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	<title>Misurarelacomunicazione &#187; social network</title>
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	<description>Il blog e la newsletter per chi in Italia si occupa di comunicazione e PR</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 09:03:02 +0000</lastBuildDate>
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		<title>L&#8217;exploit di Pinterest, ultimo arrivato tra i social network</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 08:01:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Cilardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[misurare il web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[pinterest]]></category>
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		<description><![CDATA[Pinterest, ultima novità nell&#8217;universo del 2.0, sta bruciando le tappe: già adesso, secondo uno studio condotto negli Stati Uniti, porta più traffico ai siti esterni di quanto facciano Google+, YouTube, LinkedIn e MySpace messi assieme (in una graduatoria saldamente dominata da Facebook). Pinterest, come suggerisce il nome, serve a condividere sulla propria pinboard (la lavagnetta di sughero dove appuntare biglietti e promemoria) interessi e passioni attraverso la pubblicazione di immagini. Gli iscritti possono seguire altri utenti, esprimere il loro like e commentare le immagini proprie o condivise dagli amici. La principale peculiarità del social network ispirazionale sono i board: le categorie con cui le immagini sono classificate  in gruppi omogenei. L&#8217;ideale per le organizzazioni che vogliono indirizzare i loro messaggi a target mirati. Pinterest è utile in ottica SEO e può essere integrato coi social media più famosi. Ma soprattutto può diventare una sorta di vetrina digitale per valorizzare la propria creatività. Non a caso risulta particolarmente gettonato tra gli appassionati di artigianato, per lo più donne. L&#8217;età media è più alta rispetto alle altre reti sociali. Malgrado l&#8217;iscrizione, per ora, sia possibile solo per invito, nel 2011 Pinterest ha già superato Google+ e Tumblr in termini di visite. Un successo tanto sorprendente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2012/02/pinterest-1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9135" src="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2012/02/pinterest-1.jpg" alt="" width="276" height="182" /></a>Pinterest</strong>, ultima novità nell&#8217;universo del 2.0, sta bruciando le tappe: già adesso, <a title="Study: Pinterest drives more referral traffic than Google+, nearly on par with Twitter" href="http://gigaom.com/2012/01/31/pinterest-referral-traffic-google-plus-twitter/" target="_blank">secondo uno studio</a> condotto negli Stati Uniti, porta più traffico ai siti esterni di quanto facciano <strong>Google+</strong>, <strong>YouTube</strong>, <strong>LinkedIn </strong>e <strong>MySpace</strong> messi assieme (in una graduatoria saldamente dominata da <strong>Facebook</strong>).<span id="more-9128"></span></p>
<p>Pinterest, come suggerisce il nome, serve a condividere sulla propria <em>pinboard</em> (la lavagnetta di sughero dove appuntare biglietti e promemoria) interessi e passioni attraverso la pubblicazione di immagini.</p>
<p>Gli iscritti possono seguire altri utenti, esprimere il loro <em>like</em> e commentare le immagini proprie o condivise dagli amici.</p>
<p>La principale peculiarità del social network <em><a title="Da zero a Pinterest in dieci mosse" href="http://comunitadigitali.blogosfere.it/2012/01/da-zero-a-pinterest-in-dieci-mosse.html" target="_blank">ispirazionale</a></em> sono i <em>board</em>: le categorie con cui le immagini sono classificate  in gruppi omogenei. L&#8217;ideale per le organizzazioni che vogliono indirizzare i loro messaggi a target mirati.</p>
<p>Pinterest è utile <a title="Pinterest: cosa e’ e perche’ puo’ aiutare il Web Marketing" href="http://www.webinfermento.it/pinterest-cosa-e-e-perche-puo-aiutare-il-web-marketing/" target="_blank">in ottica SEO</a> e può essere integrato coi social media più famosi. Ma soprattutto può diventare una sorta di vetrina digitale per valorizzare la propria creatività. Non a caso risulta <a title="L'ascesa di Pinterest, social network &quot;per hobby&quot;" href="http://www.linkiesta.it/pinterest" target="_blank">particolarmente gettonato</a> tra gli appassionati di artigianato, per lo più donne. L&#8217;età media è più alta rispetto alle altre reti sociali.</p>
<p>Malgrado l&#8217;iscrizione, per ora, sia possibile solo per invito, nel 2011 Pinterest ha già superato Google+ e <strong>Tumblr </strong>in termini di visite.</p>
<p>Un successo tanto sorprendente da ispirare <a title="Piictu" href="http://piictu.com/" target="_blank">imitazioni</a> (nonché autentici <a title="Pinspire" href="http://www.pinspire.com/" target="_blank">cloni</a>) e attirare le brame di <strong>Google</strong>, che ne starebbe <a title="Pinterest interessa a Google?" href="http://www.ninjamarketing.it/2012/01/22/pinterest-interessa-a-google/" target="_blank">valutando l&#8217;acquisto</a> per integrarlo a Google+ e riuscire finalmente a sfidare Facebook.<span style="float: right; margin-right: -35px;" ><a class="twitter-share-button"  data-via="" data-count="horizontal" data-related="Misurare" data-lang="it" data-url="http://www.misurarelacomunicazione.it/2012/02/02/lexploit-di-pinterest-ultimo-arrivato-tra-i-social-network/" data-text="L&#8217;exploit di Pinterest, ultimo arrivato tra i social network" href="http://twitter.com/share?via=&#038;count=horizontal&#038;related=Misurare&#038;lang=it&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.misurarelacomunicazione.it%2F2012%2F02%2F02%2Flexploit-di-pinterest-ultimo-arrivato-tra-i-social-network%2F&#038;text=L%26%238217%3Bexploit%20di%20Pinterest%2C%20ultimo%20arrivato%20tra%20i%20social%20network" >Tweet</a></span></p>
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		<title>Le Filippine e il nation branding: un paese in vendita</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 09:04:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Isoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[country branding]]></category>
		<category><![CDATA[Filippine]]></category>
