Posts Tagged ‘ Ferraro ’

Misurare la felicità: intervista a Enrico Giovannini – terza parte

ottobre 12, 2010 By

(per leggere la seconda parte vai qui)

D. “Cervelli” in fuga dall’Italia che provano a tornare. Qual è la sua valutazione sul tema? E, soprattutto, lei si è mai sentito un “cervello” in fuga?

R. Mi sono sentito un cervello che ha avuto la possibilità di fare il più bel lavoro del mondo. In campo statistico credo che la posizione di Chief Statistician dell’OCSE sia il più bel lavoro possibile. Ho partecipato ad un concorso internazionale per quella posizione e l’ho lasciata di mia volontà. L’ho deciso perché mi interessava di poter mettere in pratica, qui in ISTAT, una serie di idee e di innovazioni di cui avevo parlato per tanti anni. Il problema non è andar via, è riuscire a tornare per mettere in pratica ciò che si vorrebbe. Da questo punto di vista mi ritengo fortunato anche perché questo Paese mi ha chiesto di tornare.

D. Lavorare. C’è chi è nel circuito e occupa la propria vita lavorando e chi ne è escluso e non riesce a poter contare che su saltuari momenti di inclusione.

R. Siamo usciti di recente con dati abbastanza positivi: il tasso di disoccupazione a maggio per il terzo mese consecutivo non è cresciuto, l’occupazione non è diminuita. Abbiamo un tasso di disoccupazione inferiore a quello medio europeo. Le manovre messe in campo dal Governo hanno minimizzato l’effetto della perdita occupazionale sui “genitori”, ma questo ha scaricato l’onere dell’aggiustamento sui “figli”. Il tasso di disoccupazione giovanile è di circa il 30%, un livello molto alto, molto più alto che in altri paesi. L’Italia ha anche la quota più alta di giovani che non sono ne’ sul mercato del lavoro, ne’ a scuola, i famosi NEET.

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Misurare la felicità: intervista a Enrico Giovannini – seconda parte

ottobre 8, 2010 By

(per leggere la prima parte vai qui)

D. Come stiamo in Italia? Passiamo dall’essere considerati un laboratorio sperimentale agli ultimi della lista. Siamo 31esimi rispetto al primo posto del Costa Rica sulla base delle risposte alla domanda “sei soddisfatto nell’insieme della vita?” e 18esimi per l’indice di sviluppo umano messo a punto dall’ONU che vede la Norvegia al primo posto.

R. L’Italia è uno dei Paesi più ricchi al mondo. Abbiamo un rapporto ricchezza / reddito tra i più alti, è un dato incontestabile. Vuol dire che abbiamo accumulato tanto negli anni. La generazione che ci ha preceduto ha fatto un ottimo lavoro. Ma il problema è se noi stiamo facendo altrettanto, in modo che la generazione futura possa continuare ad avere tutto ciò che abbiamo oggi e anche di più. È un tema di sostenibilità. Siamo un Paese che cresce relativamente poco e questo vuol dire avere pochi fondi per investire sul futuro. Siamo un Paese in cui la capacità, l’inventiva è altissima. Anche con la crisi tante imprese sono riuscite a trovare spazi di competizione per resistere e, in alcuni casi, anche crescere. Ma investiamo poco in cultura e in innovazione.

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Misurare la felicità: intervista a Enrico Giovannini

ottobre 6, 2010 By

L’economia della felicità e l’arte di lavorare sul nostro futuro, sapendo dove siamo e dove vogliamo andare, anche attraverso un più forte Sistema statistico europeo e una “Costituzione statistica”.

Intervista a Enrico Giovannini, presidente dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) e docente universitario, di Ildegarda Ferraro.

“La salute, l’istruzione, il lavoro, il benessere materiale, l’ambiente, le relazioni interpersonali e la capacità di vivere nella società partecipando. A queste 7 categorie per misurare il benessere vanno aggiunte 2 misure orizzontali: l’equità e la sostenibilità”. “Il futuro si costruisce oggi. È stato ampiamente dimostrato che i comportamenti di ciascuno hanno effetto sulle variabili macro”. E ancora: “Gli indicatori sono uno strumento per capire dove siamo e dove vogliamo andare. Nulla di più e nulla di meno. Ma poi è importante che un tema venga dibattuto e affrontato”. Chi parla di dati e di misure, di economia della felicità e di futuro, è Enrico Giovannini, presidente dell’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) e professore universitario, con una lunga esperienza precedente di Chief Statistician e Director of the Statistics Directorate dell’OCSE a Parigi.

