Quanto contano le parole

di Ildegarda Ferraro
Quanto contano le parole. Quelle appena nate tracciano nuovi spazi e concetti. Il passaparola resta tra i modi più efficaci per convincere, come ribadiscono due analisi ABI.
Da ‘crifi’, per indicare la crisi finanziaria, a ‘poverghesia’ per la ricca borghesia che si mostra frugale, a ‘recessionista’, che indica chi compra ai saldi, è tutto un fiorire di neologismi. Molte espressioni le importiamo. Il Global Language Monitor per l’inglese globale certifica tutta una serie di novità. E la parola conta, come prima più di prima. Anche tra i clienti delle banche, tra cui ha il suo peso il passaparola.
La voce che ti accoglie sul sito del Global Language Monitor è più che convincente. Sottolinea in maniera stringata che le parole sono un campo quanto mai duttile, aggiungendo che in inglese le regole hanno la stessa rigidezza di un marshmallow. La conseguenza è che ognuno è libero di inventare parole, basti pensare a quanto lo fanno i politici. In più l’inglese globale può essere tirato come un elastico da Mombay a Mombasa a Memphis. A queste considerazioni del Global Monitor va aggiunto che anche la crisi finanziaria ha influito in un contesto pronto a definire il nuovo. D’altra parte, le nuove tendenze hanno un fascino evidente in un mondo dove l’inglese globale ha il suo peso.
Lancio di nuovi prodotti e brand attraverso Viral e Buzz Marketing
Cosa rende il passaparola “l’idea di marketing più affascinante degli ultimi tempi”, almeno secondo Philip Kotler?
Se ne discuterà domani all’Hotel Bernini Bristol di Roma nel corso del seminario Lancio di nuovi prodotti e brand attraverso Viral e Buzz Marketing, organizzato da Business International.
Gianluca Arnesano, autore di Viral Marketing e altre strategie di comunicazione innovativa e Stefano Vitta, General Manager di ZZUB.it, parleranno di WOMMI, l’associazione di cui fanno parte che riunisce i professionisti italiani del marketing per passaparola.
Tra le presentazioni di case histories di successo segnaliamo l’intervento di Erika Ferszt, Responsabile Media per Luxottica.
Stefano Vitta, Mirko Pallera e Andrea Febbraio alla presentazione di WOMMI
La presentazione di WOMMI, l’associazione italiana dei professionisti del marketing tramite passaparola, è stata un’occasione di confronto tra differenti realtà professionali che ruotano intorno alla comunicazione.
Hanno parlato giornalisti, professori, dirigenti, blogger, professionisti del web 2.0, e ognuno ha toccato aspetti diversi ma significativi del passaparola e dei cambiamenti in atto nel communication mix.
Ecco tre estratti con alcuni dei momenti più significativi della discussione.
Stefano Vitta suggerisce di ripensare il rapporto tra azienda e cliente alla luce delle trasformazioni introdotte dai media partecipativi, in direzione di nuovi valori da condividere e di nuove modalità di condivisione.
Poveri ma ricchi: ‘Poverghesia’, passaparola e il ritorno in auge del baratto
di Ildegarda Ferraro
Il massimo è avere un orto da curare, andare in vacanza dove ti consiglia un amico e occuparsi dei nipoti per un fine settimana, barattando il servizio con una magnifica cena. Niente di complicato, insomma. Tutto questo è sugli scudi qui e ora. Si parla di ‘Poverghesia’, passaparola e di ritorno in auge del baratto.
Mentre la complessità regna sovrana, tornano alla ribalta e spesso risultano vincenti stili di vita frugali e schemi semplici ed efficaci. E così tra le tendenze segnalate spicca la ‘poverghesia’, la borghesia benestante che mira ad apparire povera. A sistemi complessi di comunicazione si accompagna la vittoria in molti casi del passaparola. In molte situazioni si accredita sempre più il baratto, lo scambio di beni e servizi. Insomma, in tempo di crisi si preferisce fare scelte improntate alla frugalità ed è tutto talmente complicato che fa premio il consiglio di un amico per scegliere che cosa comprare o dove andare in vacanza. Ma andiamo per gradi.
‘Poverghesia’. Chi non ha presente Michelle Obama che usa la vanga nell’orto della Casa Bianca? L’immagine ha fatto il giro del mondo. E la Regina Elisabetta non è arrivata a lavorare con le sue mani la terra, ma ha comunque deciso di inaugurare un suo orto bilogico. Piccoli tasselli di quanto va per la maggiore.