		<category><![CDATA[identità nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Simon ANholt]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì è country branding su Misurarelacomunicazione.it. Questa settimana il report settimanale della percezione del nostro Paese nel mondo lascia spazio ad un&#8217;importante notizia, apparsa qua e là sul web, che riguarda l&#8217;inizio della costruzione della Competitive Identity delle Filippine. Tradizionalmente l&#8217;Asia, ad esclusione del Giappone o delle mete turistiche maggiormente conosciute, è sempre stata la parte del mondo che più ha sofferto di una &#8220;cattiva reputazione&#8221; estesa (potremmo quasi dire globale): ben lontano dalle prime posizioni nell&#8217;indice di Simon Anholt, l&#8217;Est del mondo è rappresentato in altre classifiche (Country RepTrak 2011, n.d.r.) unicamente dal Giappone (6&#8242; posizione) e da Singapore (15&#8242; posizione). Le Filippine, proprio durante questa settimana, si presentano come la sola nazione del Sud-est asiatico che si pone l&#8217;obiettivo di costruire una campagna di nation branding su larga scala. Come hanno sottolineato le principali testate del paese, la campagna intende incrementare la visibilità internazionale mettendo l&#8217;accento sul potenziale turistico. Ciò che appare evidente è la tendenza, d&#8217;ispirazione commerciale piuttosto che attenta ai principi proposti da Simon Anholt, alla ricerca sfrenata di un motto per veicolare un&#8217;idea di nazione che ancora non è completa: un paese che cerca di &#8220;vendersi al pubblico&#8221; prima di avere una proposta di rinnovamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2012/01/philippines.png"><img class="alignleft size-full wp-image-8803" title="philippines" src="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2012/01/philippines.png" alt="" width="282" height="84" /></a>Venerdì è <em>country branding</em> su <em>Misurarelacomunicazione.it</em>.</p>
<p>Questa settimana il report settimanale della percezione del nostro Paese nel mondo lascia spazio ad un&#8217;importante notizia, apparsa qua e là sul web, che riguarda l&#8217;inizio della costruzione della <em>Competitive Identity</em> delle Filippine.<span id="more-8802"></span></p>
<p>Tradizionalmente l&#8217;Asia, ad esclusione del Giappone o delle mete turistiche maggiormente conosciute, è sempre stata la parte del mondo che più ha sofferto di una &#8220;cattiva reputazione&#8221; estesa (potremmo quasi dire globale): ben lontano dalle prime posizioni nell&#8217;indice di <strong>Simon Anholt</strong>, l&#8217;Est del mondo è rappresentato in altre classifiche (<strong>Country RepTrak 2011</strong>,<em> n.d.r.</em>) unicamente dal Giappone (6&#8242; posizione) e da Singapore (15&#8242; posizione).</p>
<p>Le Filippine, proprio durante questa settimana, si presentano come la sola nazione del Sud-est asiatico che si pone l&#8217;obiettivo di costruire una campagna di <em>nation branding</em> su larga scala. Come hanno sottolineato le principali testate del paese, la campagna intende incrementare la visibilità internazionale mettendo l&#8217;accento sul potenziale turistico.</p>
<p>Ciò che appare evidente è la tendenza, d&#8217;ispirazione commerciale piuttosto che attenta ai principi proposti da Simon Anholt, alla ricerca sfrenata di un motto per veicolare un&#8217;idea di nazione che ancora non è completa: un paese che cerca di &#8220;vendersi al pubblico&#8221; prima di avere una proposta di rinnovamento reale.</p>
<p>&#8220;<em>It&#8217;s more fun in the Philippines</em>&#8221; è la formula per comunicare “<em>what the Philippines (truly) is</em>”- ha detto il segretario al turismo <strong>Ramon R. Jimenez, Jr.</strong> (<strong>mb.com.ph</strong>) &#8211; &#8220;<em>The Philippines may also be “Amazing (Thailand), Truly Asia (Malaysia),” and “Yours” (Your Singapore, a typically stressed slogan.)</em>&#8221;</p>
<p>La campagna si svilupperà principalmente sui <em>social networks</em>, come annunciato, per due ragioni: diffusione e costi. Secondo le stime del <strong>comScore</strong> le Filippine sono &#8220;<em>six top user of Twitter</em>&#8220;, per <strong>SocialBakers</strong> il sesto mercato più sviluppato su <strong>Facebook</strong> e 27 i milioni di utenti (4 le stime riguardanti Twitter) nel paese: “<em>What the social media has allowed us to do in such a short time is allow the most number of people to help build the brand by participating in the effort to define it more sharply. The more they talk to each other about it, the more it becomes equity. Fun = The Philippines. The Philippines = Fun</em>.”</p>
<p>Le Filippine contano, attraverso questa spinta promozionale, di aumentare gli arrivi esteri fino a raggiungere 4,2 milioni di turisti nel 2012 (10 milioni nel 2016), rispetto ai 3,7 dell&#8217;anno scorso, riuscendo così ad avvicinarsi ai principali <em>competitors</em>, come Singapore ed Hong Kong, che hanno delle percentuali di sviluppo turistico molto più alte.</p>
<p>L&#8217;idea è embrionale, servirà come primo passo per smuovere le acque nella definizione di un nuovo bisogno di costruzione di immagine all&#8217;interno di un mercato globale, ma ciò che appare chiaro è proprio il fatto che non ci sia una vera e stabile immagine. I governanti stessi sembrano parlare del proprio paese come se si trattasse di una bibita, di una nuova marca di prodotti di largo consumo, posizionata sullo scaffale e pronta per essere venduta grazie allo slogan più affascinante che si sia riuscito a pensare.</p>
<p>Ancora una volta non si cerca di &#8220;raccontare un&#8217;identità&#8221;, ma ci si prefiggono degli obiettivi commerciali. Capire quale sia la percezione reputazionale, odierna, di una nazione per arrivare a tratteggiare i contorni dell&#8217;immagine che si vorrà, in futuro, raggiungere appare un processo troppo dispendioso, troppo impegnativo e dagli scarsi profitti.</p>
<p>Nonostante Simon Anholt, primo esponente della branca del <em>country branding</em>, abbia  costantemente sottolineato la necessità di creare una cultura d&#8217;innovazione, un flusso di idee che portasse ad un reale cambiamento da poter comunicare, pare che alcune nazioni tentino ancora la strada contraria: prima comunicare e poi cambiare.</p>
<p>Un <a href="http://www.philnews.com/">articolo di Philnews.com</a>, che racconta la reale situazione nelle Filippine, dimostra quanto poco sia strutturata un&#8217;immagine costruita solo per il turismo e quanto, per portare delle modifiche effettive, bisognerebbe prima riequilibrare le situazioni (e l&#8217;immagine) interne, risollevando le sorti di quella parte di popolazione che &#8220;costruisce&#8221; giorno dopo giorno l&#8217;identità effettiva di una nazione.<span style="float: right; margin-right: -35px;" ><a class="twitter-share-button"  data-via="" data-count="horizontal" data-related="Misurare" data-lang="it" data-url="http://www.misurarelacomunicazione.it/2012/01/13/le-filippine-e-il-nation-branding-un-paese-in-vendita/" data-text="Le Filippine e il nation branding: un paese in vendita" href="http://twitter.com/share?via=&#038;count=horizontal&#038;related=Misurare&#038;lang=it&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.misurarelacomunicazione.it%2F2012%2F01%2F13%2Fle-filippine-e-il-nation-branding-un-paese-in-vendita%2F&#038;text=Le%20Filippine%20e%20il%20nation%20branding%3A%20un%20paese%20in%20vendita" >Tweet</a></span></p>
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		</item>
