“Social media metrics”, il buzz è più efficace della pubblicità tradizionale
Misurare le misurazioni? Piuttosto valutare l’efficacia dell’introduzione dei social media nel mondo della comunicazione aziendale e della pubblicità. Social media metrics di Jim Sterne è un libro che si basa sul concetto fondamentale del marketing moderno: il buzz è più efficace della pubblicità tradizionale. Ciò che i clienti dicono sul tuo prodotto o sulla tua azienda nel mondo del web 2.0 è più influente di una campagna pubblicitaria! Incredibile? Assolutamente no.
L’importanza dell’opinione dei consumatori, non come creazione di idee dall’alto (dei media tradizionali), ma come costruzione partecipativa attraverso l’incontro tra pareri personali, che possono creare un momento di scambio, e le nuove tecnologie 2.0. Capire quanto le amicizie e i followers siano importanti nella strategia di mercato, capire come sfruttare il social networking e capire, infine, la facilità di utilizzo di questi preziosi strumenti attraverso esempi specifici e concreti di esperienze effettive.
Jim Sterne, SOCIAL MEDIA METRICS. How to Measure and Optimize your Marketing Investment, Wiley & Sons Ltd., 2010, 240 pp.
The buzz about the social media buzz. Londra, 14 luglio
La viralità del passaparola come elemento costitutivo del successo di un brand.
Questo l’argomento che verrà analizzato durante l’evento “The buzz about the social media buzz” che si terrà a Londra, presso lo IAB HQ, il 14 luglio. Quanto realmente il buzz può influenzare la percezione di un prodotto? Quanto è considerato come metro di valutazione attendibile dai consumatori? Quanto scatena reazioni negative? Nella giornata del meeting si cercherà di spiegare quanto il social networking e il “virale” sono legati e quanto la “pubblicità alternativa” sia più efficace degli spot che passano attraverso i media tradizionali.
Diversi i partecipanti/presentatori che aderiscono alla giornata: Andrew Grill, UK head of sales e business development alla Visible Technologies, Robin Grant di We Are Social, Claudio Branno, head of seeding alla The Viral Factory e Matt Rhodes, Client Services Director alla FreshNetworks.
Per iscriversi all’evento e per avere ulteriori informazioni: qui.
Mondiali di calcio 2010: misurare il buzz di Adidas e Nike
di Davide Fiorentini
Mondiali di calcio 2010. La sfida non è solo tra le nazionali in competizione per la Coppa del Mondo, ma anche tra i due brand sportivi per eccellenza: Adidas e Nike.
YouGov, società americana di analisi del brand, ha misurato il buzz delle campagne di viral marketing dei due colossi dell’abbigliamento sportivo, intervistando un campione di 5.000 persone al giorno, rappresentativo delle popolazione americana. L’azienda ha pubblicato un report sulla percezione settimanale di Adidas e Nike, costruendo un indice di valore del buzz che varia da +100 (estremamente positivo) a -100 (estremamente negativo), dove 0 è il valore neutrale.
Lancio di nuovi prodotti e brand attraverso Viral e Buzz Marketing
Cosa rende il passaparola “l’idea di marketing più affascinante degli ultimi tempi”, almeno secondo Philip Kotler?
Se ne discuterà domani all’Hotel Bernini Bristol di Roma nel corso del seminario Lancio di nuovi prodotti e brand attraverso Viral e Buzz Marketing, organizzato da Business International.
Gianluca Arnesano, autore di Viral Marketing e altre strategie di comunicazione innovativa e Stefano Vitta, General Manager di ZZUB.it, parleranno di WOMMI, l’associazione di cui fanno parte che riunisce i professionisti italiani del marketing per passaparola.
Tra le presentazioni di case histories di successo segnaliamo l’intervento di Erika Ferszt, Responsabile Media per Luxottica.
Non usate quel magenta!
di Ildegarda Ferraro
Due casi limite, quelli del colore magenta e della parola bzz, mettono in luce alcune falle del sistema Internet, scatenando una serie di battaglie legali. Esiste il diritto di appropriarsi di qualcosa sul web? La posta in gioco…
Internet è partecipazione, indispensabile per comunicare. Semplici esperienze ne danno la misura. Ma è anche un insieme di regole diverse in rapido cambiamento. Un universo in cui “si combatte” per il colore magenta e non si può usare il ronzio delle api. Comunicare ai tempi della rete vuol dire fare sempre e comunque i conti con la rete. Almeno in termini di riferimento e di scenario, Internet oggi è indispensabile per comunicare. Nella maggioranza dei casi non si può fare a meno di immaginare un percorso specifico, anche quando la scelta cade su canali diversi il gioco dei rimandi implica uno sguardo attento al web. Per almeno due ragioni: da una parte perché cresce il numero di chi vive connesso e dall’altra perché le regole possono essere molto diverse e cambiare molto rapidamente. Esperienze molto semplici ne danno la misura.
Brand contro Brand
di Francesco D’Orazio
Siamo spariti per un po’, un bel po’ e’ vero. Ma non siamo finiti a pescare il salmone selvaggio nei torrenti delle Highlands (personalmente mi sono fermato al fish&chips di Londra)… Abbiamo deciso di imbarcarci in una nuova avventura, faticosa e impegnativa ma decisamente stimolante. Si chiama Bzzers (si legge ‘bazzers’) ed e’ la prima community italiana di passaparola. Per il momento non abbiamo assolutamente intezione di dirvi di piu’ ma possiamo darvi alcune parole chiave: Word of Mouth, passaparola, Buzz Marketing, user-generated marketing.