Fig. 1 – Michelle Obama nei giardini della Casa Bianca ha da mesi piantato un orto biologico
Nasce WOMMI, l’Associazione dei professionisti italiani del Word Of Mouth Marketing

Il 20 Novembre 2009 a Milano WOMMI si presenta alla stampa e ai professionisti del Marketing del Passaparola.
WOMMI è la prima associazione italiana nata per offrire un punto di incontro e aggregazione agli operatori e ricercatori che si occupano di Word Of Mouth, e alle aziende che lo usano.
Il presidente Prof. Enrico Pozzi presenterà le ragioni e gli obiettivi dell’Associazione. Seguiranno brevi interventi tematici del Presidente del Comitato scientifico, Prof. Alberto Abruzzese, e dei promotori Luca Basilico, Andrea Febbraio, Vittorio Meloni, Mirko Pallera e Stefano Vitta. Coordina Luca De Biase, de Il Sole 24Ore e Nòva24.
L’incontro avrà luogo nella sala Assemblea di Palazzo Belgioioso in Piazza Belgioioso, 2, Milano.
L’inizio è previsto per le ore 11.00. Al termine un aperitivo in cui promotori ed intervenuti potranno liberamente scambiarsi opinioni ed informazioni.
Ingresso libero. Altre informazioni sul sito www.wommi.it.
WOMMI ringrazia Intesa Sanpaolo per l’ospitalità e il supporto.
Press Info
Stefano Vitta
Tel. 0644254815
Web: www.wommi.it
Mail:
ZZUB al WomSummit
a cura di Francesco D’Orazio
Ospiti internazionali e leader delle aziende italiane si sono incontrati al primo Word of Mouth Summit italiano (Milano, 2 e 3 Aprile), per condividere con il pubblico della conferenza visione, progetti e prospettive di interazione tra web 2.0 e mercato. Casi reali, panel di discussione e presentazioni che hanno affronterato una serie di temi tra cui: significato e impatto di Web 2.0 ed Enterprise 2.0, casi di successo, opportunita’ e modelli di business del Web 2.0, applicazione dei principi del Web 2.0 per creare nuovi prodotti e servizi, modelli di produzione e monetizzazione dei contenuti che funzionano, i piu’ interessanti servizi offerti dalle aziende italiane, il Web 2.0 nel marketing virale e nella creazione di conversazioni con i clienti, le implicazioni sociali e culturali della partecipazione e del contenuto generato dall’utente.
Si è parlato delle basi del word of mouth ma anche delle sue ultime evoluzioni che stanno trasformando il word-of-mouth in uno degli strumenti più promettenti ed efficaci del marketing online e offline.
Cosa significa marketing del passaparola? Come funziona e come si misura? Come integrarlo in un piano marketing in sinergia con le strategie più tradizionali? Quali sono i vantaggi? Quanto può costare e quali risultati bisogna aspettarsi da questo nuovo strumento? Read more
Brand contro Brand
di Francesco D’Orazio
Siamo spariti per un po’, un bel po’ e’ vero. Ma non siamo finiti a pescare il salmone selvaggio nei torrenti delle Highlands (personalmente mi sono fermato al fish&chips di Londra)… Abbiamo deciso di imbarcarci in una nuova avventura, faticosa e impegnativa ma decisamente stimolante. Si chiama Bzzers (si legge ‘bazzers’) ed e’ la prima community italiana di passaparola. Per il momento non abbiamo assolutamente intezione di dirvi di piu’ ma possiamo darvi alcune parole chiave: Word of Mouth, passaparola, Buzz Marketing, user-generated marketing.
Saremo pronti a lanciare il beta tra una decina di giorni. Se nel frattempo volete ingannare l’attesa con un primo assaggio di user-generated marketing, date un’occhiata alla Guerra dei Bzzers.
Si tratta di una piccola applicazione costruita su Ning, che mostra due loghi di brand alla volta e vi chiede di rispondere a una domanda molto semplice: qual’e’ il brand migliore? E’ una sorta di “Guerra” tra brand ma siete voi a decidere chi vince. Al momento ci sono circa cento brand ma potete contribuire aggiungendone di nuovi da mandare in battaglia!
