Adweek ha ripercorso in un itinerario visuale la storia degli show televisivi più importanti, scelti secondo un criterio diverso dai dati di pubblico o dal numero di premi conquistati: parliamo del “grado di influenza che questi programmi hanno avuto sull’evoluzione del medium in una superpotenza culturale e in un business gigantesco”.
Si va dalla commedia del 1948 The Milton Berle Show fino all’ultimo successo di AMCThe Walking Dead, una serie horror ispirata ad un fumetto di zombies, toccando tutte le pietre miliari e quelle rappresentazioni della famiglia (Dallas, The Simpson, The Cosby Show), delle età (thirtysomething, Beverly Hills 90210, Glee), della legge (Law and order, CSI, NCIS) e via dicendo che questi programmi veicolavano, in cui gli spettatori si riconoscevano e a cui i brand volevano essere associati. Leggi tutto »Tweet
Il report mensile dedicato all’Italia da Nielsen si focalizza su due aspetti che ci interessano: gli investimenti pubblicitari nell’arco del 2010 e i dati sul pubblico di internet aggiornati a dicembre scorso.
Questi i key-points sull’advertising:
contrariamente alle aspettative la pubblicità ha chiuso il 2010 con un trend positivo del 4,7% rispetto al 2009.
a guidare la classifica della spesa in advertising i tre colossi delle TLC: Telecom Italia, Vodafone e Wind. Nonostante ciò la spesa del settore è leggermente più bassa che nello scorso anno.
i media che hanno goduto di aumenti significativi sono Internet, la mail e il cinema. In calo (seppure contenuto) i giornali, mentre crollano free-press e periodici.
i settori che hanno registrato gli aumenti più significativi in spesa pubblicitaria sono la grande distribuzione, le bevande/alcolici e la cura della persona.
Questi invece i dati principali sull’audience di Internet: Leggi tutto »Tweet
Con l’inizio dell’anno nuovo è giusto fare il punto della situazione. Capire che che cosa sia successo fino ad oggi. Cercare di fotografare quelle che sono state le tendenze e le evoluzioni, lo sviluppo e l’insediarsi delle tecnologie nella nostra società.
I dati evidenziano un’Italia ancora indietro rispetto agli standard europei, un’evidente frammentazione (per fasce di popolazione e territorialità) nell’accesso e nella fruizione dell’hi tech e uno sviluppo in ascesa costante del social networking.
I dati più interessanti, nonostante potessero essere facilmente ipotizzabili, sono la crescita del numero di famiglie che possiedono un PC (circa un 3% in più rispetto al 2009) e l’incremento dell’accesso ad internet (fino al 52,4%) anche tramite banda larga (che nonostante un 9% in più si stabilizza su un misero 43,4%).
USA – General Sentiment e Q Score hanno costruito una serie di rapporti, chiamati Prime Time Audience Evaluation Reports, che misurano il coinvolgimento del pubblico nei programmi televisivi e la forza di tale coinvolgimento. I rapporti sono suddivisi in tematiche e aggiornati settimanalmente.
I programmi televisivi sono valutati tramite il General Sentiment’s Involvement Score che misura la quantità di passaparola online generata intorno ad uno spettacolo, mentre il Q Scores’ Emotional Bonding è una metrica che aiuta i pubblicitari e le emittenti a determinare la “devozione” dei telespettatori nei programmi.
Prescindendo dalla validità delle misurazioni (tutte da verificare) è possibile misurare il coinvolgimento di uno spettacolo televisivo soltanto attraverso il passaparola online? TV e Web non sono due differenti media?
Ciò che ieri era presente oggi è già passato. I fatti sbattuti in prima pagina una settimana fa sono diventati già ricordi, e i ricordi vanno organizzati e strutturati attraverso precise operazioni che riescano a formare, ad “aggiornare”, la memoria collettiva di un gruppo.
Il mondo è sempre più disvelato dai media (tutti gli avvenimenti, tutte le notizie mondiali sono plasmate, tagliate, ricostruite e “colorate”) che, con il loro potere di “trasmettitori di verità”, ci raccontano sempre una storia mediata. La costruzione delle narrazioni sociali, che influisce sul modo in cui l’individuo ed il gruppo interpretano la realtà, influenza anche la memoria collettiva.
Questo libro scritto da Olimpia Affuso, ricercatrice e responsabile dell’Osservatorio sui processi culturali e la vita quotidiana presso l’Università della Calabria, vuole analizzare il rapporto reale che si è creato tra memoria e media e i meccanismi che hanno portato sempre più alla definizione di una “memoria magazine”.
Olimpia Affuso, Il magazine della memoria. I media e il ricordo degli avvenimenti pubblici, Carocci, 2010, 222 pp.Tweet
Viralheat, società di monitoraggio dei media, ha tracciato per un mese le citazioni (circa un milione) su Twitter, Facebook, YouTube, Google Buzz e altri social network, di 9 degli show americani più conosciuti, durante la messa in onda delle puntate finali. Di tutte le citazioni, commenti e aggiornamenti è stato anche analizzato il mood.
Per Lorella Zanardomisurare la comunicazione ha significato la presa di coscienza empirica e la denuncia fattuale di un problema: la rappresentazione televisiva del corpo delle donne.
Nell’intervista che vi proponiamo l’imprenditrice e consulente ci racconta il lavoro di monitoraggio e di montaggio da cui è nato ilcorpodelledonne. Questo film documento, che ha avuto grande successo sul web, mostra l’avvilente messa in scena di corpi femminili sempre più confinati alla funzione di cornice, o, per usare le parole di Lorella, di “grechina”.
Rappresentazione sociale. Comunità. Culture di gusto. Tutti concetti che sembrano mischiarsi all’interno del palinsesto televisivo italiano.
Quanto la tv riesce a costruirci?
Prima le nostre identità si formavano sulla base dell’esperienze vissute, ora siamo investiti da merci simboliche di massa che ci plasmano. Siamo anche noi prodotti della catena di montaggio?
Esiste una differenza tra vita vissuta e rappresentazione televisiva?
Piero Vereni, antropologo e ricercatore all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, descrive stereotipi e dieta mediale della tv che cambia con un preciso intento: eliminare la contrapposizione realtà vissuta vs realtà catodica che è diventato l’oggetto principale di critica al sistema mass mediale.
Piero Vereni, Identità catodiche, Meltemi, Roma 2008, 167 pp.Tweet
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