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	<title>Misurarelacomunicazione &#187; buzz</title>
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	<description>Il blog e la newsletter per chi in Italia si occupa di comunicazione e PR</description>
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		<title>Il Garante UK vieta il buzz dietro compenso se non si dichiara in modo esplicito</title>
		<link>http://www.misurarelacomunicazione.it/2011/02/02/il-garante-uk-vieta-il-buzz-dietro-compenso-se-non-si-dichiara-in-modo-esplicito/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 08:33:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Borsacchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[web marketing]]></category>
		<category><![CDATA[word of mouth]]></category>
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		<description><![CDATA[Dall&#8217;Inghilterra arriva un importante decisione sulla trasparenza del passaparola online. L&#8217;Office of Fair Trading, l&#8217;equivalente britannico dell&#8217;Antitrust italiana, ha aperto un&#8217;inchiesta su Handpicked Media, un&#8217;agenzia di PR specializzata nel reclutamento di blogger autorevoli per diffondere buzz positivo sui propri clienti. Secondo l&#8217;OFT è da considerarsi ingannevole qualsiasi messaggio promozionale &#8220;quando non specifica chiaramente che la promozione è stata pagata o ricompensata, in modo evidente rispetto al contenuto editoriale e che non possa sfuggire al consumatore medio &#8220;. Il provvedimento potrebbe colpire quelle celebrità inglesi che recentemente hanno pubblicato messaggi quantomeno sospetti su Twitter: dall&#8217;attrice Elizabeth Hurley, che consiglia le creme di Estee Lauder (di cui è testimonial) ai suoi 78.000 follower, alla popstar Lily Allen, che l&#8217;anno scorso ha postato su PlayStation e Grey Goose Vodka. In America quello dei promoted tweets è già un business fiorente: il rapper Snoop Dog viene pagato fino a 3000$ per tweet, la star dei reality Kim Kardashian fino a 10.000$. Tuttavia la US Federal Trade Commission è molto chiara sulle regole del gioco: i tweet &#8220;pagati&#8221; devono includere la sigla AD o SPON tra i propri 140 caratteri. Alcuni stakeholders si stanno chiedendo se in Italia è opportuno far passare una normativa analoga [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/02/liz-hurley-twitter.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4768" title="liz-hurley-twitter" src="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/02/liz-hurley-twitter.jpg" alt="" width="252" height="252" /></a>Dall&#8217;Inghilterra arriva un importante decisione sulla trasparenza del passaparola online.</p>
<p>L&#8217;<strong>Office of Fair Trading</strong>, l&#8217;equivalente britannico dell&#8217;Antitrust italiana, ha aperto un&#8217;inchiesta su <strong>Handpicked Media</strong>, un&#8217;agenzia di PR specializzata nel reclutamento di blogger autorevoli per diffondere <em>buzz</em> positivo sui propri clienti.</p>
<p>Secondo l&#8217;OFT è da considerarsi ingannevole qualsiasi messaggio promozionale <em>&#8220;quando  non specifica chiaramente </em><em>che la  promozione è stata pagata o ricompensata</em><em>, in modo evidente rispetto al contenuto  editoriale e che non possa sfuggire al consumatore medio &#8220;</em>.</p>
<p>Il  provvedimento potrebbe colpire quelle celebrità inglesi che recentemente hanno pubblicato messaggi quantomeno sospetti su <strong>Twitter</strong>:  dall&#8217;attrice <strong>Elizabeth Hurley</strong>, che consiglia le creme di <strong>Estee Lauder</strong> (di cui è testimonial) ai suoi 78.000 follower, alla popstar <strong>Lily Allen</strong>, che l&#8217;anno scorso ha postato su <strong>PlayStation</strong> e <strong>Grey Goose Vodka</strong>.</p>
<p><span id="more-4745"></span>In America quello dei promoted tweets è già un business fiorente: il rapper <strong>Snoop Dog</strong> viene pagato fino a 3000$ per <em>tweet</em>, la star dei reality <strong>Kim Kardashian</strong> fino a 10.000$. Tuttavia la <strong>US Federal Trade Commission</strong> è molto chiara sulle regole del gioco: i tweet &#8220;pagati&#8221; devono includere la sigla <em>AD</em> o <em>SPON</em> tra i propri 140 caratteri.</p>
<p>Alcuni stakeholders si stanno chiedendo se in Italia è opportuno far passare una normativa analoga o se non basta come deterrente la perdita di credibilità nei confronti della twittersfera e dei propri fan. Altri più <em>business-oriented</em> si domandano quali sono le reali  possibilità e il ritorno economico di un modello pubblicitario così antiquato se applicato al social web.<span style="float: right; margin-right: -35px;" ><a class="twitter-share-button"  data-via="" data-count="horizontal" data-related="Misurare" data-lang="it" data-url="http://www.misurarelacomunicazione.it/2011/02/02/il-garante-uk-vieta-il-buzz-dietro-compenso-se-non-si-dichiara-in-modo-esplicito/" data-text="Il Garante UK vieta il buzz dietro compenso se non si dichiara in modo esplicito" href="http://twitter.com/share?via=&#038;count=horizontal&#038;related=Misurare&#038;lang=it&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.misurarelacomunicazione.it%2F2011%2F02%2F02%2Fil-garante-uk-vieta-il-buzz-dietro-compenso-se-non-si-dichiara-in-modo-esplicito%2F&#038;text=Il%20Garante%20UK%20vieta%20il%20buzz%20dietro%20compenso%20se%20non%20si%20dichiara%20in%20modo%20esplicito" >Tweet</a></span></p>
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		<title>Infografica: The Conversation Prism 2010</title>
		<link>http://www.misurarelacomunicazione.it/2010/10/26/infografica-the-conversation-prism-2010/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 13:15:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>la redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[info visualization]]></category>
		<category><![CDATA[buzz]]></category>
		<category><![CDATA[word of mouth]]></category>

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		<description><![CDATA[Il &#8220;Conversation Prism&#8221;, elaborato da Brian Solis e JESS3, mostra i maggiori player nelle 28 categorie delle conversazioni online.Tweet]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.theconversationprism.com/media/images/size1920.jpg"><img class="alignnone" title="the conversation prism" src="http://www.coolinfographics.com/storage/post-images/Conversation%20Prism%203.jpg?__SQUARESPACE_CACHEVERSION=1287409574894" alt="" width="600" height="603" /></a></p>
