche ore nella comunicazione sociale la ‘bufala’ di una sponsorizzazione dell’A.S. Roma da parte della Apple: poderosa convergenza immaginaria tra gli zeloti del think different e gli adoratori di Totti, a maggior gloria e minima spesa degli Apple Center.
Il tutto nella convinzione, che già fu dello storico Marc Bloch, secondo cui “la falsa notizia è lo specchio in cui la coscienza collettiva contempla le sue fattezze”.
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* Gli autori ringraziano Banca Intesa per aver autorizzato la riproduzione parziale di un rapporto sulle dinamiche e il tracking del passaparola.