di Marta Isoni
Finalmente uno studio con dei presupposti seri, delle basi evidenti e delle conclusioni innovative: “La prima cosa che fanno le donne appena sveglie: controllare Facebook”. Già dopo aver letto il titolo una domanda inizia a presentarsi con una certa insistenza: “quindi?”.
No, ci devono essere dei dati che stupiscono per la loro originalità!
La Oxygen Media e la Lightspeed Research hanno studiato le abitudini di 1605 donne che usano quotidianamente i social media, tra maggio e giugno di quest’anno. Teoricamente lo studio analizza il rapporto che il genere femminile ha con il social networking in generale, ma l’analisi ha subito evidenziato il forte “addicting to” Facebook piuttosto che verso Twitter, MySpace o qualsiasi altra community (relegate sempre più al ruolo di “figlie di un dio minore”).
Leggi tutto »

di Marta Isoni
Il nuovo studio di ExactTarget e CoTweet ci pone davanti ad un risultato che difficilmente avremmo creduto possibile: le email sono più efficaci nella costruzione dell’immagine di un brand rispetto a Facebook e ai nuovi social network.
L’analisi si è svolta in due fasi. La prima, a marzo 2010, ha visto 44 soggetti partecipare a differenti tipi di focus group (tra cui conversazione in tempo reale in chat e video focus tramite webcam); la seconda fase, dal 9 al 13 aprile, ha raccolto le risposte di 1506 intervistati dai 15 anni in su, stratificati in base all’età e in modo tale che ciascuna fascia avesse almeno 200 risposte.
Leggi tutto »

di Marta Isoni
Una vita sempre più connessa, relazioni sociali caratterizzate da messaggi in bacheca, post, link che speri si riferiscano a te, l’ansia da attesa che ti spinge a cliccare refresh ogni 15 secondi, assuefazione da social networking dilagante… e se qualcuno volesse tornare alla vita di un tempo? Se qualcuno volesse decidere di abbandonare il web 2.0 e cancellare la propria identità virtuale
Alla fine del 2009 è arrivata la web suicide machine: permette di mettere fine alla propria vita 2.0. Cancellazione dei propri amici. Uno ad uno. Un’operazione che generalmente richiedeva ore ed ore diventava così fattibile in meno di un’ora. Facebook, Myspace, Twitter, LinkedIn. Nessuno escluso.
Leggi tutto »

Campagna di promozione del motore di ricerca Bing su FarmVille
di Davide Fiorentini
Perché le aziende dovrebbero pensare a un social game per promuovere la propria immagine e i propri prodotti? È sufficiente considerare che a FarmVille, il gioco più diffuso su Facebook, sono iscritti circa 76 milioni di utenti e che Zynga, la società che ha sviluppato il gioco, ha un valore stimato di 4 miliardi di dollari.
Nuovi target
Un recente studio americano, condotto da Information Solution Group, va oltre il dato quantitativo (che si può monitorare su AppData) e suggerisce di far attenzione ai nuovi segmenti di utenti che si avvicinano al mondo dei giochi, grazie ai social network.
Leggi tutto »
Il fatto che l’ex-inviato del Grande Fratello Marco Liorni scriva un libro su Facebook e che qualcuno lo pubblichi dimostra da sè che siamo davvero TUTTI nel vortice. Perchè allora darsi la pena di leggere altre 200 pagine sul tema?
Forse qualcuno si sorprenderà che per gli amici Facebook si dice Feisbuk, che può provocare la FAB (Facebook Addiction Disorder) o che possono insorgere problemi di privacy e furti d’identità, tutte questioni nuove e interessanti per chi negli ultimi 3 anni ha vissuto in una camera iperbarica, oppure nella casa della famosa trasmissione televisiva.
A qualcun’altro invece potrebbe venire in mente un parallelo tra FB e GF, sia per la rilevanza dei due fenomeni mediatici che per le derive a cui possono condurre: la spettacolarizzazione del quotidiano e della mediocrità, la competizione basata sui rapporti sociali, passare la vita chiusi in casa…
Marco Liorni, Facebook. Tutti nel vortice, Curcio, 2009, 208 pp.
di Stefano Vitta
La struttura orizzontale P2P dei social media si basa, almeno nella prima e decisiva cerchia di contatti, sul legame di fiducia che esiste tra un utente e l’altro. Oggi il termine trust media si usa meno in quanto è più semplice contare il numero degli utenti piuttosto che analizzare e spiegare il loro coefficiente di fiducia reciproco. Finché sono i media a fare questa semplificazione, la si può anche tollerare, ma quando si parla di misurazioni nel buzz marketing questa variabile deve essere presa in considerazione.
Leggi tutto »