<p>Il <strong>&#8220;Conversation Prism&#8221;</strong>, elaborato da<strong> Brian Solis</strong> e <strong>JESS3</strong>, mostra i maggiori player nelle 28 categorie delle conversazioni online.<span style="float: right; margin-right: -35px;" ><a class="twitter-share-button"  data-via="" data-count="horizontal" data-related="Misurare" data-lang="it" data-url="http://www.misurarelacomunicazione.it/2010/10/26/infografica-the-conversation-prism-2010/" data-text="Infografica: The Conversation Prism 2010" href="http://twitter.com/share?via=&#038;count=horizontal&#038;related=Misurare&#038;lang=it&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.misurarelacomunicazione.it%2F2010%2F10%2F26%2Finfografica-the-conversation-prism-2010%2F&#038;text=Infografica%3A%20The%20Conversation%20Prism%202010" >Tweet</a></span></p>
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		<title>Misurare il coinvolgimento televisivo tramite il passaparola online?</title>
		<link>http://www.misurarelacomunicazione.it/2010/09/20/misurare-il-coinvolgimento-televisivo-tramite-il-passaparola-online/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 08:42:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>la redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[misurare i media]]></category>
		<category><![CDATA[word of mouth]]></category>
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		<category><![CDATA[tv]]></category>

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		<description><![CDATA[USA – General Sentiment e Q Score hanno costruito una serie di rapporti, chiamati Prime Time Audience Evaluation Reports, che misurano il coinvolgimento del pubblico nei programmi televisivi e la forza di tale coinvolgimento. I rapporti sono suddivisi in tematiche e aggiornati settimanalmente. I programmi televisivi sono valutati tramite il General Sentiment’s Involvement Score che misura la quantità di passaparola online generata intorno ad uno spettacolo, mentre il Q Scores’ Emotional Bonding è una metrica che aiuta i pubblicitari e le emittenti a determinare la “devozione” dei telespettatori nei programmi. Prescindendo dalla validità delle misurazioni (tutte da verificare) è possibile misurare il coinvolgimento di uno spettacolo televisivo soltanto attraverso il passaparola online? TV e Web non sono due differenti media? Delle correlazioni sicuramente ci sono, soprattutto negli Stati Uniti dove la penetrazione di Internet è elevatissima. Ma per l’Europa, e in particolar modo per l’Italia, questa relazione è molto più debole. Inoltre, è sicuramente più facile misurare ciò che succede online &#8211; i dati sono facilmente accessibili &#8211; piuttosto che analizzare il coinvolgimento televisivo tramite interviste a campione stratificato. Prime time Audience Evaluation Report View more documents from Paul Murcott. Tweet]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-2929 aligncenter" title="qscore" src="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2010/09/qscore.jpg" alt="" width="500" height="242" /></p>
<p>USA – <a title="General Sentiment HP" href="http://www.generalsentiment.com/home.html" target="_blank">General Sentiment</a> e <a title="Q Score hompage" href="http://www.qscores.com/pages/Template1/site11/30/default.aspx" target="_blank">Q Score</a> hanno costruito una serie di rapporti, chiamati <strong>Prime Time Audience Evaluation Reports</strong>, che misurano il coinvolgimento del pubblico nei programmi televisivi e la forza di tale coinvolgimento. I rapporti sono suddivisi in tematiche e aggiornati settimanalmente.</p>
<p>I programmi televisivi sono valutati tramite il <strong>General Sentiment’s Involvement Score</strong> che misura la quantità di passaparola online generata intorno ad uno spettacolo, mentre il <strong>Q Scores’ Emotional Bonding</strong> è una metrica che aiuta i pubblicitari e le emittenti a determinare la “devozione” dei telespettatori nei programmi.</p>
<p>Prescindendo dalla validità delle misurazioni (tutte da verificare) è possibile misurare il coinvolgimento di uno spettacolo televisivo soltanto attraverso il <a title="passaparola online su MLC" href="http://www.misurarelacomunicazione.it/category/misurare-il-passaparola/" target="_self">passaparola online</a>? TV e Web non sono due differenti media?</p>
<p><span id="more-2924"></span>Delle <a title="tv e buzz online" href="http://www.misurarelacomunicazione.it/2010/06/29/il-buzz-sui-social-media-e-gli-ascolti-televisivi-sono-correlati/" target="_blank">correlazioni</a> sicuramente ci sono, soprattutto negli Stati Uniti dove la penetrazione di Internet è elevatissima. Ma per l’Europa, e in particolar modo per l’Italia, questa relazione è molto più debole. Inoltre, è sicuramente più facile misurare ciò che succede online &#8211; i dati sono facilmente accessibili &#8211; piuttosto che analizzare il coinvolgimento televisivo tramite interviste a campione stratificato.</p>
<div id="__ss_5124301" style="width: 477px;"><strong style="display: block; margin: 12px 0 4px;"><a title="Prime time Audience Evaluation Report" href="http://www.slideshare.net/generalsentiment/prime-time-audience-evaluation-report">Prime time Audience Evaluation Report</a></strong><object id="__sse5124301" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="477" height="510" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/doc_player.swf?doc=primetimeaudienceevalreport-100903132005-phpapp01&amp;stripped_title=prime-time-audience-evaluation-report&amp;userName=generalsentiment" /><param name="name" value="__sse5124301" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed id="__sse5124301" type="application/x-shockwave-flash" width="477" height="510" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/doc_player.swf?doc=primetimeaudienceevalreport-100903132005-phpapp01&amp;stripped_title=prime-time-audience-evaluation-report&amp;userName=generalsentiment" name="__sse5124301" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<div style="padding: 5px 0 12px;">View more <a href="http://www.slideshare.net/">documents</a> from <a href="http://www.slideshare.net/generalsentiment">Paul Murcott</a>.</div>
</div>
<p><span style="float: right; margin-right: -35px;" ><a class="twitter-share-button"  data-via="" data-count="horizontal" data-related="Misurare" data-lang="it" data-url="http://www.misurarelacomunicazione.it/2010/09/20/misurare-il-coinvolgimento-televisivo-tramite-il-passaparola-online/" data-text="Misurare il coinvolgimento televisivo tramite il passaparola online?" href="http://twitter.com/share?via=&#038;count=horizontal&#038;related=Misurare&#038;lang=it&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.misurarelacomunicazione.it%2F2010%2F09%2F20%2Fmisurare-il-coinvolgimento-televisivo-tramite-il-passaparola-online%2F&#038;text=Misurare%20il%20coinvolgimento%20televisivo%20tramite%20il%20passaparola%20online%3F" >Tweet</a></span></p>