La Guerra dei Bzzers e’ un adattamento dell’inglese BrandvsBrand (grazie David!). Come sottolinea David Bausola, la domanda che l’applicazione pone non ha molto senso perche’ i brand vengono selezionati a caso e nella maggiorparte dei casi non hanno nulla a che vedere, appartengono a settori diversi e soprattutto rispondono a universi di valori individuali che non sono lontanamente comparabili. Chi e’ meglio, Wind o i Salumi Negroni? Giorgio Armani o la Rai? Apple o Barilla (a proposito di serendipity, ve lo ricordate il virale su Totti sponsporizzato dal colosso di Cupertino?!?…)
Datemi un blog e solleverò il mondo
di Silvia De Blasio (Vodafone)
“Ecco come Vodafone recupera i costi di ricarica”. Immancabile l’incipit che in pieno Decreto Bersani ha popolato le email, gli SMS di amici, colleghi e familiari, diffondendosi nei tanti blog che animano commenti e dibattiti in rete. Facili suggestioni di una diagnosi improvvisata. Tante imprecisioni.
Prendo spunto da un fatto realmente accaduto per condividere un’esperienza, spero utile a tutti.
I fatti. Nella prima meta’ di marzo, si diffonde via web un rumor che accusa Vodafone di aver attivato, senza il consenso dei clienti, un servizio a pagamento “SMS vocale” che permetteva di inviare un messaggio vocale quando la persona chiamata ha il cellulare spento o non disponibile. Il servizio nei fatti era gratuito per chi lo riceveva ma la tesi sostenuta dal popolo della rete era che Vodafone avesse introdotto tale servizio per recuperare i guadagni persi con l’abolizione dei costi di ricarica.
Il rumor si diffonde inizialmente via email attraverso una ‘catena di Sant’Antonio’e si colloca in un contesto di allarme diffuso. Come un verdetto anteriore al processo, la scarsa fiducia nella trasparenza delle compagnie telefoniche è un terreno fertile per l’affermarsi della percezione di un interlocutore che inganna i consumatori.
A metà marzo la notizia comincia a comparire nei newsgroup, nei forum di discussione, nei blog; vengono prontamente fornite in rete le istruzioni per disfarsi del servizio e, nel giro di pochi giorni, centinaia di messaggi affollano la rete. Il sito web aziendale e i Call Center si intasano di richieste di spiegazioni per disattivare il servizio.
Tutta la comunicazione si svolge nel web, mentre i mezzi di comunicazione tradizionali (agenzie, quotidiani, radio e tv) non danno spazio e rilevanza a quello che sta accadendo.
La campagna disinformativa sulle modalità, l’uso e i costi del servizio determina la decisione dell’azienda di diffondere precisazioni attraverso un comunicato stampa, pubblicandolo sulla homepage del proprio sito e inserendosi in decine di discussioni aperte sul tema. Contestualmente viene decisa la sospensione del servizio per consentire di dissipare ogni dubbio e confermare la validità della proposta commerciale in un dialogo aperto con i clienti.
Gradualmente il fenomeno si ridimensiona per esaurirsi a fine marzo.
La vicenda è emblematica: l’Italia viaggia nella blogsfera a ritmo sempre più veloce e ci crede.
I weblog sono diventati padroni del libero pensiero, intellettuale, popolare, cialtrone, erudito, informativo. Armi digitali per contrastare la propaganda pervasiva dei mass media tradizionali, in crisi di credibilita’.
Sorprende, del resto, come un giovane ischitano fosse riuscito a lanciare una petizione via web, raccogliendo oltre 800mila firme, e che si fosse giunti nel giro di un mese alla emanazione di un decreto legge per eliminare ciò che costituiva da oltre un decennio parte integrante dell’offerta al cliente.
L’esperienza vissuta dell’SMS vocale suggerisce alcune riflessioni: i social networks hanno una crescente rilevanza nei processi informativi. Sono una macchina di consapevolezza, ma anche di speculazioni strumentali, eternamente in moto. Le loro dinamiche possono in ogni caso aiutarci a governare le criticità che ne derivano, aumentando la comprensione delle questioni, dei problemi e delle opportunità offerte da un mondo di comunicazione parallelo che testimonia un nuovo linguaggio del cliente, più sofisticato ed esigente.
In Vodafone le relazioni tra dipartimenti (Commerciale e Comunicazione Istituzionale) ne hanno già beneficiato. Un rigoroso sistema di monitoraggio dei blog e forum del settore permette oggi ad una task force composta da vari dipartimenti aziendali di elaborare segnalazioni o alert a supporto dei processi decisionali.