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		<title>Psicologia del commercio sociale</title>
		<link>http://www.misurarelacomunicazione.it/2011/12/12/psicologia-del-commercio-sociale/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 08:27:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Cilardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[online reputation]]></category>
		<category><![CDATA[word of mouth]]></category>
		<category><![CDATA[social commerce]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Un&#8217;infografica dal sapore vintage di Tab Juice descrive sei euristiche che influenzano da sempre le decisioni d&#8217;acquisto, rileggendole in ottica web 2.0. La prova sociale. Quando siamo indecisi chiediamo consiglio ad amici e conoscenti: ora possiamo farlo anche col web. Secondo l&#8217;infografica l&#8217;81% dei consumatori riceve consigli d&#8217;acquisto attraverso i social network. L&#8217;autorevolezza. Il 77% degli shoppers on line valuta le recensioni degli esperti. Per questo motivo è importante monitorare la brand reputation sui media (digitali e tradizionali, generalisti e di settore). La rarità. I beni scarsi ed esclusivi sono ritenuti preziosi. E, se l&#8217;offerta è limitata nel tempo, la corsa all&#8217;acquisto si fa più urgente. L&#8217;emulazione. Per ottenere fiducia e costruire legami sociali tendiamo a imitare le persone per cui proviamo stima e ammirazione. Un consumatore su due ha acquistato un prodotto perché indicato da un amico sui social network. La coerenza ai nostri comportamenti e convinzioni: un messaggio viene compreso più efficacemente se conferma i nostri schemi mentali. La reputazione di un brand già conosciuto riduce l&#8217;incertezza e giustifica il premium price. La reciprocità, cioè il desiderio di ricambiare il favore ed esprimere a nostra volta opinioni e suggerimenti che possono aiutare le decisioni dei nostri contatti. Magari parlando dei nostri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/12/Tabjuice_Psychology-Copia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-8439" src="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/12/Tabjuice_Psychology-Copia-300x269.jpg" alt="" width="300" height="269" /></a></strong>Un&#8217;infografica dal sapore <em>vintage </em><em>di </em><a title="Social Commerce Psychology [INFOGRAPHIC]" href="http://www.tabjuice.com/infographics/social-commerce-psychology-infographic/" target="_blank"><strong>Tab Juice</strong></a> descrive sei euristiche che influenzano da sempre le decisioni d&#8217;acquisto, rileggendole in ottica web 2.0.<span id="more-8435"></span></p>
<p><em>La prova sociale</em>. Quando siamo indecisi chiediamo consiglio ad amici e conoscenti: ora possiamo farlo anche col web. Secondo l&#8217;infografica l&#8217;81% dei consumatori riceve consigli d&#8217;acquisto attraverso i social network.</p>
<p><em>L&#8217;autorevolezza. </em><em>Il </em>77% degli <em>shoppers on line</em> valuta le recensioni degli esperti. Per questo motivo è importante monitorare la <em>brand reputation</em> sui media (digitali e tradizionali, generalisti e di settore).</p>
<p><em>La rarità. </em>I beni scarsi ed esclusivi sono ritenuti preziosi. E, se l&#8217;offerta è limitata nel tempo, la corsa all&#8217;acquisto si fa più urgente.</p>
<p><em>L&#8217;emulazione. </em>Per ottenere fiducia e costruire legami sociali tendiamo a imitare le persone per cui proviamo stima e ammirazione. Un consumatore su due ha acquistato un prodotto perché indicato da un amico sui social network.</p>
<p><em>La coerenza</em> ai nostri comportamenti e convinzioni: un messaggio viene compreso più efficacemente se <a title="Il bias di conferma " href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bias_(psicologia)#Il_bias_di_conferma" target="_blank">conferma i nostri schemi</a> mentali. La reputazione di un brand già conosciuto riduce l&#8217;incertezza e giustifica il <em><a title="Vantaggio di differenziazione" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vantaggio_di_differenziazione" target="_blank">premium price</a></em>.</p>
<p><em>La reciprocità, </em><em>c</em>ioè il desiderio di ricambiare il favore ed esprimere a nostra volta opinioni e suggerimenti che possono aiutare le decisioni dei nostri contatti. Magari parlando dei nostri acquisti su <strong>Twitter </strong>o <strong>Facebook</strong>.</p>
<p>Morale della favola? Le organizzazioni devono progettare i loro brand in un orizzonte di lungo periodo, ascoltare ciò che dicono e scrivono i consumatori e convincere <a title="Two-step flow of communication" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Two-step_flow_of_communication" target="_blank">gli <em>opinion leader</em></a>: una solida reputazione è un bene immateriale, ma produce conseguenze concrete.</p>
<p><a href="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/12/Tabjuice_Psychology.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8440" src="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/12/Tabjuice_Psychology.jpg" alt="" width="612" height="3960" /></a><span style="float: right; margin-right: -35px;" ><a class="twitter-share-button"  data-via="" data-count="horizontal" data-related="Misurare" data-lang="it" data-url="http://www.misurarelacomunicazione.it/2011/12/12/psicologia-del-commercio-sociale/" data-text="Psicologia del commercio sociale" href="http://twitter.com/share?via=&#038;count=horizontal&#038;related=Misurare&#038;lang=it&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.misurarelacomunicazione.it%2F2011%2F12%2F12%2Fpsicologia-del-commercio-sociale%2F&#038;text=Psicologia%20del%20commercio%20sociale" >Tweet</a></span></p>
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		<title>LinkedIn, l&#8217;incognita dei social network</title>
		<link>http://www.misurarelacomunicazione.it/2011/12/05/linkedin-lincognita-dei-social-network/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 08:52:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Cilardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[misurare il web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[web marketing]]></category>
		<category><![CDATA[job]]></category>