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		<title>&#8220;Social media metrics&#8221;, il buzz è più efficace della pubblicità tradizionale</title>
		<link>http://www.misurarelacomunicazione.it/2010/07/23/social-media-metrics-il-buzz-e-piu-efficace-della-pubblicita-tradizionale/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 08:01:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Isoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[da leggere]]></category>
		<category><![CDATA[buzz]]></category>
		<category><![CDATA[metriche]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>

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		<description><![CDATA[Misurare le misurazioni? Piuttosto valutare l&#8217;efficacia dell&#8217;introduzione dei social media nel mondo della comunicazione aziendale e della  pubblicità.  Social media metrics di Jim Sterne è un libro che si basa sul concetto fondamentale del marketing moderno: il buzz è più efficace della pubblicità tradizionale. Ciò che i clienti dicono sul tuo prodotto o sulla tua azienda nel mondo del web 2.0 è più influente di una campagna pubblicitaria! Incredibile? Assolutamente no. L&#8217;importanza dell&#8217;opinione dei consumatori, non come creazione di idee dall&#8217;alto (dei media tradizionali), ma come costruzione partecipativa attraverso l&#8217;incontro tra pareri personali, che possono creare un momento di scambio, e le nuove tecnologie 2.0. Capire quanto le amicizie e i followers siano importanti nella strategia di mercato, capire come sfruttare il social networking e capire, infine, la facilità di utilizzo di questi preziosi strumenti attraverso esempi specifici e concreti di esperienze effettive. Jim Sterne,  SOCIAL MEDIA METRICS. How to Measure and Optimize your Marketing Investment, Wiley &#38; Sons Ltd., 2010, 240 pp.Tweet]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-2515 alignleft" src="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2010/07/social-media-metrics1.jpg" alt="" width="160" height="237" />Misurare le misurazioni? Piuttosto valutare l&#8217;efficacia dell&#8217;introduzione dei <strong>social media</strong> nel mondo della comunicazione aziendale e della  pubblicità.  <em>Social media metrics</em> di <strong>Jim Sterne</strong> è un libro che si basa sul concetto fondamentale del marketing moderno: il <em>buzz</em> è più efficace della pubblicità tradizionale. Ciò che i clienti dicono sul tuo prodotto o sulla tua azienda nel mondo del web 2.0 è più influente di una campagna pubblicitaria! Incredibile? Assolutamente no.</p>
<p>L&#8217;importanza dell&#8217;opinione dei consumatori, non come creazione di idee dall&#8217;alto (dei media tradizionali), ma come costruzione partecipativa attraverso l&#8217;incontro tra pareri personali, che possono creare un momento di scambio, e le nuove tecnologie 2.0. Capire quanto le amicizie e i <em>followers</em> siano importanti nella strategia di mercato, capire come sfruttare il <em>social networking</em> e capire, infine, la facilità di utilizzo di questi preziosi strumenti attraverso esempi specifici e concreti di esperienze effettive.</p>
<p><em>Jim Sterne,  SOCIAL MEDIA METRICS.</em><em> How to Measure and Optimize your Marketing Investment, </em>Wiley &amp; Sons Ltd., 2010, 240 pp.<span style="float: right; margin-right: -35px;" ><a class="twitter-share-button"  data-via="" data-count="horizontal" data-related="Misurare" data-lang="it" data-url="http://www.misurarelacomunicazione.it/2010/07/23/social-media-metrics-il-buzz-e-piu-efficace-della-pubblicita-tradizionale/" data-text="&#8220;Social media metrics&#8221;, il buzz è più efficace della pubblicità tradizionale" href="http://twitter.com/share?via=&#038;count=horizontal&#038;related=Misurare&#038;lang=it&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.misurarelacomunicazione.it%2F2010%2F07%2F23%2Fsocial-media-metrics-il-buzz-e-piu-efficace-della-pubblicita-tradizionale%2F&#038;text=%26%238220%3BSocial%20media%20metrics%26%238221%3B%2C%20il%20buzz%20%C3%A8%20pi%C3%B9%20efficace%20della%20pubblicit%C3%A0%20tradizionale" >Tweet</a></span></p>
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		<title>The buzz about the social media buzz. Londra, 14 luglio</title>
		<link>http://www.misurarelacomunicazione.it/2010/07/08/the-buzz-about-the-social-media-buzz-londra-14-luglio/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 08:40:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Isoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[agenda]]></category>
		<category><![CDATA[buzz]]></category>
		<category><![CDATA[IAB]]></category>

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		<description><![CDATA[La viralità del passaparola come elemento costitutivo del successo di un brand. Questo l&#8217;argomento che verrà analizzato durante l&#8217;evento &#8220;The buzz about the social media buzz&#8221; che si terrà a Londra, presso lo IAB HQ, il 14 luglio. Quanto realmente il buzz può influenzare la percezione di un prodotto? Quanto è considerato come metro di valutazione attendibile dai consumatori? Quanto scatena reazioni negative? Nella giornata del meeting si cercherà di spiegare quanto il social networking e il &#8220;virale&#8221; sono legati e quanto la &#8220;pubblicità alternativa&#8221; sia più efficace degli spot che passano attraverso i media tradizionali. Diversi i partecipanti/presentatori che aderiscono alla giornata: Andrew Grill, UK head of sales e business development alla Visible Technologies, Robin Grant di We Are Social, Claudio Branno, head of seeding alla The Viral Factory e Matt Rhodes, Client Services Director alla FreshNetworks. Per iscriversi all&#8217;evento e per avere ulteriori informazioni: qui. Tweet]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="alignleft size-full wp-image-2277" src="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2010/07/the-buzz-about-the-social-buzz.jpg" alt="" width="409" height="195" />La viralità del passaparola come elemento costitutivo del successo di un brand.</p>
