Mediamondo, come cambiano le regole comunicative quotidiane
Il Medium è il messaggio. Così sentenziava McLuhan già nel 1967, sottolineando quanto le caratteristiche del mezzo tecnologico determinino effettivamente l’incidenza e il contenuto del messaggio stesso. Concetti come spazio, potenziale e tempo della comunicazione (con l’assenza dei “tempi morti” riempiti dai social media) si modernizzano e si evolvono.
La comunicazione mediata, la quantità spropositata di contenuti condivisibili, l’omologazione e la democrazia dei nuovi media: in un mondo sempre più permeato dai media sembra impossibile staccarsi dalla morsa del 2.0, pena l’esclusione dalle strutture sociali del mondo digitale.
Da una parte le opportunità e le regole comunicative che cambiano, dall’altra la moltiplicazione dei mezzi e l’incapacità degli individui di gestire le infinite possibilità tra cui si trovano a dover scegliere.
Patrizia Rodi, attraverso questo libro, cerca di sottolineare le evoluzioni, i pro e i contro del mondo comunicativo in cui viviamo quotidianamente.
Patrizia Rodi, Mediamondo, Lupetti, 2010, 320 pp.
Una metrica per il valore aziendale dei media
di Ildegarda Ferraro
All’interno di un’azienda il valore riconosciuto all’impatto dei media può essere molto diverso. Dopo aver attribuito ad analisti esterni il compito di misurare i mezzi di comunicazione secondo parametri oggettivi, resta da chiarire che cosa accade di questi dati. Per altro verso, è anche importante definire se l’obiettivo di incidere positivamente con la comunicazione sia di una specifica categoria di addetti ai lavori o riguardi una fascia più larga di persone.
L’esperienza che si sta portando avanti in ABI è di questo secondo tipo.
Un esempio concreto può chiarire meglio. “La differenza sostanziale è che l’obiettivo dei colleghi delle Associazioni degli altri paesi europei è stato di fare del proprio meglio, il nostro di raggiungere un Indice Qualitativo di Visibilità (IQV) per il settore bancario dello 0,40″. È questo l’obiettivo 2007, che è poi stato effettivamente raggiunto.
Per non lasciare passaggi in sospeso, l’Indice Qualitativo di Visibilità sintetizza il giudizio positivo o negativo dei media tra -1 e +1. Le parole possono essere di un dirigente dell’ABI.
Fig. 1 – IQV
Il trentenne, il teenager e il media mix
di Matteo Borsacchi
Morgan Stanley ha pubblicato un nuovo report sulle abitudini mediatiche dei teenager, ma stavolta niente panel nè sondaggi. Gli analisti europei della holding hanno scelto una metodologia iper qualitativa e ‘etnografica’: hanno cercato il classico “informatore”, hanno reclutato un quindicenne qualunque da un liceo inglese e gli hanno chiesto di descrivere che uso fanno dei diversi media lui e i suoi coetanei. Il riuscito mix di arguzia e spontaneità ha provocato reazioni entusiaste e congratulazioni dai CEO di tutto il mondo, superando di 5 o 6 volte, stando alle dichiarazioni di un portavoce di Morgan Stanley, i feedback provocati dai loro studi tradizionali.
La vicenda non si ferma qui: un blogger di Metrica, società impegnata sul fronte dei social media e della misurazione delle PR, ha pensato di confrontare le proprie abitudini con quelle emerse dallo studio, per capire cosa separa la dieta mediatica di un trentenne come lui da quella delle generazioni emergenti. Per finire ha sistematizzato le sue riflessioni in un’efficace tabella, che riportiamo qui tradotta in italiano come stimolo per riflessioni e per indagini simili.
Media e immagini del mondo arabo
Due libri recentissimi che analizzano la comunicazione nel mondo arabo.
Media arabi e cultura nel Mediterraneo descrive la galassia dei mass media in lingua araba. Dopo l’11 settembre si cita spesso Al Jazeera, ma ancora si trascura che l’arabo è la lingua ufficiale di 24 paesi ed è parlata da più di 300 milioni di persone. Merita perciò grande attenzione questo viaggio nella cultura visuale panarabica e nei suoi 500 e più canali televisivi, tra star dai compensi milionari, fiction dedicate alle vignette danesi su Maometto e musalsalat, le soap opera ultrarealiste in cui i personaggi discutono di attacchi kamikaze, infedeli, emigrazione e Amahdinejad.
Ornella Milella – Domenico Nunnari, Media arabi e cultura nel Mediterraneo, Gangemi, Roma 2009, 239 pp.
In Muslims and Media Images un gruppo di sociologi, giornalisti e intellettuali indiani indaga invece le ragioni profonde della bad press che affligge l’Islam e le sue rappresentazioni nei media occidentali. Il caso indiano illustra con efficacia l’intrecciarsi di dinamiche globali e locali, dalle radici premoderne della diffidenza europea verso i musulmani alla radicata diffidenza di questi ultimi verso i mass media, che comporta l’incapacità di padroneggiarne le tecniche e sfruttarne le potenzialità emancipatorie. Un libro interessante, ma che dimentica troppo volentieri le variabili politiche.
Ather Farouqui, Muslims and Media Images. News VS Views, Oxford University Press, 2009, 368 pp.
Cosa resterà dei giornali? Verso la fine ma con ottimismo
Nel 1994 ‘The Gutenberg Elegies’ aveva previsto la morte della stampa.
Cadere nel pessimismo e nelle false convinzioni pare facile, ma la realtà è più complessa. Il mondo della carta stampata, se pur traballante nelle sue forme tradizionali, trova uno slancio nuovo nelle forme di interazione con i new media. Calano le copie di giornali vendute, ma si leggono sempre più web-journal.
Quali sono le reali prospettive future del giornalismo?
Simone D’Angelo analizza l’evoluzione e le potenzialità del mondo giornalistico che porteranno, secondo lui, “…verso la fine, ma con ottimismo”.
Simone D’Angelo, Cosa resterà dei giornali? Verso la fine ma con ottimismo, Natrusso Communication, Savona 2008, 80 pp.