		<category><![CDATA[linkedin]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[LinkedIn, il social network del lavoro, ha appena aperto una sede a Milano: dei 135 milioni di iscritti due milioni e mezzo provengono dal nostro paese. Una comunità di dimensioni minori rispetto a Facebook (che solo in Italia conta 21 milioni di iscritti), ma frequentata da un pubblico qualificato di aziende e professionisti, con un&#8217;età e un reddito medi superiori ai social network generalisti. Per Ariel Eckstein, amministratore delegato per Europa, Africa e Medio Oriente, gli italiani usano LinkedIn come gli iscritti di tutto il mondo. Per costruire il proprio profilo professionale, per trovare ed essere trovati da altri professionisti e per acquisire conoscenze e informazioni. Aziende come Telecom, Ferrari, Ibm, ma anche l&#8217;Università Bocconi usano LinkedIn per coinvolgere il pubblico professionale. I settori italiani più rappresentati sul social network sono l&#8217;information technology, le telecomunicazioni, il marketing e la pubblicità. Tuttavia, secondo un&#8217;infografica di Mindflash, LinkedIn (nato nel 2003 e da maggio quotato in borsa) è il dark horse dei social media: molti lo conoscono ma pochi hanno consapevolezza del suo potenziale. Parecchi non vanno oltre l&#8217;apertura dell&#8217;account. Su LinkedIn si può fare molto altro: oltre a compilare in modo dettagliato e comprensibile il curriculum (che di solito compare tra i primi risultati dei motori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/12/linkedin-1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-8356" src="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/12/linkedin-1-300x199.jpg" alt="" width="240" height="159" /></a>LinkedIn</strong>, il social network del lavoro, ha appena aperto <a title="LinkedIn in Italia, apre sede a Milano" href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/tecnologia/2011/11/29/visualizza_new.html_12218716.html" target="_blank">una sede a Milano</a>: dei 135 milioni di iscritti due milioni e mezzo provengono dal nostro paese.<span id="more-8352"></span></p>
<p>Una comunità di dimensioni minori rispetto a <strong>Facebook </strong>(che solo in Italia conta <a title="Il successo di Facebook in Italia raccolto in un'infografica" href="http://faceblog.blogosfere.it/2011/11/il-successo-di-facebook-in-italia-raccolto-in-uninfografica.html" target="_blank">21 milioni di iscritti</a>), ma frequentata da un pubblico qualificato di aziende e professionisti, con un&#8217;età e un reddito medi superiori ai social network generalisti.</p>
<p>Per<strong> Ariel Eckstein</strong>, amministratore delegato per Europa, Africa e Medio Oriente, <em>gli italiani usano LinkedIn come gli iscritti di tutto il mondo. Per costruire il proprio profilo professionale, per trovare ed essere trovati da altri professionisti e per acquisire conoscenze e informazioni.</em></p>
<p><em>Aziende come<strong> Telecom</strong>, <strong>Ferrari</strong>, <strong>Ibm</strong>, ma anche l&#8217;Università <strong>Bocconi</strong> usano LinkedIn per coinvolgere il pubblico professionale. I settori italiani più rappresentati sul social network sono l&#8217;<em>information technology</em>, le telecomunicazioni, il marketing e la pubblicità.</em></p>
<p>Tuttavia, <a title="Infographic: LinkedIn Bootcamp: Basic Training For The Personal Marketer" href="http://www.mindflash.com/blog/2011/11/infographic-linkedin-bootcamp-basic-training-for-the-personal-marketer/" target="_blank">secondo un&#8217;infografica di <strong>Mindflash</strong></a>, LinkedIn (nato nel 2003 e da maggio <a title="LinkedIn in Borsa: è boom. Ma vale veramente 4 miliardi?" href="http://www.webmasterpoint.org/news/linkedin-in-borsa-e-boom-ma-vale-veramente-4-miliardi_p41032.html" target="_blank">quotato in borsa</a>) è il <em>dark horse </em>dei social media: molti lo conoscono ma pochi hanno consapevolezza del suo potenziale. Parecchi non vanno oltre l&#8217;apertura dell&#8217;account.</p>
<p>Su LinkedIn si può fare molto altro: oltre a compilare in modo dettagliato e comprensibile il curriculum (che di solito compare tra i primi risultati dei motori di ricerca) l&#8217;infografica invita a personalizzare l&#8217;indirizzo della pagina, linkare propri siti e blog, riempire il profilo di contenuti accattivanti.</p>
<p>Ancora: è consigliabile contattare anche utenti non conosciuti di persona, raccomandare e farsi raccomandare da amici e colleghi, partecipare a gruppi o fondarne di nuovi, istituire la pagina della propria società.</p>
<p>Infine scrivere il profilo con le parole giuste, scegliendo le <em>keywords </em>che attirano aziende, organizzazioni ed esperti del settore di riferimento.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/12/linkedin_Bootcamp.png"><img class="size-full wp-image-8359 aligncenter" src="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/12/linkedin_Bootcamp.png" alt="" width="605" height="4146" /></a></p>
<p><span style="float: right; margin-right: -35px;" ><a class="twitter-share-button"  data-via="" data-count="horizontal" data-related="Misurare" data-lang="it" data-url="http://www.misurarelacomunicazione.it/2011/12/05/linkedin-lincognita-dei-social-network/" data-text="LinkedIn, l&#8217;incognita dei social network" href="http://twitter.com/share?via=&#038;count=horizontal&#038;related=Misurare&#038;lang=it&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.misurarelacomunicazione.it%2F2011%2F12%2F05%2Flinkedin-lincognita-dei-social-network%2F&#038;text=LinkedIn%2C%20l%26%238217%3Bincognita%20dei%20social%20network" >Tweet</a></span></p>
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		<title>Il fallimento di Google+</title>
		<link>http://www.misurarelacomunicazione.it/2011/10/17/il-fallimento-di-google/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 08:07:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Cilardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[misurare il web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[A dispetto dell&#8217;interesse suscitato in estate Google+ sembra un flop: secondo Chitika il traffico è crollato del 60% nella settimana successiva al lancio della versione pubblica, avvenuto il 20 settembre, attestandosi poi sui livelli della versione beta. Neanche i vertici di Google sembrano entusiasti della novità: buona parte dei top manager ha pubblicato, da giugno, una manciata di contenuti, per di più nelle prime settimane, e alcuni non hanno aperto un profilo: che credibilità può avere un servizio se non lo usano nemmeno i piani alti dell&#8217;azienda che lo produce? A complicare le cose è intervenuto l&#8217;autogol di Steve Yugge, ingegnere del colosso di Mountain View, che ha pubblicato sul suo profilo una nota, indirizzata ai colleghi, in cui descrive con amarezza le ragioni della débâcle. Peccato che la nota sia stata inserita nella cerchia sbagliata, diventando di pubblico dominio malgrado il maldestro tentativo di rimuoverla. Una sorta di nemesi se pensiamo che Google+, nel lanciare la sfida a Facebook, aveva fatto della tutela della privacy un cavallo di battaglia: invece è stata proprio la gestione delle cerchie a generare questa figuraccia. Adesso molti prevedono, per Google+, la stessa fine di Buzz o Wave, altri progetti social di Google finiti presto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/10/google-management2.png"><img class="alignright size-medium wp-image-7648" src="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/10/google-management2-300x276.png" alt="" width="270" height="248" /></a>A dispetto dell&#8217;interesse suscitato in estate <strong>Google+</strong> sembra un flop: secondo <strong>Chitika</strong> il traffico è <a title="Failure to Launch: Google+ Growth Spurt Short Lived" href="http://insights.chitika.com/2011/failure-to-launch-google-growth-spurt-short-lived/" target="_blank">crollato del 60%</a> nella settimana successiva al lancio della versione pubblica, avvenuto il 20 settembre, attestandosi poi sui livelli della versione beta.</p>