<p style="text-align: left;">Questo l&#8217;argomento che verrà analizzato durante l&#8217;evento <em>&#8220;The buzz about the social media buzz&#8221; </em>che si terrà a Londra, presso lo <strong>IAB HQ</strong>, il 14 luglio. Quanto realmente il <em>buzz</em> può influenzare la percezione di un prodotto? Quanto è considerato come metro di valutazione attendibile dai consumatori? Quanto scatena reazioni negative? Nella giornata del meeting si cercherà di spiegare quanto il social networking e il &#8220;virale&#8221; sono legati e quanto la &#8220;pubblicità alternativa&#8221; sia più efficace degli spot che passano attraverso i media tradizionali.</p>
<p style="text-align: left;">Diversi i partecipanti/presentatori che aderiscono alla giornata: <strong>Andrew Grill</strong>, UK head of sales e business development alla <a href="http://www.visibletechnologies.com/">Visible Technologies</a>, <strong>Robin Grant</strong> di <a href="http://wearesocial.net/">We Are Social</a>, <strong>Claudio Branno</strong>, head of seeding alla <a href="http://www.theviralfactory.com/">The Viral Factory </a>e <strong>Matt Rhodes</strong>, Client Services Director alla <a href="http://www.freshnetworks.com/">FreshNetworks</a>.</p>
<p style="text-align: left;"><em>Per iscriversi all&#8217;evento e per avere ulteriori informazioni: <a href="http://www.brand-e.biz/buzzmashable.html">qui</a>.</em></p>
<p><span style="float: right; margin-right: -35px;" ><a class="twitter-share-button"  data-via="" data-count="horizontal" data-related="Misurare" data-lang="it" data-url="http://www.misurarelacomunicazione.it/2010/07/08/the-buzz-about-the-social-media-buzz-londra-14-luglio/" data-text="The buzz about the social media buzz. Londra, 14 luglio" href="http://twitter.com/share?via=&#038;count=horizontal&#038;related=Misurare&#038;lang=it&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.misurarelacomunicazione.it%2F2010%2F07%2F08%2Fthe-buzz-about-the-social-media-buzz-londra-14-luglio%2F&#038;text=The%20buzz%20about%20the%20social%20media%20buzz.%20Londra%2C%2014%20luglio" >Tweet</a></span></p>
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		<title>Mondiali di calcio 2010: misurare il buzz di Adidas e Nike</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 10:34:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>la redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.youtube.com/watch?v=idLG6jh23yE di Davide Fiorentini Mondiali di calcio 2010. La sfida non è solo tra le nazionali in competizione per la Coppa del Mondo, ma anche tra i due brand sportivi per eccellenza: Adidas e Nike. YouGov, società americana di analisi del brand, ha misurato il buzz delle campagne di viral marketing dei due colossi dell’abbigliamento sportivo, intervistando un campione di 5.000 persone al giorno, rappresentativo delle popolazione americana. L’azienda ha pubblicato un report sulla percezione settimanale di Adidas e Nike, costruendo un indice di valore del buzz che varia da +100 (estremamente positivo) a -100 (estremamente negativo), dove 0 è il valore neutrale. Il risultato? Nike batte Adidas con lo spot “write the future” visualizzato, solamente su YouTube, più di 15 milioni di volte. Il video è diventato in pratica lo spot ufficiale dei Mondiali di calcio in Sudafrica, facendo totalizzare a Nike un valore di buzz di +20,7 punti. Tuttavia, fino ad aprile, la partita tra i due brand era ancora incerta. Nike aveva perso punti per alcune controversie che avevano coinvolto negativamente dei suoi testimonial, come le ripetute “scappatelle” del campione di golf Tiger Woods. Adidas però ha perso punti per Jabulani, il pallone ufficiale dei Mondiali, criticato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>http://www.youtube.com/watch?v=idLG6jh23yE</p>
<p>di Davide Fiorentini</p>
<p>Mondiali di calcio 2010. La sfida non è solo tra le nazionali in competizione per la  Coppa del Mondo, ma anche tra i due brand sportivi per eccellenza: <strong>Adidas e Nike</strong>.</p>
<p><a title="YouGov sito ufficiale" href="http://www.brandindex.com/" target="_blank">YouGov</a>, società americana di analisi del brand, ha <a title="misurare il passsaparola" href="http://www.misurarelacomunicazione.it/category/misurare-il-passaparola/" target="_self">misurato il buzz</a> delle campagne di viral marketing dei due colossi dell’abbigliamento sportivo, intervistando un campione di 5.000 persone al giorno, rappresentativo delle popolazione americana. L’azienda ha pubblicato un report sulla percezione settimanale di Adidas e Nike, costruendo un indice di valore del buzz che varia da +100 (estremamente positivo) a -100 (estremamente negativo), dove 0 è il valore neutrale.</p>
<p><span id="more-1956"></span>Il risultato? Nike batte Adidas con lo spot <em>“write the future”</em> visualizzato, solamente su <strong>YouTube</strong>, più di 15 milioni di volte. Il video è diventato in pratica lo spot ufficiale dei Mondiali di calcio in Sudafrica, facendo totalizzare a Nike un valore di buzz di +20,7 punti.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1958" title="Buzz Nike Adidas" src="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2010/06/142101-BuzzNike.jpg" alt="Buzz Nike Adidas" width="600" height="328" /></p>
<p>Tuttavia, fino ad aprile, la partita tra i due brand era ancora incerta. Nike aveva perso punti per alcune controversie che avevano coinvolto negativamente dei suoi testimonial, come le ripetute “scappatelle” del campione di golf <strong>Tiger Woods</strong>.</p>
<p>Adidas però ha perso punti per Jabulani, il pallone ufficiale dei Mondiali, criticato da molti calciatori per essere troppo leggero e dalla traiettoria insidiosa. Il brand ha affrontato bene le critiche e pare esserne uscito indenne. Infatti, il valore del buzz della prima settimana di giugno è pari a +13,7 punti, superiore a quello registrato nelle prime settimane dell’anno. Questo sembra essere collegato all’apparizione del video <em>“Star Wars Cantina 2010”</em> mostrato al pubblico il 4 giugno.</p>
<p><iframe width="659" height="371" src="http://www.youtube.com/embed/3Zd_khk6zXo?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>[fonte: <a title="AdWeek" href="http://www.adweek.com/aw/index.jsp" target="_blank">AdWeek</a>]<span style="float: right; margin-right: -35px;" ><a class="twitter-share-button"  data-via="" data-count="horizontal" data-related="Misurare" data-lang="it" data-url="http://www.misurarelacomunicazione.it/2010/06/16/mondiali-di-calcio-2010-misurare-il-buzz-di-adidas-e-nike/" data-text="Mondiali di calcio 2010: misurare il buzz di Adidas e Nike" href="http://twitter.com/share?via=&#038;count=horizontal&#038;related=Misurare&#038;lang=it&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.misurarelacomunicazione.it%2F2010%2F06%2F16%2Fmondiali-di-calcio-2010-misurare-il-buzz-di-adidas-e-nike%2F&#038;text=Mondiali%20di%20calcio%202010%3A%20misurare%20il%20buzz%20di%20Adidas%20e%20Nike" >Tweet</a></span></p>