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+ crisi, – crimini

maggio 12, 2010 By

trend reati dal 2005

Sette milioni in meno di posti di lavoro negli Stati Uniti e il tasso di criminalità più basso dall’inizio degli anni ’60. Insomma, meno crimini e misfatti con una crisi che avrebbe invece dovuto portare a conclusioni opposte. Lo ha scritto il Wall Street Journal e anche la stampa italiana lo ha sottolineato. Così Alberto Brambilla sul Riformista ha ricordato che «L’idea che povertà e ingiustizia sociale vadano a braccetto con un aumento della criminalità dovrà essere dimenticata. Nei primi mesi del 2008, quando la disoccupazione aveva già iniziato a mordere, scienziati sociali e criminologi avvertivano che di lì a poco sarebbero aumentati i reati. Una deduzione logica che sarebbe stata smentita dai fatti».

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Un giorno ne varrà due. Anche home banking e call center ci cambiano la vita. Che risulterà raddoppiata.

gennaio 28, 2010 By

“Vivere senza staccare mai la linea vorrà dire vivere due volte. Certamente tra cinque anni, ma già oggi ogni giorno conta per uno e mezzo”. Lo scrive Ildegarda Ferraro in un articolo comparso sulla rivista Bancaria n.10 del 2009. I consumi in genere e quelli mediatici in particolar modo sono fortemente influenzati dal tempo che abbiamo a disposizione; tuttavia i nuovi media accelerano le nostre attività e allungano le nostre giornate, permettendo di ricavare nuovi spazi e riducendo la portata di queste limitazioni. Ecco l’articolo.

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Fig. 1 – Harold Lloyd appeso a un orologio

Le nostre giornate sono già di 36 ore e non di sole 24. Lo rileva l’ultima ricerca Cisco Visual Networking Index (VNI) 2008-2013. Tra cinque anni potremo contare ogni giorno su 48 ore se continueremo a vivere e a lavorare connessi on line. In linea con questa prospettiva tutto quanto si registra nell’home banking e nei call center bancari, come rivelano alcune indagini dell’ABI.

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La migliore reputazione del mondo

novembre 17, 2009 By

Nutella superstar. La Ferrero è la migliore al mondo secondo il Global Reputation Pulse 2009. Le banche italiane hanno subito il riflesso importato della grande crisi finanziaria. Hanno reagito bene. Ma possono far tesoro delle indicazioni del Reputation Institute, impegnandosi su sette dimensioni: prodotti/servizi, innovazione, luogo di lavoro, governance, impegno sociale, leadership e performance.

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Fig. 1 – The Reputation Pulse Model

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Una metrica per il valore aziendale dei media

settembre 23, 2009 By

All’interno di un’azienda il valore riconosciuto all’impatto dei media può essere molto diverso. Dopo aver attribuito ad analisti esterni il compito di misurare i mezzi di comunicazione secondo parametri oggettivi, resta da chiarire che cosa accade di questi dati. Per altro verso, è anche importante definire se l’obiettivo di incidere positivamente con la comunicazione sia di una specifica categoria di addetti ai lavori o riguardi una fascia più larga di persone.

L’esperienza che si sta portando avanti in ABI è di questo secondo tipo. 

Un esempio concreto può chiarire meglio. “La differenza sostanziale è che l’obiettivo dei colleghi delle Associazioni degli altri paesi europei è stato di fare del proprio meglio, il nostro di raggiungere un Indice Qualitativo di Visibilità (IQV) per il settore bancario dello 0,40″. È questo l’obiettivo 2007, che è poi stato effettivamente raggiunto.

Per non lasciare passaggi in sospeso, l’Indice Qualitativo di Visibilità sintetizza il giudizio positivo o negativo dei media tra -1 e +1. Le parole possono essere di un dirigente dell’ABI.

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Fig. 1 – IQV

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Non usate quel magenta!

luglio 28, 2009 By

Due casi limite, quelli del colore magenta e della parola bzz, mettono in luce alcune falle del sistema Internet, scatenando una serie di battaglie legali. Esiste il diritto di appropriarsi di qualcosa sul web? La posta in gioco…

Internet è partecipazione, indispensabile per comunicare. Semplici esperienze ne danno la misura. Ma è anche un insieme di regole diverse in rapido cambiamento. Un universo in cui “si combatte” per il colore magenta e non si può usare il ronzio delle api. Comunicare ai tempi della rete vuol dire fare sempre e comunque i conti con la rete. Almeno in termini di riferimento e di scenario, Internet oggi è indispensabile per comunicare. Nella maggioranza dei casi non si può fare a meno di immaginare un percorso specifico, anche quando la scelta cade su canali diversi il gioco dei rimandi implica uno sguardo attento al web. Per almeno due ragioni: da una parte perché cresce il numero di chi vive connesso e dall’altra perché le regole possono essere molto diverse e cambiare molto rapidamente. Esperienze molto semplici ne danno la misura.

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