<p>Neanche i vertici di Google sembrano entusiasti della novità: buona parte dei top manager ha pubblicato, da giugno, <a title="Google's Management Isn't Using Google+" href="http://www.businessinsider.com/google-plus-management-2011-09" target="_blank">una manciata di contenuti</a>, per di più nelle prime settimane, e alcuni non hanno aperto un profilo: che credibilità può avere un servizio se non lo usano nemmeno i piani alti dell&#8217;azienda che lo produce?</p>
<p>A complicare le cose è intervenuto <a title="Google+ non durerà. È proprio BigG a dirlo" href="http://daily.wired.it/news/internet/2011/10/13/google-plus-post-yegge-14952.html#content" target="_blank">l&#8217;autogol di <strong>Steve Yugge</strong></a>, ingegnere del colosso di Mountain View, che ha pubblicato sul suo profilo una nota, indirizzata ai colleghi, in cui descrive con amarezza le ragioni della débâcle.</p>
<p><span id="more-7642"></span>Peccato che la nota sia stata inserita nella cerchia sbagliata, diventando di pubblico dominio malgrado il maldestro tentativo di rimuoverla.</p>
<p>Una sorta di nemesi se pensiamo che Google+, nel lanciare la sfida a <strong>Facebook</strong>, aveva fatto della tutela della privacy un cavallo di battaglia<strong>:</strong> invece è stata proprio la gestione delle cerchie a generare questa figuraccia.</p>
<p>Adesso molti prevedono, per Google+, la <a title="Google+ ha i giorni contati? Traffico in diminuzione fino al 60%" href="http://www.ilbloggatore.com/2011-10-11/google-ha-i-giorni-contati-traffico-in-diminuzione-fino-al-60/" target="_blank">stessa fine di <strong>Buzz</strong> o <strong>Wave</strong></a>, altri progetti social di Google finiti presto nel dimenticatoio.</p>
<p>La ragione è semplice: Google+, come i progetti che l&#8217;hanno preceduto, offre poco di innovativo. Perché spostarsi su Google+ quando Facebook permette, già da anni, di coltivare amicizie e condividere contenuti? Per di più con una massa, difficilmente eguagliabile, di <a title="Facebook ha 800 milioni di utenti" href="http://egeek.it/facebook-ha-800-milioni-di-utenti-199121" target="_blank">800 milioni di utenti</a>?</p>
<p>Paradossalmente della nascita di Google+ ha beneficiato, per ora, soprattutto il rivale, che dinanzi all&#8217;arrivo di un concorrente temuto ha riformato il proprio sistema di gestione della privacy, rendendolo più immediato e intuitivo, e introdotto gli aggiornamenti pubblici per condividere contenuti al di là della platea dei propri amici.<span style="float: right; margin-right: -35px;" ><a class="twitter-share-button"  data-via="" data-count="horizontal" data-related="Misurare" data-lang="it" data-url="http://www.misurarelacomunicazione.it/2011/10/17/il-fallimento-di-google/" data-text="Il fallimento di Google+" href="http://twitter.com/share?via=&#038;count=horizontal&#038;related=Misurare&#038;lang=it&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.misurarelacomunicazione.it%2F2011%2F10%2F17%2Fil-fallimento-di-google%2F&#038;text=Il%20fallimento%20di%20Google%2B" >Tweet</a></span></p>
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		<title>60 secondi di social sharing</title>
		<link>http://www.misurarelacomunicazione.it/2011/10/14/60-secondi-di-social-sharing/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 07:38:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Isoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[info visualization]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[social sharing]]></category>

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		<description><![CDATA[Facebook ha più di 800 milioni di utenti, 293,000 aggiornamenti di status al minuto e nuove modalità di condivisione, ogni minuto vengono caricate circa 48 ore di video su YouTube, Twitter ha raggiunto i 100 milioni di users il mese scorso e i 120,000 tweets ogni 60 secondi. &#8220;Non è un segreto che le persone che possiedono degli smartphones li usino con una sempre maggiore frequenza. Circa la metà di noi controlla i propri telefoni prima di andare a dormire e appena svegli&#8221; scrive la Popcorn, agenzia specializzata in social media e promotions che ha creato questa infografica sul social sharing. &#8220;Questo tpo di utilizzo entusiasta degli smartphones ha generato più contenuti di qualsiasi altro periodo della storia dell&#8217;umanità&#8221; Tweet]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/10/aevnao.png"><img class="alignleft size-full wp-image-7636" title=",aevnao" src="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/10/aevnao.png" alt="" width="262" height="253" /></a>Facebook</strong> ha più di 800 milioni di utenti, 293,000 aggiornamenti di status al minuto e nuove modalità di condivisione, ogni minuto vengono caricate circa 48 ore di video su <strong>YouTube</strong>, <strong>Twitter</strong> ha raggiunto i 100 milioni di users il mese scorso e i 120,000 tweets ogni 60 secondi.</p>
<p>&#8220;Non è un segreto che le persone che possiedono degli smartphones li usino con una sempre maggiore frequenza. Circa la metà di noi controlla i propri telefoni prima di andare a dormire e appena svegli&#8221; scrive la <a href="http://www.gopopcorn.ca/"><strong>Popcorn</strong></a>, agenzia specializzata in social media e <em>promotions</em> che ha creato questa infografica sul <em>social sharing</em>. &#8220;Questo tpo di utilizzo entusiasta degli smartphones ha generato più contenuti di qualsiasi altro periodo della storia dell&#8217;umanità&#8221;</p>
<p><a href="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/10/infografica-del-venerdì.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7635" title="infografica del venerdì" src="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/10/infografica-del-venerdì.jpg" alt="" width="500" height="751" /></a><span style="float: right; margin-right: -35px;" ><a class="twitter-share-button"  data-via="" data-count="horizontal" data-related="Misurare" data-lang="it" data-url="http://www.misurarelacomunicazione.it/2011/10/14/60-secondi-di-social-sharing/" data-text="60 secondi di social sharing" href="http://twitter.com/share?via=&#038;count=horizontal&#038;related=Misurare&#038;lang=it&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.misurarelacomunicazione.it%2F2011%2F10%2F14%2F60-secondi-di-social-sharing%2F&#038;text=60%20secondi%20di%20social%20sharing" >Tweet</a></span></p>
