“Dire che qualcosa “diventa virale” generalmente significa che un contenuto è stato trasmesso e capillarmente condiviso. Leggi tutto »Tweet
“Dire che qualcosa “diventa virale” generalmente significa che un contenuto è stato trasmesso e capillarmente condiviso. Leggi tutto »Tweet
Terzo appuntamento a Milano il 7 e l’8 ottobre con il corso di specializzazione in tecniche non convenzionali di comunicazione e viralità, rivolto a consulenti e agenzie di comunicazione ma anche ai loro clienti che ne devono saper valutare il lavoro.
Dietro alla cattedra troveremo Alex Giordano e Mirko Pallera di NinjaMarketing, che introdurranno i concetti principali del marketing non-convenzionale, i modelli di progettazione dei contenuti, i segreti del seeding e le case-histories più significative.
Questo il programma completo, per maggiori informazioni e per iscriversi cliccare qui.Tweet
Dan Zarrella si è guadagnato il titolo di Social Media and Viral Marketing Scientist grazie a due pubblicazioni per O’Reilly, The Social Media Marketing Book e The Facebook Marketing Book, apparizioni sui principali quotidiani statunitensi, contributi alle più importanti conferenze di settore e molto altro.
Ultimamente le sue analisi si sono concentrate su Twitter e in particolare sul fenomeno dei ReTweet come indicatore privilegiato delle dinamiche di passaparola e di viralità online. Il risultato è un report di 22 pagine intitolato The science of ReTweets, scaricabile dal suo sito, il cui merito principale è quello di mettere in evidenza lo statuto autonomo del ReTweet rispetto ad altre tipologie di contenuto (i Tweet originali) e altri indicatori di influenza (i follower).
Prendendo in considerazione la misura del numero di retweet per il numero di follower (RTpF) scopriamo che utenti con pochi follower hanno la possibilità di contagiare un numero di seguaci anche maggiore rispetto ai loro colleghi più seguiti. Viceversa gli utenti che appaiono nei suggerimenti della homepage di Twitter spesso hanno più seguaci, ma i loro contenuti non sono altrettanto virali.

“Sei più influente di quanto pensi”. Questa è la frase con cui Fast Company descrive il suo “The Influence Project”, iniziativa che, ad uno sguardo poco attento, promette di misurare chi conta di più online. In verità, le cose non stanno esattamente così.
Iscriversi al progetto è facile: si inseriscono le proprie generalità (nome, cognome, email e una piccola biografia – oppure più velocemente ci si collega con l’account di Facebook) si fa l’upload di una foto e si riceve un link da condividere con la propria rete di contatti.
Cosa rende il passaparola “l’idea di marketing più affascinante degli ultimi tempi”, almeno secondo Philip Kotler?
Se ne discuterà domani all’Hotel Bernini Bristol di Roma nel corso del seminario Lancio di nuovi prodotti e brand attraverso Viral e Buzz Marketing, organizzato da Business International.
Gianluca Arnesano, autore di Viral Marketing e altre strategie di comunicazione innovativa e Stefano Vitta, General Manager di ZZUB.it, parleranno di WOMMI, l’associazione di cui fanno parte che riunisce i professionisti italiani del marketing per passaparola.
Tra le presentazioni di case histories di successo segnaliamo l’intervento di Erika Ferszt, Responsabile Media per Luxottica. Tweet