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		<title>Lancio di nuovi prodotti e brand attraverso Viral e Buzz Marketing</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 19:20:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>la redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa rende il passaparola &#8220;l&#8217;idea di marketing più affascinante degli ultimi tempi&#8221;, almeno secondo Philip Kotler? Se ne discuterà domani all&#8217;Hotel Bernini Bristol di Roma  nel corso del seminario Lancio di nuovi prodotti e brand attraverso Viral e Buzz Marketing, organizzato da Business International. Gianluca Arnesano, autore di Viral Marketing e altre strategie di comunicazione innovativa e Stefano Vitta, General Manager di ZZUB.it, parleranno di WOMMI, l&#8217;associazione di cui fanno parte che riunisce i professionisti italiani del marketing per passaparola. Tra le presentazioni di case histories di successo segnaliamo l&#8217;intervento di Erika Ferszt, Responsabile Media per Luxottica. Tweet]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2010/03/buzz.jpg"><img class="size-full wp-image-887 aligncenter" title="buzz" src="http://misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2010/03/buzz.jpg" alt="buzz" width="420" height="351" /></a></p>
<p>Cosa rende il passaparola &#8220;l&#8217;idea di marketing più affascinante degli ultimi tempi&#8221;, almeno secondo <a href="http://it.hsmglobal.com/notas/54379-5-domande-philip-kotler">Philip Kotler</a>?</p>
<p>Se ne discuterà domani all&#8217;Hotel Bernini Bristol di Roma  nel corso del seminario <em>Lancio di nuovi prodotti e brand attraverso Viral e Buzz Marketing,</em> organizzato da <a href="http://www.linkedin.com/groups?gid=2767404&amp;trk=myg_ugrp_ovr">Business International</a>.</p>
<p><strong>Gianluca Arnesano, </strong>autore di <em>Viral Marketing e altre strategie di comunicazione innovativa</em> e <strong>Stefano Vitta</strong>, General Manager di <strong>ZZUB.it</strong>, parleranno di <strong>WOMMI</strong>,  l&#8217;associazione di cui fanno parte che riunisce i professionisti italiani del marketing per passaparola.</p>
<p>Tra le presentazioni di <em>case histories</em> di successo segnaliamo l&#8217;intervento di <strong>Erika Ferszt</strong>, Responsabile Media per <strong>Luxottica. </strong><span style="float: right; margin-right: -35px;" ><a class="twitter-share-button"  data-via="" data-count="horizontal" data-related="Misurare" data-lang="it" data-url="http://www.misurarelacomunicazione.it/2010/03/10/lancio-di-nuovi-prodotti-e-brand-attraverso-viral-e-buzz-marketing/" data-text="Lancio di nuovi prodotti e brand attraverso Viral e Buzz Marketing" href="http://twitter.com/share?via=&#038;count=horizontal&#038;related=Misurare&#038;lang=it&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.misurarelacomunicazione.it%2F2010%2F03%2F10%2Flancio-di-nuovi-prodotti-e-brand-attraverso-viral-e-buzz-marketing%2F&#038;text=Lancio%20di%20nuovi%20prodotti%20e%20brand%20attraverso%20Viral%20e%20Buzz%20Marketing" >Tweet</a></span></p>
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		<title>Non usate quel magenta!</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 09:43:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>la redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Ildegarda Ferraro Due casi limite, quelli del colore magenta e della parola bzz, mettono in luce alcune falle del sistema Internet, scatenando una serie di battaglie legali. Esiste il diritto di appropriarsi di qualcosa sul web? La posta in gioco… Internet è partecipazione, indispensabile per comunicare. Semplici esperienze ne danno la misura. Ma è anche un insieme di regole diverse in rapido cambiamento. Un universo in cui “si combatte” per il colore magenta e non si può usare il ronzio delle api. Comunicare ai tempi della rete vuol dire fare sempre e comunque i conti con la rete. Almeno in termini di riferimento e di scenario, Internet oggi è indispensabile per comunicare. Nella maggioranza dei casi non si può fare a meno di immaginare un percorso specifico, anche quando la scelta cade su canali diversi il gioco dei rimandi implica uno sguardo attento al web. Per almeno due ragioni: da una parte perché cresce il numero di chi vive connesso e dall’altra perché le regole possono essere molto diverse e cambiare molto rapidamente. Esperienze molto semplici ne danno la misura. LIBERATE I COLORI Dentro è tutto rosa fucsia, il modo comune di chiamare il magenta. Entrate in www.freemagenta.nl e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">di Ildegarda Ferraro</p>
<p style="text-align: justify;">Due casi limite, quelli del colore magenta e della parola bzz, mettono in luce alcune falle del sistema Internet, scatenando una serie di battaglie legali. Esiste il diritto di appropriarsi di qualcosa sul web? La posta in gioco…</p>
<p style="text-align: justify;">Internet è partecipazione, indispensabile per comunicare. Semplici esperienze ne danno la misura. Ma è anche un insieme di regole diverse in rapido cambiamento. Un universo in cui “si combatte” per il colore magenta e non si può usare il ronzio delle api. Comunicare ai tempi della rete vuol dire fare sempre e comunque i conti con la rete. Almeno in termini di riferimento e di scenario, Internet oggi è indispensabile per comunicare. Nella maggioranza dei casi non si può fare a meno di immaginare un percorso specifico, anche quando la scelta cade su canali diversi il gioco dei rimandi implica uno sguardo attento al web. Per almeno due ragioni: da una parte perché cresce il numero di chi vive connesso e dall’altra perché le regole possono essere molto diverse e cambiare molto rapidamente. Esperienze molto semplici ne danno la misura.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-205"></span></p>
<p style="text-align: justify;">LIBERATE I COLORI</p>
