di Ildegarda Ferraro
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Il web
In questo quadro va assumendo un peso sempre maggiore Internet, perché la reputazione non può prescindere da quanto gira in rete, che se c’è esiste per sempre. Twitter e i social network svolgono ormai una funzione di attivatori virali, visto che fanno da anticipatori di quanto “bolle in pentola”. I blog di peso e i siti di ambito più giornalistico cominciano ad avere un pubblico più attento e ricco dei media tradizionali. Qualunque esame sulla reputazione parte dallo scrivere il nome dell’azienda o della persona sul sito di Google. Leggi tutto »
La fine della reputazione. Il dibattito ferve a tutti i livelli, cominciando da quello filosofico. In ogni caso la reputazione non vive un momento proprio felice. E se non è morta, certo non si sente tanto bene. La questione è sul tappeto. Come anche quella di chi custodisce i custodi e di chi giudica i giudici della reputazione. Leggi tutto »
di Ildegarda Ferraro
Tra traduttori simultanei e videoconferenze il futuro è già qui. Cresce in Africa l’uso del mobile e la malattia che avanza è la difficoltà di disconnettersi. La fantascienza casalinga di ieri è la normale operatività di oggi. Anche in banca. Leggi tutto »

di Ildegarda Ferraro
Le vignette celebrative del più popolare motore di ricerca incuriosiscono la rete e sfidano le regole del marketing
Non tutti i mali vengono per nuocere e non tutti gli errori portano alla sconfitta. Leggi tutto »
di Ildegarda Ferraro.
Crescita costante, con prospettive di un ulteriore picco nel 2011, e nello stesso momento distanza ancora evidente rispetto ad altri paesi. Sono questi gli elementi fondamentali dell’e-commerce in Italia.
Ma comprare sul web è soprattutto un’esperienza personale. Provo quindi a far riferimento alla customer experience. Insomma, sento un’amica per verificare il caso concreto, che può dire di più di molte statistiche. Mi racconta che ha cominciato con gli aerei. Nel senso che sono anni ormai che compra biglietti soltanto su Internet. Ma poi ha continuato: libri, prodotti di elettronica e creme di bellezza, borse, valigie, cose per la casa. Da circa un anno mi dice di avere fatto il grande salto: ho comprato in rete anche scarpe e gioielli. E non può lamentarsi.
Mi assicura che i customer service sono avanzatissimi ed efficaci. La conclusione è: “I love shopping” per prendere a prestito la fortunata serie di libri di Sophie Kinsella, un vero must della chick lit. Ma solo sul web. Mi garantisce che in genere non ama andar per negozi, ma la rete ispira, oltre a dare almeno l’illusione di fare magnifici affari sui siti che offrono prodotti di grandi marche a prezzi scontatissimi oppure su quelli che costruiscono gruppi di acquisto. Mi spiega che vanno per la maggiore siti, cui si viene invitati a partecipare, che offrono per un certo numero di giorni prodotti specifici. Leggi tutto »
di Ildegarda Ferraro
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L’America e l’Europa
Usa. L’America è molto presente nelle nostre vite e nelle nostre scelte. Lo sarà ancora o meno di quanto non possa esserlo la Cina?
L’influenza americana sulle nostre vite c’è già stata. L’American way of life , è arrivata con la televisione, con il cinema, con la musica. E dal ’50 ad oggi, sono passati sessant’anni, ha prodotto tutti gli effetti di modernizzazione, anche di liberalizzazione dei costumi che poteva concedere. Oggi a me sembra che sia difficile che si diventi nei prossimi anni più americani di adesso. Saremo un po’ meno americani, forse un po’ più cinesi o un po’ più provinciali italiani.
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di Ildegarda Ferraro
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Il futuro e il presente
Dalla tavola alle fonti rinnovabili sono molti i percorsi di quale futuro stiamo costruendo?
Il futuro per me è sempre stato inatteso. Basti pensare al dibattito degli anni ’70: il 68, la rivoluzione, le masse, la sinistra, la fine dell’industria e dell’industrialismo. Il rapporto sulle imprese industriali dà un’immagine molto diversa: nel 1971 le aziende industriali erano 490mila, non rogiti notarili ma proprio capannoni; nel 1981, dieci anni dopo, erano 1 milione. Erano raddoppiate. Nessuno se ne era accorto. La trasformazione dell’Italia, la novità fondamentale che partiva anche dal sommerso di cui pure nessuno si era reso conto, è stata questa esplosione di imprenditorialità per cui oggi si può dire che l’Italia è fatta da 4 milioni e mezzo di imprenditori. Sappiamo che il processo è scoppiato tra la fine anni 60 e i primi anni 70, quando nessuno ci avrebbe scommesso, perché tutti parlavano d’altro. Dove nessuno avrebbe giocato mezza lira su questo processo, perché tutti parlavano d’altro. Si discuteva di autunno caldo, di salario come variabile indipendente, temi che hanno tenuto banco per almeno dieci anni, mentre la società faceva il suo corso e costruiva la vera novità.
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Ildegarda Ferraro ha intervistato, per Bancaria, Giuseppe De Rita, Presidente Censis, per capire quanto la crisi abbia inciso sul sistema Italia, già caratterizzato da fratture storiche e socio-economiche, e quale possa essere il futuro del nostro Paese.
Nella crisi abbiamo retto meglio di altri, ma abbiamo perso il gusto di rischiare
di Ildegarda Ferraro
<< Con la crisi abbiamo guadagnato sicurezza in noi stessi. Mentre tutti gli altri hanno vacillato, noi no. E questo non è poco per un Paese che da dieci anni si sentiva ripetere di essere in declino, che sarebbe stato colpito più duramente perché più fragile e più debole. Noi abbiamo retto. Ed è un fatto. Abbiamo però perso il gusto di rischiare. Siamo arroccati in difesa>>. Giuseppe De Rita, fondatore del Censis, da cinquant’anni legge la realtà con innegabile talento. Ha dettato linee e decrittato fenomeni. Continua a farlo con la rude semplicità di chi bada ai fatti. Certamente un guru, ma chiaro e semplice. E così quando gli chiedo come vede il futuro, non accenna a complessi sistemi di analisi. Mi dice solo: <<Il futuro per me è sempre stato inatteso. All’inizio degli anni ’70 il dibattito era sulle masse, la fine dell’industria e dell’industrialismo, ma le imprese industriali nel 1971 erano 490 mila e nel 1981 1 milione>>. Con i suoi 79 anni a luglio De Rita continua fare costantemente opinione. <<Questo è un Paese dove si è spezzata la catena generazionale. Ognuno funziona per sé e si può diventar vecchi senza avere mai avuto un allievo o un successore da coltivare. Se non si passa dal ricambio generazionale alla ricostituzione della catena generazionale il risultato sarà sempre una società con questa frattura>>. Le piccole e medie imprese sono sempre state il suo orizzonte di analisi. Da quello che si vede ci sono due prospettive: la prima è essere alla sequela dei tedeschi, contando su di una piattaforma di atterraggio nella globalizzazione; la seconda è esasperare al massimo la logica delle nicchie>>. Mentre per le banche sottolinea l’importanza determinante del legame con il territorio: <<Vorrei che la banca fosse sempre più un operatore tra gli operatori locali>>. Leggi tutto »