Saremo pronti a lanciare il beta tra una decina di giorni. Se nel frattempo volete ingannare l’attesa con un primo assaggio di user-generated marketing, date un’occhiata alla Guerra dei Bzzers.
Si tratta di una piccola applicazione costruita su Ning, che mostra due loghi di brand alla volta e vi chiede di rispondere a una domanda molto semplice: qual’e’ il brand migliore? E’ una sorta di “Guerra” tra brand ma siete voi a decidere chi vince. Al momento ci sono circa cento brand ma potete contribuire aggiungendone di nuovi da mandare in battaglia!
La Guerra dei Bzzers e’ un adattamento dell’inglese BrandvsBrand (grazie David!). Come sottolinea David Bausola, la domanda che l’applicazione pone non ha molto senso perche’ i brand vengono selezionati a caso e nella maggiorparte dei casi non hanno nulla a che vedere, appartengono a settori diversi e soprattutto rispondono a universi di valori individuali che non sono lontanamente comparabili. Chi e’ meglio, Wind o i Salumi Negroni? Giorgio Armani o la Rai? Apple o Barilla (a proposito di serendipity, ve lo ricordate il virale su Totti sponsporizzato dal colosso di Cupertino?!?…)
Datemi un blog e solleverò il mondo
di Silvia De Blasio (Vodafone)
“Ecco come Vodafone recupera i costi di ricarica”. Immancabile l’incipit che in pieno Decreto Bersani ha popolato le email, gli SMS di amici, colleghi e familiari, diffondendosi nei tanti blog che animano commenti e dibattiti in rete. Facili suggestioni di una diagnosi improvvisata. Tante imprecisioni.
Prendo spunto da un fatto realmente accaduto per condividere un’esperienza, spero utile a tutti.
I fatti. Nella prima meta’ di marzo, si diffonde via web un rumor che accusa Vodafone di aver attivato, senza il consenso dei clienti, un servizio a pagamento “SMS vocale” che permetteva di inviare un messaggio vocale quando la persona chiamata ha il cellulare spento o non disponibile. Il servizio nei fatti era gratuito per chi lo riceveva ma la tesi sostenuta dal popolo della rete era che Vodafone avesse introdotto tale servizio per recuperare i guadagni persi con l’abolizione dei costi di ricarica.
Il rumor si diffonde inizialmente via email attraverso una ‘catena di Sant’Antonio’e si colloca in un contesto di allarme diffuso. Come un verdetto anteriore al processo, la scarsa fiducia nella trasparenza delle compagnie telefoniche è un terreno fertile per l’affermarsi della percezione di un interlocutore che inganna i consumatori.
A metà marzo la notizia comincia a comparire nei newsgroup, nei forum di discussione, nei blog; vengono prontamente fornite in rete le istruzioni per disfarsi del servizio e, nel giro di pochi giorni, centinaia di messaggi affollano la rete. Il sito web aziendale e i Call Center si intasano di richieste di spiegazioni per disattivare il servizio.
Tutta la comunicazione si svolge nel web, mentre i mezzi di comunicazione tradizionali (agenzie, quotidiani, radio e tv) non danno spazio e rilevanza a quello che sta accadendo.
La campagna disinformativa sulle modalità, l’uso e i costi del servizio determina la decisione dell’azienda di diffondere precisazioni attraverso un comunicato stampa, pubblicandolo sulla homepage del proprio sito e inserendosi in decine di discussioni aperte sul tema. Contestualmente viene decisa la sospensione del servizio per consentire di dissipare ogni dubbio e confermare la validità della proposta commerciale in un dialogo aperto con i clienti.
Gradualmente il fenomeno si ridimensiona per esaurirsi a fine marzo.
La vicenda è emblematica: l’Italia viaggia nella blogsfera a ritmo sempre più veloce e ci crede.
I weblog sono diventati padroni del libero pensiero, intellettuale, popolare, cialtrone, erudito, informativo. Armi digitali per contrastare la propaganda pervasiva dei mass media tradizionali, in crisi di credibilita’.
Sorprende, del resto, come un giovane ischitano fosse riuscito a lanciare una petizione via web, raccogliendo oltre 800mila firme, e che si fosse giunti nel giro di un mese alla emanazione di un decreto legge per eliminare ciò che costituiva da oltre un decennio parte integrante dell’offerta al cliente.
L’esperienza vissuta dell’SMS vocale suggerisce alcune riflessioni: i social networks hanno una crescente rilevanza nei processi informativi. Sono una macchina di consapevolezza, ma anche di speculazioni strumentali, eternamente in moto. Le loro dinamiche possono in ogni caso aiutarci a governare le criticità che ne derivano, aumentando la comprensione delle questioni, dei problemi e delle opportunità offerte da un mondo di comunicazione parallelo che testimonia un nuovo linguaggio del cliente, più sofisticato ed esigente.
In Vodafone le relazioni tra dipartimenti (Commerciale e Comunicazione Istituzionale) ne hanno già beneficiato. Un rigoroso sistema di monitoraggio dei blog e forum del settore permette oggi ad una task force composta da vari dipartimenti aziendali di elaborare segnalazioni o alert a supporto dei processi decisionali.