<p style="text-align: justify;">Dentro è tutto rosa fucsia, il modo comune di chiamare il magenta. Entrate in <a href="http://www.freemagenta.nl">www.freemagenta.nl</a> e troverete un mondo il cui le battaglie di libertà sono rappresentate dalla pantera rosa che è costretta a diventare blu e dalla Barbie prigioniera in una grigia prigione. E&#8217; quanto sta accadendo qui e ora. Tutto nasce perché <strong>Deutsche Telekom</strong>, il gigante delle telecomunicazioni tedesco, ha brevettato il magenta, il colore su cui ha lavorato anni e che considera il suo biglietto di presentazione. Il marchio di Deutsche Telekom è una grande T magenta. La voce dell’azienda dice che ci hanno lavorato per anni, che il magenta è Deutsche Telekom e che certo non vogliono privare nessuno di un libero colore ma solo proteggersi nel campo delle telecomunicazioni (<a href="http://www.telekom.de">www.telekom.de</a>). Stessa cosa sta facendo <strong>Red Bull</strong>, che produce bevande, che ha messo le mani sul blu-grigio del suo marchio per averlo solo per sé. La battaglia vola su Internet. Il dibattito corre sulla rete e nascono siti tipo www.freemagenta.nl o <a href="http://www.colourlovers.com">www.colourlovers.com</a> per approdare nel mondo della carta, dei quotidiani colti ma anche della più giovane e sensibile free press. E così <em>Repubblica</em> dedica alla vicenda un’intera pagina e <em>Metro</em>, distribuito ogni giorno nelle metropolitane, mette la questione in prima. Da una parte un popolo colto e per lo più giovane, che sente di dover battersi per la libera circolazione dei colori. Dall’altra un’azienda che sottolinea la durezza del mercato, gli anni di lavoro e gli investimenti, dichiarando che nessuno deve preoccuparsi per la libertà del magenta. Entra in campo anche l’Ue, che dice no, un colore non si può registrare. Questo è possibile “solo per i simboli rappresentabili graficamente” secondo l’articolo 4 del Regolamento Ue sui marchi registrati. E ciò è ripetuto dall’articolo 7 dello stesso Regolamento: “Non si possono registrare simboli non conformi a quanto previsto dall’articolo 4”. Un limite sostanziale non superabile. Almeno così sembra.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2009/07/freemagentanl_1247648723014.png"></a><a href="http://misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2009/07/freemagentalarge.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-217" title="freemagentalarge" src="http://misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2009/07/freemagentalarge.png" alt="freemagentalarge" width="480" height="208" /></a></p>
<p style="text-align: left;">LEGGE ANACRONISTICA</p>
<p style="text-align: justify;">La registrazione del colore si è basata su di una sentenza della Corte di Giustizia europea del 2004, che dice: “Colori o combinazioni di colori che siano oggetto di registrazione, devono essere sistematicamente definiti associando le tonalità in modo uniforme”. La posizione delle due multinazionali è che il Regolamento Ue sui marchi registrati risale al 1993 mentre l’interpretazione giuridica della norma è cambiata. D’altra parte la sentenza è del 2004. Undici anni sono un’era geologica nel mondo di Internet. L’articolo 7, intanto, sarebbe stato modificato dalla consuetudine e soprattutto dal progresso tecnologico. Non si può applicare al mondo virtuale una legge entrata in vigore quando Internet era solo una realtà di pochi. Va da sé che nessuno vuol mettere in dubbio la buona fede di Deutsche Telekom o di Red Bull. E nemmeno che non sarà impedito mai di usare il magenta. Ma certo il dubbio di fondo resta. D’altra parte il mondo sembra andare nel senso di quelli che non si fidano.</p>
<p style="text-align: justify;">RONZII SOSPETTI</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto le esperienze si susseguono. E dopo i colori vengono i suoni. Questa è una storia meno nota. Non corre sulla rete e non fa aprire siti di rivolta. È una storia più piccola, ma forse anche più ricca di prospettive. A settembre viene lanciato da un’azienda che si occupa di comunicazione e marketing il primo sito italiano di passaparola. Il ronzio dell’ape diventa identificativo. I partecipanti si chiamano <strong>bzzers</strong> e www.bzzers.com il sito. È una cosa nuova nel nostro Paese: una community dove si viene invitati ad entrare per provare nuovi prodotti o valutare campagne. Insomma si diventa un pubblico un po’ speciale a cui le aziende chiedono consiglio. I partecipanti a loro volta possono creare delle sottocomunità scegliendosi e connettendosi in nuclei più piccoli. La novità comincia molto presto a funzionare, grazie anche alla valenza di social network che ne è alla base. Si arriva a 1.000 bzzers e cercando su google escono decine di migliaia di pagine. I numero dei partecipanti continua a salire e, come nelle favole, appare il proprietario del castello. In questo caso il castello è la parola che indica il suono bzz, sottoscritto e comprato dall’altra parte dell’oceano. Gli avvocati vestono i panni degli antichi ambasciatori e sottolineano che non si può in rete usare bzz senza venire a patti con chi ha provveduto a registrarlo per tempo. La vicenda segue la sua strada senza Unione Europea e regolamenti. La community intanto si è rafforzata. I bzzers sono diventati 2.000. La palla viene lanciata a loro. Come chiamarsi visto che bzz non si può usare? Se la rete è partecipazione una community lo è all’ennesima potenza. Il dibattito ferve. Quando ormai la scelta sembra fatta aggiungendo qualcosa a bzz, tornano in campo gli avvocati per chiarire che proprio non si può usare bzz, da solo o accompagnato. I bzzers, che non si possono più chiamare così, si rimettono all’opera e nasce <strong>zzub</strong>. Il nuovo sito è <a href="http://www.zzub.it">www.zzub.it</a>. A dicembre 2007 i partecipanti erano 5.000.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2009/07/ferrarozzub.png"></a><a href="http://misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2009/07/bzzerszzub.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-218" title="bzzerszzub" src="http://misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2009/07/bzzerszzub.png" alt="bzzerszzub" width="480" height="100" /></a></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">LA RETE È PARTECIPAZIONE</p>