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		<title>I politici americani alla conquista di Twitter</title>
		<link>http://www.misurarelacomunicazione.it/2011/09/27/i-politici-americani-alla-conquista-di-twitter/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 08:05:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Cilardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[misurare il web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[web marketing]]></category>
		<category><![CDATA[presidenziali americane]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[Twitter, in vista delle presidenziali americane, venderà per la prima volta spazi pubblicitari. Lo ha rivelato a Politico, popolare blog americano, Adam Bain, responsabile dei ricavi del social network. Il sistema partirà in via sperimentale nei prossimi giorni con l&#8217;adesione di cinque candidati alle primarie repubblicane, tra cui forse Mitt Romney. I promoted tweets, come le Adwords di Google, appariranno in uno spazio graficamente distinto quando verranno cercate parole chiave pertinenti; i promoted account saranno profili creati appositamente per la propaganda; i promoted trend permetteranno all&#8217;annuncio di comparire in testa all&#8217;elenco dei termini più usati. Twitter ha appena raggiunto i 100 milioni di utenti attivi; anche se, secondo alcune stime (forse troppo severe), questo successo sarebbe illusorio, è innegabile che la piattaforma di microblogging sia una realtà consolidata: negli Stati Uniti l&#8217;80% dei membri del Congresso ha un profilo attivo e nella recente primavera araba i tweets hanno giocato un ruolo rilevante. Senza dimenticarne le grandi potenzialità commerciali.Tweet]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/09/romenytwit.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7394" src="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/09/romenytwit.jpg" alt="" width="610" height="241" /></a></p>
<p><strong>Twitter</strong>, in vista delle presidenziali americane, venderà per la prima volta spazi pubblicitari. <a title="Twitter to launch political advertising" href="http://www.politico.com/news/stories/0911/63985.html" target="_blank">Lo ha rivelato a <strong><em>Politico</em></strong></a>, popolare blog americano, <strong>Adam Bain</strong>, responsabile dei ricavi del social network. Il sistema <a title="La pubblicità dei politici su Twitter" href="http://www.ilpost.it/2011/09/21/la-pubblicita-dei-politici-su-twitter/" target="_blank">partirà in via sperimentale</a> nei prossimi giorni con l&#8217;adesione di cinque candidati alle primarie repubblicane, tra cui forse <strong>Mitt Romney</strong>.</p>
<p><span id="more-7386"></span>I <em>promoted tweet</em><em>s</em>, come le <strong>Adwords</strong> di <strong>Google</strong>, appariranno in uno spazio graficamente distinto quando verranno cercate parole chiave pertinenti; i <em>promoted account </em>saranno profili creati appositamente per la propaganda; i <em>promoted trend </em>permetteranno all&#8217;annuncio di comparire in testa all&#8217;elenco dei termini più usati.</p>
<p>Twitter ha appena raggiunto i <a title="Twitter raggiunge i 100 milioni di utenti attivi: è la rinascita del microblogging?" href="http://tweetblog.blogosfere.it/2011/09/twitter-raggiunge-i-100-milioni-di-utenti-attivi-e-la-rinascita-del-microblogging.html" target="_blank">100 milioni di utenti</a> attivi; anche se, secondo <a title="CHART OF THE DAY: How Many Users Does Twitter REALLY Have?" href="http://www.businessinsider.com/chart-of-the-day-how-many-users-does-twitter-really-have-2011-3" target="_blank">alcune stime</a> (forse troppo severe), questo successo sarebbe illusorio, è innegabile che la piattaforma di microblogging sia una realtà consolidata: negli <strong>Stati Uniti</strong> l&#8217;80% dei membri del <strong>Congresso</strong> ha un profilo attivo e nella recente <a title="Al Jazeera lancia una dashboard per monitorare con Twitter le rivolte in Egitto, Yemen, Libia e Bahrain" href="http://www.misurarelacomunicazione.it/2011/03/08/al-jazeera-lancia-una-dashboard-per-monitorare-con-twitter-le-rivolte-in-egitto-yemen-libia-e-bahrain/" target="_blank">primavera araba</a> i <em>tweets</em> hanno giocato un ruolo rilevante. Senza dimenticarne le grandi <a title=" Twitter: come lo usano le grandi aziende?" href="http://paoloratto.blogspot.com/2011/07/twitter-come-lo-usano-le-grandi-aziende.html" target="_blank">potenzialità commerciali</a>.<span style="float: right; margin-right: -35px;" ><a class="twitter-share-button"  data-via="" data-count="horizontal" data-related="Misurare" data-lang="it" data-url="http://www.misurarelacomunicazione.it/2011/09/27/i-politici-americani-alla-conquista-di-twitter/" data-text="I politici americani alla conquista di Twitter" href="http://twitter.com/share?via=&#038;count=horizontal&#038;related=Misurare&#038;lang=it&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.misurarelacomunicazione.it%2F2011%2F09%2F27%2Fi-politici-americani-alla-conquista-di-twitter%2F&#038;text=I%20politici%20americani%20alla%20conquista%20di%20Twitter" >Tweet</a></span></p>
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		<title>I Social Network come strumento di business. Milano, 15 settembre 2011</title>
		<link>http://www.misurarelacomunicazione.it/2011/09/13/i-social-network-come-strumento-di-business-milano-15-settembre-2011/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 08:36:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marta Isoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[agenda]]></category>
		<category><![CDATA[Alcatel-Lucent]]></category>
		<category><![CDATA[SDA Bocconi]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Il prossimo giovedì, 15 settembre 2011, alle ore 11, verrà presentata una ricerca portata avanti da SDA Bocconi su &#8220;l&#8217;uso dei social network come strumento di business&#8221;. A Milano, presso la sede Text 100 Italy (Via Scarlatti, 12), Alcatel-Lucent Enterprise analizzerà e commenterà i risultati della ricerca effettuata sul mondo del social networking, cercando di capire quale sia la reale percezione che le aziende, in Italia, hanno di questa nuova forma di comunicazione e di creazione di reti sociali, basate su conversation time, passaparola e pareri personali. In che modo sfruttare queste nuove forme di socialità all&#8217;interno delle strategie di marketing? Come mettere in atto soluzioni grazie alle quali strutturare una comunicazione integrata d&#8217;azienda efficace ed efficiente? Per info contattare Stefano Ardito/Luisella Lucchini, tel. 02.202021.212/206 oppure alcatel-lucent@text100.itTweet]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/09/owieufkqo9l.png"><img class="alignleft size-full wp-image-7212" title="owieufkqo9l" src="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/09/owieufkqo9l.png" alt="" width="266" height="71" /></a>Il prossimo giovedì, 15 settembre 2011, alle ore 11, verrà presentata una ricerca portata avanti da <strong>SDA Bocconi</strong> su &#8220;l&#8217;uso dei social network come strumento di business&#8221;.<br />