<p style="text-align: justify;">Forse <strong>Giorgio Gaber</strong> aveva intuito qualcosa con il suo “Libertà è partecipazione”. Quello che certamente si può dire è che, da free magenta a zzub.it, tutto porta alla presenza, alla condivisione. Le persone vivono la rete. Anche senza scomodare esperienze tipo second life o social network speciali, Internet è una connessione costantemente aperta. E così si cerca l’anima gemella, ci si scrive anche tra genitori e figli che magari non si sentono, si chiedono consigli e si raccontano cose vere o inventate. I più giovani cominciano ad abbandonare la tv per la rete. Soprattutto si resta collegati. Va da sé che in questa prospettiva non è tanto strano che tornati tardi a casa la sera, si entri in rete per vedere se qualcuno ha scritto e se c’è qualcosa da fare. è come se tutta la voglia di partecipazione avesse trovato un terreno di elezione. Certo stiamo parlando di un mondo che in media e naturalmente tranne eccezioni ha soddisfatto i bisogni primari e non è sotto la spada di Damocle di una guerra. Un mondo alfa, insomma. Dominante perché è di qua per il gioco della sorte. Abbastanza ricco ma non per questo privo di valori. Un mondo abbastanza giovane e comunque pronto a darsi da fare.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Ildegarda Ferraro è Responsabile Ufficio Stampa ABI.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Quest&#8217;articolo è stato pubblicato su <strong>BancaForte n.3 2008</strong></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2009/07/nonusatequelmagenta.pdf">Scarica il pdf originale</a></p>
<p><span style="float: right; margin-right: -35px;" ><a class="twitter-share-button"  data-via="" data-count="horizontal" data-related="Misurare" data-lang="it" data-url="http://www.misurarelacomunicazione.it/2009/07/28/non-usate-quel-magenta/" data-text="Non usate quel magenta!" href="http://twitter.com/share?via=&#038;count=horizontal&#038;related=Misurare&#038;lang=it&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.misurarelacomunicazione.it%2F2009%2F07%2F28%2Fnon-usate-quel-magenta%2F&#038;text=Non%20usate%20quel%20magenta%21" >Tweet</a></span></p>
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		<title>Brand contro Brand</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Sep 2007 14:42:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>la redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Francesco D&#8217;Orazio Siamo spariti per un po’, un bel po’ e’ vero. Ma non siamo finiti a pescare il salmone selvaggio nei torrenti delle Highlands (personalmente mi sono fermato al fish&#38;chips di Londra)… Abbiamo deciso di imbarcarci in una nuova avventura, faticosa e impegnativa ma decisamente stimolante. Si chiama Bzzers (si legge &#8216;bazzers&#8217;) ed e’ la prima community italiana di passaparola. Per il momento non abbiamo assolutamente intezione di dirvi di piu’ ma possiamo darvi alcune parole chiave: Word of Mouth, passaparola, Buzz Marketing, user-generated marketing. Saremo pronti a lanciare il beta tra una decina di giorni. Se nel frattempo volete ingannare l&#8217;attesa con un primo assaggio di user-generated marketing, date un’occhiata alla Guerra dei Bzzers. Si tratta di una piccola applicazione costruita su Ning, che mostra due loghi di brand alla volta e vi chiede di rispondere a una domanda molto semplice: qual’e’ il brand migliore? E’ una sorta di “Guerra” tra brand ma siete voi a decidere chi vince. Al momento ci sono circa cento brand ma potete contribuire aggiungendone di nuovi da mandare in battaglia! La Guerra dei Bzzers e’ un adattamento dell’inglese BrandvsBrand (grazie David!). Come sottolinea David Bausola, la domanda che l’applicazione pone non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Francesco D&#8217;Orazio</p>
<p>Siamo spariti per un po’, un bel po’ e’ vero. Ma non siamo finiti a pescare il salmone selvaggio nei torrenti delle Highlands (personalmente mi sono fermato al fish&amp;chips di Londra)… Abbiamo deciso di imbarcarci in una nuova avventura, faticosa e impegnativa ma decisamente stimolante. Si chiama <a href="http://www.bzzers.com"> Bzzers</a> (si legge &#8216;bazzers&#8217;) ed e’ la prima community italiana di passaparola. Per il momento non abbiamo assolutamente intezione di dirvi di piu’ ma possiamo darvi alcune parole chiave: Word of Mouth, passaparola, Buzz Marketing, user-generated marketing.<br />
Saremo pronti a lanciare il beta tra una decina di giorni. Se nel frattempo volete ingannare l&#8217;attesa con un primo assaggio di user-generated marketing, date un’occhiata alla <a href="http://brandcontrobrand.ning.com"> Guerra dei Bzzers</a>.</p>
<p><a href="http://brandcontrobrand.ning.com"><img src="/wp-content/uploads/old/screencap.guerradeibzzers.2.jpg" border="1" alt="" hspace="9" vspace="2" align="right" /></a></p>
<p>Si tratta di una piccola applicazione costruita su <a href="http://www.ning.com"> Ning</a>, che mostra due loghi di brand alla volta e vi chiede di rispondere a una domanda molto semplice: qual’e’ il brand migliore? E’ una sorta di “Guerra” tra brand ma siete voi a decidere chi vince. Al momento ci sono circa cento brand ma potete contribuire aggiungendone di nuovi da mandare in battaglia!</p>
<p>La Guerra dei Bzzers e’ un adattamento dell’inglese <a href="http://brandvsbrand.ning.com"> BrandvsBrand</a> (grazie <a href="http://zeroinfluence.wordpress.com/about-the-blogger"> David!</a>). Come sottolinea David Bausola, la domanda che l’applicazione pone non ha molto senso perche’ i brand vengono selezionati a caso e nella maggiorparte dei casi non hanno nulla a che vedere, appartengono a settori diversi e soprattutto rispondono a universi di valori individuali che non sono lontanamente comparabili. Chi e’ meglio, Wind o i Salumi Negroni? Giorgio Armani o la Rai? Apple o Barilla (a proposito di serendipity, ve lo ricordate il <a href="http://www.melablog.it/post/2880/apple-sponsor-della-roma"> virale su Totti sponsporizzato dal colosso di Cupertino?!?</a>…)</p>
<p><span id="more-31"></span>Nonostante questo pero’ siamo comunque spinti a dare una risposta e alla fine troviamo sempre un motivo per votare un brand piuttosto che un altro. Come potrete sperimentare voi stessi si tratta di una motivazione decisamente irrazionale e istintiva ed e’ questo l’aspetto piu’ interessante. Perche’ dalle migliaia di voti che ogni brand colleziona nella Guerra dei Bzzers non capiamo quale brand “e’ migliore degli altri”. Quello che emerge e’ un indicatore tanto semplice quanto potente della relazione emozionale che ci lega ai brand e che risponde piuttosto alla domanda: “Qual’e’ il brand piu’ amato?” Lanciatevi in battaglia per scoprirlo &gt;&gt; <a href="http://brandcontrobrand.ning.com"><br />
Brand contro Brand</a><span style="float: right; margin-right: -35px;" ><a class="twitter-share-button"  data-via="" data-count="horizontal" data-related="Misurare" data-lang="it" data-url="http://www.misurarelacomunicazione.it/2007/09/06/brand-contro-brand/" data-text="Brand contro Brand" href="http://twitter.com/share?via=&#038;count=horizontal&#038;related=Misurare&#038;lang=it&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.misurarelacomunicazione.it%2F2007%2F09%2F06%2Fbrand-contro-brand%2F&#038;text=Brand%20contro%20Brand" >Tweet</a></span></p>