A Milano, presso la sede <strong>Text 100 Italy</strong> (Via Scarlatti, 12), <strong>Alcatel-Lucent Enterprise</strong> analizzerà e commenterà i risultati della ricerca effettuata sul mondo del social networking, cercando di capire quale sia la reale percezione che le aziende, in Italia, hanno di questa nuova forma di comunicazione e di creazione di reti sociali, basate su <em>conversation time</em>, passaparola e pareri personali.</p>
<p>In che modo sfruttare queste nuove forme di socialità all&#8217;interno delle strategie di marketing? Come mettere in atto soluzioni grazie alle quali strutturare una comunicazione integrata d&#8217;azienda efficace ed efficiente?</p>
<p>Per info contattare Stefano Ardito/Luisella Lucchini, tel. 02.202021.212/206 oppure alcatel-lucent@text100.it<span style="float: right; margin-right: -35px;" ><a class="twitter-share-button"  data-via="" data-count="horizontal" data-related="Misurare" data-lang="it" data-url="http://www.misurarelacomunicazione.it/2011/09/13/i-social-network-come-strumento-di-business-milano-15-settembre-2011/" data-text="I Social Network come strumento di business. Milano, 15 settembre 2011" href="http://twitter.com/share?via=&#038;count=horizontal&#038;related=Misurare&#038;lang=it&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.misurarelacomunicazione.it%2F2011%2F09%2F13%2Fi-social-network-come-strumento-di-business-milano-15-settembre-2011%2F&#038;text=I%20Social%20Network%20come%20strumento%20di%20business.%20Milano%2C%2015%20settembre%202011" >Tweet</a></span></p>
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		<title>E se i social network fossero compagni di scuola?</title>
		<link>http://www.misurarelacomunicazione.it/2011/08/04/e-se-i-social-network-fossero-compagni-di-scuola/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2011 06:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Cilardo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[google]]></category>
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		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Classfinders.com pubblica una divertente infografica che fa accomodare i social media tra i banchi di scuola, associandoli a stereotipi da B-movie estivo. Facebook è il ragazzo più popolare dell&#8217;istituto, quello che conosce tutti; Linkedin il secchione che farà strada nella vita; Twitter una studentessa chiacchierona; Foursquare una ragazza estroversa, sempre in giro. Non poteva mancare la presa in giro di MySpace, attempato e in sovrappeso, mentre Classmates è la brillante capoclasse. Un po&#8217; aggressiva l&#8217;immagine di Last.fm, l&#8217;alternativo fanatico di musica. E Google+? E&#8217; la nuova arrivata, la biondina che sta facendo impazzire tutti. L&#8217;infografica comprende anche dati sulla penetrazione dei social media: i 20 milioni di iscritti a Google+ sono poca cosa rispetto ai 750 di Facebook e ai 200 di Twitter (mentre vengono confermati il declino di MySpace e il carattere di nicchia di Foursquare). Tuttavia il bacino potenziale di Google+ è enorme: i 200 milioni di utenti che usano G-mail e, soprattutto, il miliardo di persone che adopera il motore di ricerca di Mountain View. Tweet]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/07/social_media_class_2011_infographic-Copia1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6798" src="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/07/social_media_class_2011_infographic-Copia1.jpg" alt="" width="179" height="245" /></a><a title="Class Finders" href="http://www.classfinders.com/" target="_blank">Classfinders.com</a></strong> pubblica una divertente infografica che fa accomodare i social media tra i banchi di scuola, associandoli a stereotipi da B-movie estivo.</p>
<p><strong>Facebook </strong>è il ragazzo più popolare dell&#8217;istituto, quello che conosce tutti; <strong>Linkedin </strong>il secchione che farà strada nella vita; <strong>Twitter </strong>una<strong> </strong>studentessa chiacchierona; <strong>Foursquare </strong>una ragazza estroversa, sempre in giro<strong>. </strong></p>
<p><strong></strong>Non poteva mancare la presa in giro di <strong>MySpace</strong>, attempato e in sovrappeso, mentre <strong>Classmates </strong>è la brillante capoclasse. Un po&#8217; aggressiva l&#8217;immagine di <strong>Last.fm</strong>, l&#8217;alternativo fanatico di musica.</p>
<p>E <strong>Google+</strong>? E&#8217; la nuova arrivata, la biondina che sta facendo impazzire tutti.</p>
<p><span id="more-6795"></span>L&#8217;infografica comprende anche dati sulla penetrazione dei social media: i 20 milioni di iscritti a Google+ sono poca cosa rispetto ai 750 di Facebook e ai 200 di Twitter (mentre vengono confermati il declino di MySpace e il carattere di nicchia di Foursquare).</p>
<p>Tuttavia il bacino potenziale di Google+ è enorme: i 200 milioni di utenti che usano <strong>G-mail </strong>e, soprattutto, il miliardo di persone che adopera il motore di ricerca di Mountain View.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/07/social_media_class_2011_infographic.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6801" src="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/07/social_media_class_2011_infographic.jpg" alt="" width="552" height="1879" /></a></p>
<p><span style="float: right; margin-right: -35px;" ><a class="twitter-share-button"  data-via="" data-count="horizontal" data-related="Misurare" data-lang="it" data-url="http://www.misurarelacomunicazione.it/2011/08/04/e-se-i-social-network-fossero-compagni-di-scuola/" data-text="E se i social network fossero compagni di scuola?" href="http://twitter.com/share?via=&#038;count=horizontal&#038;related=Misurare&#038;lang=it&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.misurarelacomunicazione.it%2F2011%2F08%2F04%2Fe-se-i-social-network-fossero-compagni-di-scuola%2F&#038;text=E%20se%20i%20social%20network%20fossero%20compagni%20di%20scuola%3F" >Tweet</a></span></p>