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		<title>Datemi un blog e solleverò il mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2007 14:59:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>la redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[misurare il web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[web marketing]]></category>
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		<description><![CDATA[di Silvia De Blasio (Vodafone) “Ecco come Vodafone recupera i costi di ricarica”. Immancabile l’incipit che in pieno Decreto Bersani ha popolato le email, gli SMS di amici, colleghi e familiari, diffondendosi nei tanti blog che animano commenti e dibattiti in rete. Facili suggestioni di una diagnosi improvvisata. Tante imprecisioni. Prendo spunto da un fatto realmente accaduto per condividere un’esperienza, spero utile a tutti. I fatti. Nella prima meta’ di marzo, si diffonde via web un rumor che accusa Vodafone di aver attivato, senza il consenso dei clienti, un servizio a pagamento “SMS vocale” che permetteva di inviare un messaggio vocale quando la persona chiamata ha il cellulare spento o non disponibile. Il servizio nei fatti era gratuito per chi lo riceveva ma la tesi sostenuta dal popolo della rete era che Vodafone avesse introdotto tale servizio per recuperare i guadagni persi con l’abolizione dei costi di ricarica. Il rumor si diffonde inizialmente via email attraverso una ‘catena di Sant’Antonio’e si colloca in un contesto di allarme diffuso. Come un verdetto anteriore al processo, la scarsa fiducia nella trasparenza delle compagnie telefoniche è un terreno fertile per l’affermarsi della percezione di un interlocutore che inganna i consumatori. A metà marzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Silvia De Blasio (Vodafone)</p>
<p>“Ecco come Vodafone recupera i costi di ricarica”. Immancabile l’incipit che in pieno Decreto Bersani ha popolato le email, gli SMS di amici, colleghi e familiari, diffondendosi nei tanti blog che animano commenti e dibattiti in rete. Facili suggestioni di una diagnosi improvvisata. Tante imprecisioni.<br />
Prendo spunto da un fatto realmente accaduto per condividere un’esperienza, spero utile a tutti.</p>
<div class="extended">
<p>I fatti. Nella prima meta’ di marzo, si diffonde via web un rumor che accusa Vodafone di aver attivato, senza il consenso dei clienti, un servizio a pagamento “SMS vocale” che permetteva di inviare un messaggio vocale quando la persona chiamata ha il cellulare spento o non disponibile. Il servizio nei fatti era gratuito per chi lo riceveva ma la tesi sostenuta dal popolo della rete era che Vodafone avesse introdotto tale servizio per recuperare i guadagni persi con l’abolizione dei costi di ricarica.</p>
<p>Il rumor si diffonde inizialmente via email attraverso una ‘catena di Sant’Antonio’e si colloca in un contesto di allarme diffuso. Come un verdetto anteriore al processo, la scarsa fiducia nella trasparenza delle compagnie telefoniche è un terreno fertile per l’affermarsi della percezione di un interlocutore che inganna i consumatori.<br />
A metà marzo la notizia comincia a comparire nei newsgroup, nei forum di discussione, nei blog; vengono prontamente fornite in rete le istruzioni per disfarsi del servizio e, nel giro di pochi giorni, centinaia di messaggi affollano la rete. Il sito web aziendale e i Call Center si intasano di richieste di spiegazioni per disattivare il servizio.<br />
Tutta la comunicazione si svolge nel web, mentre i mezzi di comunicazione tradizionali (agenzie, quotidiani, radio e tv) non danno spazio e rilevanza a quello che sta accadendo.</p>
<p>La campagna disinformativa sulle modalità, l&#8217;uso e i costi del servizio determina la decisione dell’azienda di diffondere precisazioni attraverso un comunicato stampa, pubblicandolo sulla homepage del proprio sito e inserendosi in decine di discussioni aperte sul tema. Contestualmente viene decisa la sospensione del servizio per consentire di dissipare ogni dubbio e confermare  la validità della proposta commerciale in un dialogo aperto con i clienti.</p>
<p>Gradualmente il fenomeno si ridimensiona  per esaurirsi a fine marzo.</p>
<p>La vicenda è emblematica: l’Italia viaggia nella blogsfera a ritmo sempre più veloce e ci crede.</p>
<p>I weblog sono diventati padroni del libero pensiero, intellettuale, popolare, cialtrone, erudito, informativo. Armi digitali per contrastare la propaganda pervasiva dei mass media tradizionali, in crisi di credibilita’.<br />
Sorprende, del resto, come un giovane ischitano fosse riuscito a lanciare una petizione via web,  raccogliendo oltre  800mila firme, e che si fosse giunti nel giro di un mese alla emanazione di un decreto legge per eliminare ciò che costituiva da oltre un decennio parte integrante dell’offerta al cliente.</p>
<p>L’esperienza vissuta dell’SMS vocale suggerisce alcune riflessioni: i social networks hanno una crescente rilevanza nei processi informativi. Sono una macchina di consapevolezza, ma anche di speculazioni strumentali, eternamente in moto. Le loro dinamiche  possono in ogni caso aiutarci a governare le criticità che ne derivano, aumentando la comprensione delle questioni, dei problemi e delle opportunità offerte da un mondo di comunicazione parallelo che testimonia un nuovo linguaggio del cliente, più sofisticato ed esigente.</p>
<p>In Vodafone le relazioni tra dipartimenti (Commerciale e Comunicazione Istituzionale) ne hanno già beneficiato. Un rigoroso sistema di monitoraggio dei blog e forum del settore permette oggi ad una task force composta da vari dipartimenti aziendali di elaborare segnalazioni o alert a supporto dei processi decisionali.</p>
</div>
<p><span style="float: right; margin-right: -35px;" ><a class="twitter-share-button"  data-via="" data-count="horizontal" data-related="Misurare" data-lang="it" data-url="http://www.misurarelacomunicazione.it/2007/05/10/datemi-un-blog-e-sollevero-il-mondo/" data-text="Datemi un blog e solleverò il mondo" href="http://twitter.com/share?via=&#038;count=horizontal&#038;related=Misurare&#038;lang=it&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.misurarelacomunicazione.it%2F2007%2F05%2F10%2Fdatemi-un-blog-e-sollevero-il-mondo%2F&#038;text=Datemi%20un%20blog%20e%20sollever%C3%B2%20il%20mondo" >Tweet</a></span></p>
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