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		<title>Secondo l&#8217;&#8221;Economist&#8221; la carta stampata cresce ma il futuro dell&#8217;informazione sono i paywalls</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 08:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Cilardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[misurare i media]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Giorni fa è stato pubblicato il 9° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione in Italia, incentrato sui media personali e la crisi di credibilità del giornalismo. In particolare, mentre internet raggiunge per la prima volta la maggioranza assoluta della popolazione, i quotidiani a pagamento colano a picco: i lettori sono diminuiti del 7% rispetto a due anni fa, del 19 rispetto al 2007. I quotidiani arrancano pure in paesi (Gran Bretagna, Stati Uniti, Giappone&#8230;) in cui la carta stampata vanta una tradizione più solida della nostra. Uno dei motivi lo suggerisce Alan Rusbridger, direttore del britannico Guardian, che ha appena avviato un piano di investimenti sul digitale: &#8220;dal lunedì al venerdì i lettori prendono in mano il giornale verso le 21&#8220;, quando oramai è già superato dalle notizie in tempo reale di internet e tv. Il giornale, perciò, dovrebbe ridefinire la sua funzione e concentrarsi sulla spiegazione piuttosto che sull&#8217;informazione. Eppure, nel quadriennio 2005-2009, la diffusione dei quotidiani nel mondo è aumentata del 6%. Lo rivela uno studio dell&#8217;Economist: i newspapers hanno registrato un autentico boom in economie emergenti e popolose come India (+39%), Brasile (+20), Cina (+10), ma anche in Africa e nel mondo arabo; mentre perdono terreno in Europa e nell&#8217;area anglosassone, dov&#8217;è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/07/Economist01.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6617" src="http://www.misurarelacomunicazione.it/wp-content/uploads/2011/07/Economist01-300x296.jpg" alt="" width="300" height="296" /></a>Giorni fa è stato pubblicato il 9° <strong>Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione </strong>in Italia, incentrato sui media personali e la <a title="9° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione, personal media e crisi del giornalismo" href="http://www.misurarelacomunicazione.it/2011/07/15/9%C2%B0-rapporto-censisucsi-sulla-comunicazione-personal-media-e-crisi-del-giornalismo/" target="_blank">crisi di credibilità</a> del giornalismo. In particolare, mentre internet raggiunge per la prima volta <a title="CENSIS: UN ITALIANO SU DUE NAVIGA SUL WEB" href="http://www.asca.it/copertina-CENSIS__UN_ITALIANO_SU_DUE_NAVIGA_SUL_WEB-4633.html" target="_blank">la maggioranza assoluta</a> della popolazione, i quotidiani a pagamento <a title="CENSIS: META' ITALIANI SUL WEB, I QUOTIDIANI PERDONO LETTORI" href="http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201107131015-ipp-rt10032-media_censis_tv_regina_quotidiani_perdono_7_lettori" target="_blank">colano a picco</a>: i lettori sono diminuiti del 7% rispetto a due anni fa, del 19 rispetto al 2007.</p>
<p>I quotidiani arrancano pure in paesi (Gran Bretagna, Stati Uniti, Giappone&#8230;) in cui la carta stampata vanta una tradizione più solida della nostra.</p>
<p>Uno dei motivi lo suggerisce <strong>Alan Rusbridger</strong>, direttore del britannico <strong>Guardian</strong>, che ha appena avviato un <a title="Il Guardian si butta sul digitale, ma i giornali nel mondo crescono ancora" href="http://mediablog.vanityfair.it/2011/07/11/il-guardian-si-butta-sul-digitale-ma-i-giornali-nel-mondo-crescono-ancora/" target="_blank">piano di investimenti</a> sul digitale: &#8220;<em>dal lunedì al venerdì i lettori prendono in mano il giornale verso le 21</em>&#8220;, quando oramai è già superato dalle notizie in tempo reale di internet e tv. Il giornale, perciò, dovrebbe ridefinire la sua funzione e concentrarsi sulla spiegazione piuttosto che sull&#8217;informazione.</p>
<p>Eppure, nel quadriennio 2005-2009, la diffusione dei quotidiani nel mondo è aumentata del 6%. Lo rivela <a title="Ancora in crescita la diffusione dei quotidiani nel mondo" href="http://www.lsdi.it/2011/07/10/ancora-in-crescita-la-diffusione-dei-quotidiani-nel-mondo/" target="_blank">uno studio dell&#8217;<strong>Economist</strong></a>: i<em> newspapers </em>hanno registrato un autentico boom in economie emergenti e popolose come India (+39%), Brasile (+20), Cina (+10), ma anche in Africa e nel mondo arabo; mentre perdono terreno in Europa e nell&#8217;area anglosassone, dov&#8217;è nata l&#8217;informazione moderna.</p>
<p><span id="more-6604"></span>La ricerca dell&#8217;Economist evidenzia una relazione: i paesi in cui i quotidiani arretrano sono quelli in cui i social network hanno raggiunto percentuali consistenti della popolazione (Stati Uniti, Gran Bretagna); al contrario, i paesi in cui i giornali guadagnano lettori sono quelli in cui <strong>Facebook </strong>e <strong>Twitter</strong> sono marginali.</p>
<p>Tuttavia realtà come Cina e Brasile hanno dei &#8220;loro&#8221; social network (<strong>Renren</strong>, <strong>Orkut</strong>), diversi da quelli in voga in Occidente: la relazione pare inconsistente, a maggior ragione perché una delle tabelle pubblicate mostra come, negli Stati Uniti, la diffusione dei giornali è iniziata a calare all&#8217;alba del Novecento, prima ancora dell&#8217;avvento della radio (!).</p>
<p>I quotidiani cartacei, in conclusione, hanno ancora un ruolo?</p>
<p>Secondo quanto <a title="«È la rete, bellezza»" href="http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/127877/e_la_rete_bellezza" target="_blank">dichiarato ad </a><strong><em><a title="«È la rete, bellezza»" href="http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/127877/e_la_rete_bellezza" target="_blank">Europa</a></em> </strong>dall&#8217;autore della ricerca, <strong>Tom Standage</strong>, &#8220;<em>resta da capire quanto durerà l’entusiasmo per la carta stampata in questi mercati in via di sviluppo, man mano che aumenterà l’accesso a internet. Il Brasile è un caso interessante: la banda larga si sta diffondendo velocemente e la diffusione dei quotidiani sembra essersi stabilizzata</em>&#8220;.</p>
<p>Malgrado il boom di copie nei paesi emergenti, dunque, il futuro dei &#8220;<em>quotidiani migliori e più autorevoli</em>&#8221; è su internet: la &#8220;<em>transizione digitale</em>&#8221; sarà possibile grazie ai <em>paywalls</em>, i paletti con cui è possibile consentire l&#8217;accesso ai soli abbonati e sperimentare su internet modelli di business sostenibili per l&#8217;informazione.<span style="float: right; margin-right: -35px;" ><a class="twitter-share-button"  data-via="" data-count="horizontal" data-related="Misurare" data-lang="it" data-url="http://www.misurarelacomunicazione.it/2011/07/18/secondo-leconomist-la-carta-stampata-cresce-ma-il-futuro-dellinformazione-sono-i-paywalls/" data-text="Secondo l&#8217;&#8221;Economist&#8221; la carta stampata cresce ma il futuro dell&#8217;informazione sono i paywalls" href="http://twitter.com/share?via=&#038;count=horizontal&#038;related=Misurare&#038;lang=it&#038;url=http%3A%2F%2Fwww.misurarelacomunicazione.it%2F2011%2F07%2F18%2Fsecondo-leconomist-la-carta-stampata-cresce-ma-il-futuro-dellinformazione-sono-i-paywalls%2F&#038;text=Secondo%20l%26%238217%3B%26%238221%3BEconomist%26%238221%3B%20la%20carta%20stampata%20cresce%20ma%20il%20futuro%20dell%26%238217%3Binformazione%20sono%20i%20paywalls" >Tweet</a></span></p>
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